Quando cominciamo a scendere da Casa Tolentino verso corso Vittorio Emanuele per raggiungere i Quartieri Spagnoli, la luce del tiepido sole del pomeriggio invernale si riflette sulle pareti degli edifici in tufo giallo che sembrano assorbirne i raggi.

Nel dedalo di vicoli e piazzette

Ci accompagna Giuseppe Maienza, responsabile dell’organizzazione degli eventi di Casa Tolentino che ci ospita e di cui vi parliamo in #sognidoro, nonché anima dell’associazione Quartieri Spagnoli. Sarà lui a raccontarci questo rione della città.

Quartieri Spagnoli

In realtà i Quartieri Spagnoli non esistono perché ciò che si definisce così è l’insieme dei rioni confinanti, San Ferdinando, Montecalvario e Avvocata, che sono delimitati da via Toledo in basso e corso Vittorio Emanuele in alto. Sono stati chiamati così perché nel 1536 il viceré spagnolo don Pedro de Toledo fece edificare case e palazzi per le sue truppe ma anche per le famiglie nobili che lo seguirono a Napoli. E l’ordine di importanza degli edifici si delinea partendo dalla vicinanza al Palazzo Reale. Dunque quelli più antichi e imponenti sono proprio a ridosso di via Toledo.

Quartieri Spagnoli

Peppe poi ci fa notare un altro particolare interessante: molte vie hanno nomi che rimandano a frutti e piante. Qui, infatti, prima del barrio-quartel, insediamento di tipo militare e residenziale insieme, c’era tanto verde poi completamente fagocitato e sostituito dalle case che si estendono fino a corso Vittorio Emanuele, che è frutto della metà dell’800 e fu realizzato letteralmente sopra le dimore preesistenti che sono ancora lì sotto come una sorta di spettri dalle fondamenta di pietra.

Quartieri Spagnoli

Addentrandosi tra vicoli e piazzette si cammina e si inciampa nella storia ma anche nelle piccole storie di questa Napoli verace. Ci rapisce quella di Eleonora de Fonseca Pimentel: ci fermiamo davanti al grande portone del suo palazzo e immaginiamo il momento in cui venne portata via per essere giustiziata tra i patrioti della Repubblica partenopea del 1799.

Quartieri Spagnoli

Altro androne, quello di un palazzo popolare. A Napoli una figura fondamentale in questi edifici così densamente e spesso disordinatamente abitati è quella del portinaio o portiere, che non è solo colui che si occupa dell’immobile che gli è stato affidato, ma rappresenta per tutti i condomini un punto di riferimento. Un ruolo così di spicco da meritarsi onori anche al cinema e alla tv. Il più famoso è sicuramente Antonio Bonocore, interpretato dal grande Totò ne La banda degli onesti del 1956. Spostandoci nel mondo delle soap, protagonista è il portiere di Palazzo Palladini Raffaele Giordano nella serie Un posto al sole, interpretato da Patrizio Rispo.

Quartieri SpagnoliNonostante ciò che a prima vista può sembrare Napoli, con tutte le sue contraddizioni e i suoi aspetti spesso antitetici, è la città dell’equilibrio. Questa parola torna spesso nei discorsi di Peppe, accompagnata da pensieri sulla possibilità di trovare stimoli e soprattutto di credere che un’alternativa esiste sempre.

Alzando lo sguardo poi ci si accorge che è tutta una questione di equilibri tra sacro e profano, tra edicole votive e stendini in ogni angolo, in cui esiguo è lo spazio tanto che auto, motorini e bancarelle di ogni tipo invadono le strade.

Questa parte di Napoli ha anticipato il concetto degli attuali grandi centri commerciali e tutto è in mostra e in vendita per strada, perfino i materassi.Quartieri Spagnoli

Quartieri Spagnoli

Quindi si cammina districandosi tra motorini e auto che schizzano a velocità sostenuta e gente affacciata dal proprio “basso”, abitazione del piano terra a livello strada. Da sempre simbolo di promiscuità e di inscindibile legame tra cibo e prostituzione: ne hanno parlato grandi scrittori come Curzio Malaparte raccontando l’occupazione americana ma, ci assicura la nostra guida, che bassi e alcune strade del quartiere lo sono da sempre sin da quando truppe e nobili spagnoli si acquartierarono nella zona.

Quartieri Spagnoli

Quartieri Spagnoli

Oggi molti sono stati “riconvertiti” come O’ Vascio e Nunziatina, uno dei bassi caratteristici in vico Lungo Gelso, trasformato in home restaurant: entriamo a conoscerla e a visitare il suo regno dove cucina e letto sono a vista e le pareti ricoperte di cimeli, dal tariffario delle prostitute del dopoguerra alla prima pagina del Corriere dello Sport dello scudetto del Napoli. L’esperienza di una cena va fatta perché insieme alle pietanze della tradizione Nunzia Rivetti mette in tavola le tante storie che racconta tra una portata e l’altra, intrecciate con i ricordi d’infanzia.

Non ci sono chiese dedicate a grandi santi eppure il sacro in queste strade si percepisce ovunque ed esplode nei pressi della chiesa di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe con il culto della Sedia della Fertilità, un vero e proprio santuario in mezzo ai vicoli. In quella che fu la casa della santa si recano coloro che chiedono la grazia di un figlio e le pareti della piccola sala dove c’è la statua della santa sono tappezzate di bavaglini e fiocchi rosa e azzurri. Nella sala accanto, invece, c’è la sua sedia: chi desidera avere un figlio, si siede lì, abbraccia la reliquia e chiede la grazia.

