Vita nel borgo: è la scommessa del terzo millennio? Perché pare che si sia invertita la tendenza di abbandonare i piccoli borghi che negli ultimi anni si erano spopolati sempre più. Certo non si è completamente interrotta l’emorragia dei giovani verso la città o l’estero, soprattutto da Basilicata, Calabria, ma anche dal centro Italia e dalle zone montuose del Nord. Insomma dalle cosiddette Aree Interne che rappresentano oltre metà dei comuni italiani, ospitando meno di un quarto della popolazione ma occupando il 60% della superficie nazionale.
La rivincita dei piccoli borghi
Ma cosa sta riportando gente giovane e meno giovane a invertire la rotta e tornare indietro per far rivivere il proprio borgo? Progetti, che hanno attirato finanziamenti e gente, come quelli dei borghi di Sasso di Castalda e di Castelsaraceno, dove si è deciso di unire i lembi delle valli con ponti tibetani. Il primo, chiamato Ponte alla Luna permette di passeggiare sospesi per 300 metri a un’altezza di 120 dal torrente sottostante. Il secondo, con i suoi 586 metri di lunghezza è tra i ponti tibetani più lunghi del mondo e unisce due Parchi Nazionali, quello del Pollino e quello dell’Appennino lucano Val d’Agri Lagonegrese.

Risultato? Vengono da ogni parte e ogni giorno i ponti sono percorsi da tantissima gente. Tutto ciò ha comportato la riscoperta di borghi dimenticati e la rinascita della vita nei piccoli paesi. Ma soprattutto ha acceso l’entusiasmo delle persone: alcuni hanno aperto un B&B, come Borgo Manca Suite che prende il nome dal quartiere più caratteristico di Sasso di Castalda, altre un ristorante, una birreria, un bar. Altre ancora si costituiscono in cooperative per formare guide che accompagnino turisti italiani e stranieri alla scoperta del territorio.

Sono varie le proposte in tal senso. Come il sentiero delle 7 Pietre, che collega Castelmezzano e Pietrapertosa, i paesi più alti della Basilicata. Si tratta di un progetto che recupera un’antica via contadina e si sviluppa sulle tracce della leggenda delle streghe lucane. I più avventurosi invece si sfidano nel Volo dell’Angelo lanciandosi in un viaggio tra cielo e terra agganciati a un cavo d’acciaio sospeso tra le due località.
Sempre in terra lucana suggeriamo di raggiungere Montescaglioso: qui non c’è nulla di avventuroso ma il borgo attira chi ama cultura e arte. Sulla sua sommità custodisce uno dei monumenti più importanti della regione, l’Abbazia dell’XI secolo che ha dato origine all’abitato, con due chiostri rinascimentali, la biblioteca dell’Abate affrescata nel XVII secolo e le celle monastiche. Approfittate di questo periodo per organizzare una gita in paese per assistere al Carnevale Montese, uno dei più famosi tra quelli lucani, con le sfilate delle maschere tipiche della tradizione e dei carri di cartapesta che si svolgono il Martedì Grasso.

Cultura e archeologia a Sepino, in provincia di Campobasso, dove sono riusciti a portare ogni anno migliaia di turisti per visitare il parco archeologico dell’antica città romana di Saepinum, perfettamente conservata. Nel parco si può passeggiare anche con il proprio amico a 4 zampe, tra il foro e i resti degli edifici pubblici, tre delle quattro porte d’accesso, le terme, la Basilica con il colonnato, il teatro, le case e un mulino che emergono tra scenari incontaminati.

Insomma la gente ha smesso di scappare e ci sono ragazzi che stanno tornando a coltivare, che hanno ripreso la pastorizia, che puntano a produrre olio e vino di qualità. Oppure che decidono di tornare per far attecchire nuove idee come i fratelli Giuliano e Domenico che dai loro viaggi all’estero hanno portato una ventata di novità con le loro cupole geodetiche collocate al limite del Bosco di Montepiano e affacciate sulla valle in cui sorge Accettura, in provincia di Matera. Il loro Aura Glamping consente di vivere questo angolo non ancora troppo battuto della Basilicata in modo slow ed ecologico attirando chi vuole trascorrere una vacanza a stretto contatto con la natura.

A Calcata, borgo arroccato su una rupe di tufo in provincia di Viterbo, che ha rischiato addirittura di essere raso al suolo dopo essere stata abbandonato, il progetto di rinascita si deve a due sorelle. Guendalina e Consuelo guidano un team tutto al femminile che hanno voluto chiamare Opera Calcata: ristorante e albergo diffuso che permettono a chi viene qui di vivere il luogo in prima persona tra silenzio e tanti gatti.
Ci sono poi i turisti stranieri che comprano case nel centro storico dei paesini. E questo a volte causa problemi come a Cagnano Varano sul Gargano, dove il cuore del borgo torna a vivere d’estate grazie agli stranieri che vi hanno acquistato le loro case di vacanza, ma le stesse rimangono disabitate per gran parte dell’anno.


Diverso l’approccio di Daniele Kihlgren, l’italo-svedese che all’inizio degli anni Duemila si è comprato un quinto del borgo medievale di Santo Stefano di Sessanio nel parco del Gran Sasso, e lo ha trasformato in un esclusivo hotel diffuso. L’ha chiamato Sextantio, dal toponimo del primo insediamento romano. E recuperato utilizzando materiali del posto, senza aggiungere nulla, senza modificare gli arredi, semplicemente riproponendo gli ambienti medievali, impreziositi da dettagli come i copriletti tessuti da artigiane locali. Poi Kihlgren ha esportato il modello Sextantio anche a Matera dove ha ristrutturato dimore di pastori e contadini che ha chiamato Grotte della Civita.

In Toscana, nella verde Garfagnana, un borgo completamente recuperato ospita un affascinante progetto di ospitalità diffusa. Si chiamava Soccolognora, venne abbandonato a causa dell’emigrazione dei suoi cittadini verso l’Inghilterra ed è rinato come Borgo Giusto, dal nome di Ettore Giusti, capostipite della famiglia che lo abitò per prima. Da Borgo Giusto partono diversi sentieri che conducono tra i fitti boschi ai paesi vicini come Borgo a Mezzano dove si può percorrere a piedi il famoso Ponte del Diavolo.

Ma un borgo può diventare famoso anche per un progetto pop come quello ideato dall’architetto Roberto Campa per Casamassella, frazione di Uggiano La Chiesa a due passi da Otranto. “Casamassella Pop” è un’iniziativa di marketing territoriale che punta a portare in tutto il mondo il nome del borgo attraverso le lenti blu degli occhiali arancioni che vengono indossati da anonimi e famosi, i cui ritratti poi vengono esposti e veicolati in giro, in uno slancio pop alla Andy Warhol!













