Rotta a Sud, destinazione Cilento

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Rotta a Sud. Il silenzio, il profumo del mare, i paesaggi accesi dal sole. Visitare il Sud del Cilento fuori stagione è un’opportunità per scoprire il piacere di una vita lenta e semplice. L’area compresa tra San Giovanni a Piro e Sapri, ultimo lembo della Campania, è un paradiso appartato ma non isolato dal mondo con un tocco internazionale. Qui, a Bosco frazione di San Giovanni a Piro, ha vissuto il pittore spagnolo Josè Ortega, ma precedentemente in queste zone sono passati Greci, Romani, Bizantini, Longobardi, Normanni, Angioini e Aragonesi, tutti incantati dalla bellezza mozzafiato del Golfo di Policastro.

Rotta tra San Giovanni a Piro, Bosco e Scario

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Presenze sedimentate nella rotta e nella storia dei luoghi. A cominciare da quella del borgo ribelle di Bosco, che da un lato guarda il mare e dall’altro è protetto dal massiccio dolomitico del Monte Bulgheria. I fieri abitanti hanno tenuto testa a tutti, anche al tirannico potere borbonico che li punì con una dura repressione. Nel giugno 1828 il paese venne completamente raso al suolo, dato alle fiamme per ben tre volte per ordine del generale Del Carretto e cancellato per sempre dall’Albo dei Comuni.

Fu questo il principale motivo per cui fu scelto da Ortega come proprio paese dell’anima e per trascorrervi gli ultimi vent’anni della sua vita. A richiamare alla memoria i moti è il grande murale su piastrelle di ceramica materana realizzato dal pittore spagnolo, collocato all’ingresso del paese appena sopra il corso sotterraneo della sorgente Sambuco e conosciuto come la “Guernica cilentana”.

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A Casa Ortega ogni estate soggiornano sua moglie Dina e il figlio Xuan mentre un ricco patrimonio pittorico è custodito nelle sale del Museo Ortega a lui dedicato. Abbiamo ammirato l’esposizione pittorica, che si sviluppa su tre piani e ripercorre il pensiero e il percorso artistico del pintor, ben sintetizzato dalle dieci litografie del “Decalogo della democrazia” e dai dieci pannelli in cartapesta che raccontano la drammaticità della guerra civile.

Ma soprattutto abbiamo avuto modo di visitare la sua casa grazie all’intercessione di Cesare Siboni con il dottor Nicola Cobucci che ne custodisce le chiavi. Cesare, pittore anche lui, insieme a Isabella Gregorio e alle loro meravigliose figliolette Rachele e Giulia, ci ha accolto a Bosco nello scenario incantato de Il Rifugio del Contadino.

Casa Ortega fu costruita utilizzando esclusivamente materiali poveri, come cotto e cemento per il pavimento e maioliche per testate di letti e divani in muratura. Ai piedi della scala che porta al piano superiore c’è la scultura di una Madonna col Cristo Deposto e sulla scrivania della grande stanza illuminata dai finestroni posti in alto è poggiato il libro su Simon Bolivar, realizzato con il governo boliviano e con la prefazione di Sandro Pertini.

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Al secondo piano si trovano la stanza da letto e un salottino realizzati e arredati dall’artista. Scendendo nel sotterraneo c’è il laboratorio di Ortega con vecchi stampi, cornici, foto e disegni. Casa Ortega dialoga con chi la visita riempiendone lo sguardo di bellezza con il suo animo semplice ammantato dell’anelito alla libertà del ‘pintor de La Mancha’.

A San Giovanni a Piro invece la chicca è il Cenobio di San Giovanni Battista, fondato intorno all’anno Mille da monaci bizantini provenienti dall’Epiro. A questa Abbadia apparteneva la celebre stauroteca, una piccola croce pettorale in oro decorata su entrambe le facce con smalti policromi, oggi nel Duomo di Gaeta. Il Cenobio ebbe grande autonomia giurisdizionale e fu uno dei più fiorenti della zona nonché uno dei pochi a conservare la Chiesa e la torre merlata, alta circa 15 metri ed eretta a scopo di difesa e di avvistamento sul mare.

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A proposito di mare, nella rotta verso la Costa della Masseta si può approdare solo in barca negli angoli più segreti salpando dall’elegante borgo marinaro di Scario dalle abitazioni pastello che si affacciano sul lungomare tra il Campanile dell’Immacolata e il Rione Sant’Anna.

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Poco oltre si sviluppa la costa, con un susseguirsi ininterrotto di spiagge, insenature e piccoli anfratti nascosti tra gli scogli dove si libra in volo ‘u zifaro, più grosso del tradizionale gabbiano e di colore grigiastro. Nelle pareti rocciose le grotte carsiche sono state abitate fin dalla preistoria: nella Grotta della Molara sono stati rinvenute selci scheggiate, ossa di animali e la mandibola di un bambino neanderthaliano.

Tra i boschi che incombono sul paese si erge il Santuario di Maria Santissima di Pietrasanta: costruito verso il 1200 dai monaci bizantini, si presenta oggi come un suggestivo complesso religioso, sospeso su uno sperone roccioso. A poca distanza c’è il Pianoro di Ciolandrea, una terrazza che strapiomba sul mare tra i profumi e i colori della macchia mediterranea e le torri costiere di avvistamento e di difesa costruite tra il XVI e il XVII secolo contro le incursioni saracene.

Incontaminato e selvaggio, questo tratto di costa sulla rotta a sud si estende per 20.000 metri quadrati tra Scario e Camerota ed è tutelato dal FAI a cui fu donato da Fiamma Petrilli Pintacuda e attualmente gestito da Sebastiano Petrilli, proprietario di Locanda San Fantino dove abbiamo soggiornato con Otto.

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San Giovanni a Piro è abbracciato da una parte dal Santuario e dall’altra dal Monte Bulgheria che con suoi 1225 metri di altezza domina il Golfo di Policastro. La sua sagoma è stata scolpita da Ortega in una pietra collocata nel centro della piazza a lui dedicata sul retro della sua abitazione che richiama lo stile caratteristico delle case della Mancia, la terra natale dell’artista.

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Comments

  1. Abbagliata, catturata, innamorata di Policastro 😍 Cosa avete provato voi lì?

  2. La vista sul Golfo è un sogno ma anche il mare cristallino è meraviglioso! Il primo giorno clima perfetto per un tuffo o un giro in barca ma non avevamo portato con noi i costumi da bagno e poi… come ci sta abituando questa pazza primavera ha piovuto un po’ e l’aria si è rinfrescata. Ma la poesia non si è persa!

  3. Dalla prossima volta allora aggiungere costume al bagaglio, qualunque sia la stagione, ché non si sa mai 😉…

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