Quartieri Spagnoli

I racconti di Peppe ci hanno letteralmente rapiti ma gradita arriva la proposta di andare a prendere un buon caffè. Il caffè a Napoli non è solo una bevanda, ma un rito che ruota intorno al mito della tazzulella. La tradizione del caffè a Napoli ha una pietra miliare che è la caffettiera, cuccumella in napoletano, resa immortale da Eduardo De Filippo in Questi fantasmi. La napoletana è stata col tempo rimpiazzata dalla moka, ma in molte case partenopee è ancora in piena attività.

Quartieri Spagnoli

Ma che sia a casa con moka o napoletana, o espresso al bar, è difficile sottrarsi all’invito ‘Nce pigliammo ‘nu cafè (beviamo un caffè). E noi ce lo siamo pigliato con Peppe nella versione proposta da Caffè Caldo Freddo (vico della Tofa 4) in uno dei vicoli che scendono verso via Toledo: una vera squisitezza, composta da caffè caldo sovrastato da una crema gelata di vaniglia e un tocco di cioccolato.

Riprendiamo il tour e arriviamo in un slargo creato dal tristemente famoso terremoto che devastò l’Irpinia il 23 novembre 1980. Molti crolli avvennero anche a Napoli e qui rimane qualche testimonianza di ciò.

Quartieri Spagnoli

Ma la ragione della nostra deviazione non è questa, bensì i due enormi murales che si fronteggiano nello spazio vuoto.
Ci dice Peppe che molti napoletani dei Quartieri hanno scoperto l’esistenza della straordinaria bellezza velata della Pudicizia, scultura di Antonio Corradini nella Cappella San Severo, grazie proprio all’opera che decora un condominio in via Emanuele De Deo realizzato dall’artista argentino Francisco Bosoletti.

Lo stesso pittore ha restaurato la testa di Diego Armando Maradona ritratto su un edificio a sei piani nel 1990 per festeggiare il secondo scudetto del Napoli. La gigantografia del Pibe de oro, ritratto in una posa da dribbling con la storica maglia Mars, fu disegnata da un giovane dei Quartieri Spagnoli, Mario Filardi, scomparso alcuni anni fa a Zurigo. Negli anni Maradona aveva perso la faccia a causa dell’apertura di una finestra abusiva sulla facciata, ma nel 2016 l’artista falegname Salvatore Iodice gliel’ha restituita attraverso un restauro finanziato dai residenti e sostenuto dal Comune che mise a disposizione un carrello elevatore per due giorni. E, sottolinea Peppe, da allora chi abita l’appartamento da grande tifoso del Napoli non apre mai quella finestra per non rovinare l’effetto del recupero.

Quartieri Spagnoli

Anche questo aiuta a rivalutare la zona, coinvolgendo cittadini e istituzioni, per un rilancio di tutti i Quartieri Spagnoli. Ne sono fermamente convinti i ragazzi di Casa Tolentino, e lo rimarca Peppe citando Dostoevskij: “senza bellezza non ci sarebbe nulla da fare al mondo”. Ma bisogna insegnare alle persone a riconoscerla per poterla far poi rispettare. Per cui è fondamentale l’esercizio quotidiano della bellezza con un’azione seria e costante lavorando al servizio degli altri e impegnandosi a crearla per quanto sia faticoso. Questo si ripromette di fare Quartieri Spagnoli (www.quartierispagnoli.org), un’associazione nata dall’idea di Salvatore Iodice, Fabio Zizolfi e Giuseppe Maienza per riscattare queste zone simbolo della napoletanità.

Quartieri Spagnoli

Il processo di riqualificazione passa anche per la restituzione di spazi pubblici ai residenti. Così piazze fino a poco tempo fa invase dalle auto come largo Barracche e Piazzetta Trinità degli Spagnoli, oggi ospitano rispettivamente due lampioni totem stilizzati dalla forma di bambino e bambina e tre alberi che rimandano ai boschi che anticamente ricoprivano la zona.

Tornando ai murales sulle case, se protagonista indiscusso rimane Maradona, un posto di rilievo lo ha pure il gigante buono Carlo Pedersoli, napoletano doc e meglio conosciuto come Bud Spencer. Molto interessanti i lavori del duo napoletano Cyop&Kaf, che hanno trasformato gli scenari urbani partenopei in un grande racconto in cui protagoniste sono figure umane e mitologiche. Oltre 200 le opere sparse tra vicoli e viuzze da scoprire da soli quasi perdendosi oppure guidati da chi come Peppe spiega il come e il perché della nascita di certe immagini sul muro di un basso o sulla saracinesca di un garage.

Quartieri Spagnoli

Scendiamo in via Toledo o via Roma come la chiamano i napoletani: sembra un’altra Napoli. Tanto via vai di gente, vetrine illuminate e grandi palazzi. E pensare che un’altissima percentuale delle persone che passeggiano sul corso pedonale che conduce fino al Palazzo Reale non si sono mai addentrate nel dedalo delle strade che noi abbiamo percorso sinora.

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