mercoledì, Agosto 10, 2022

Viterbo la Città dei Papi

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Viterbo è una città che affascina perché percorrendo il suo centro sembra di passeggiare tra le pagine di un libro di storia: logge fiorite, archi ribassati, archi a sesto acuto, scale che conducono al balcone di accesso chiamate “profferli”, viuzze e palazzi, tutto riconduce al Medioevo.

La capitale della Tuscia romana

E il Quartiere San Pellegrino, cuore medievale della cittadina, è uno dei meglio conservati d’Europa nonostante i bombardamenti che la capitale della Tuscia romana subì durante la Seconda Guerra Mondiale. La chiesa che dà il nome al quartiere fu costruita nella prima metà dell’XI secolo ma la facciata è stata ricostruita alla fine del XIX secolo proprio perché l’originale andò distrutta dalle bombe.

Viterbo

Si è ben conservato invece Palazzo degli Alessandri che venne costruito agli inizi del XIII secolo e si sviluppa come una struttura a tre piani in cui è possibile vedere un particolare profferlo che non si sviluppa all’esterno dell’edificio, ma all’interno delle mura perimetrali, decorando il parapetto con un disegno a stella di diamante.

Viterbo

Ma perché Viterbo è definita Città dei Papi? Per oltre 20 anni vi risiedettero i Papi e da qui deriva questa definizione che divide con Roma e Avignone, città della Provenza che ospitò per un periodo limitato la sede pontificia. Il Palazzo dei Papi fu fatto costruire tra il 1255 e il 1266 dal Capitano del Popolo Raniero Gatti per ospitare i pontefici romani che trasformarono Viterbo in una “Piccola Roma”. E qui dal 1257, quando divenne la nuova sede papale fino al 1281, vennero eletti ben cinque Papi.

Viterbo

La città conserva un assetto monumentale tra i più importanti del Lazio entro le sue possenti mura merlate e turrite in cui si aprono sette porte. Un vero peccato che per ammirare i palazzi aristocratici, le chiese, le torri slanciate e le eleganti fontane in peperino, la tipica pietra delle costruzioni viterbesi, bisogna effettuare continui slalom tra le auto in sosta e in transito.

Certo ciò riporta bruscamente alla realtà ma l’atmosfera torna magica al cospetto della loggia dalla quale papa Gregorio X si presentò per benedire la folla nel 1271 che si conserva ancora oggi così com’era!
Questa elegante loggia ad arcatelle gotiche affianca il Palazzo dei Papi e offre un eccezionale panorama su Viterbo e sulle valli circostanti fino al lontano monte Amiata.

Viterbo

Viterbo

All’edificio si accede salendo un’ampia scalinata che precede la facciata merlata, aperta da bifore, mentre al centro della loggia troneggia una fontana quattrocentesca.

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Di fronte si stagliano la cattedrale dedicata a San Lorenzo, eretta nel XII secolo, più volte rimaneggiata e fiancheggiata dal campanile trecentesco a fasce bicrome e la casa di Valentino della Pagnotta, bell’esempio di abitazione signorile quattrocentesca.

Viterbo

Ma Viterbo, prima ancora che Città dei Papi, è stata capitale etrusca. Nei pressi del Duomo sono ancora visibili resti di mura etrusche e moltissimi ruderi di sontuosi edifici termali e ville sono sparsi dove correva il primo tracciato della Cassia.

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La città raggiunse grande importanza nel XIII secolo quando, grazie alla sua posizione strategica sulla consolare Cassia, seppe destreggiarsi abilmente tra il Papato e l’Impero, patteggiando ora per l’uno ora per l’altro. Si liberò dal giogo dell’Imperatore Federico II, opponendosi alla potenza militare con il coraggio dei suoi abitanti e in particolare con il cardinale Raniero Capocci e la straordinaria fede della fanciulla Rosa, attuale Santa Patrona, l’eroina popolare morta diciottenne nel 1251.
I viterbesi conservano per la loro Santa una grande devozione, che tocca il culmine nella serata del 3 settembre con il tradizionale trasporto della Macchina di Santa Rosa, l’enorme campanile splendente di luce.

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In Piazza del Plebiscito si erge con il suo porticato il quattrocentesco Palazzo dei Priori, che ospita Municipio e Museo Civico. Se non avete tempo di visitarlo entrate nel bel cortile interno e affacciatevi dalla balaustra da cui si gode un’ampia vista sulla valle di Faul.

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Un arco unisce l’edificio del Comune al Palazzo del Podestà, di origine medievale ma ampiamente rimaneggiato, sormontato da una torre alta 44 metri. Sulla piazza l’altro monumento notevole è la chiesa di Sant’Angelo in Spatha, di fondazione romanica, la cui facciata ingloba una copia di un sarcofago etrusco-romano in marmo bianco.

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Nell’originale, conservato nel Museo Civico, è sepolta la Bella Galiana, una nobildonna vissuta a Viterbo nel 1135. La tradizione racconta che fosse una bellissima fanciulla dalla carnagione bianca e quasi trasparente che venne offerta in sacrificio per liberare Viterbo dal terribile obbligo di sangue nei confronti di una scrofa venerata in città. Quando l’animale stava per divorarla sbucò un leone che uccise la bestia e salvò la giovane. L’accaduto e la bellezza di Galiana condussero a Viterbo un nobile romano che si innamorò della donna e la chiese in moglie.

Al suo rifiuto assediò la città e a questo punto la storia ha tre finali. Nel primo il padre non potendo più resistere uccise la figlia e ne gettò il corpo dalla torre piuttosto che cederla agli assalitori. Il secondo racconta che il nobile chiese di poter vedere Galiana un’ultima volta dalla torre per poi tornare nella sua città, ma accolta la richiesta la fanciulla fu uccisa da una freccia. I Viterbesi inferociti uscirono dalle mura e misero in fuga l’esercito assalitore. Una terza versione narra che il nobile, vista la fanciulla amata per l’ultima volta, si ritirò con le sue truppe come promesso.

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Affascinati da queste antiche storie abbiamo proseguito il nostro giro dirigendoci verso Piazza della Morte, uno spazio triangolare dove si può ammirare una delle cinque fontane dalla tipica forma a fuso, che non ha riscontri in nessun’altro paese d’Italia. Perché questa piazza si chiama così? Il nome deriva dalla chiesa che è stata ricostruita dopo essere stata distrutta dai bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale.

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A proposito di fontane, Viterbo è chiamata anche la città delle fontane. La più antica è la Fontana Grande che risale all’inizio del Duecento ed è alimentata dalle acque di un acquedotto romano.

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Una delle più conosciute è la fontana delle Erbe, conosciuta come fontana di Santo Stefano: risale al XVII secolo e, sulla sommità, riporta il leone, uno dei simboli cittadini presenti anche nello stemma di Viterbo e nella leggenda della Bella Galiana.

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Rosalia
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Comments

  1. Sulle auto che spuntano o potrebbero spuntare mi limito a dire che non capisco come facciano a Firenze a circolare con turisti che saltano fuori ad ogni angolo, alla fine sia che cammini o guidi diventa un fastidio doppio.
    Ma con città così i fastidi durano cinque minuti, loro vincono sempre su qualsiasi modernità, e credo sottolineino quanto è importante riannodare i fili con le storie degli antichi, come fa Cristoforo Gorno nelle sue Cronache dal Mito su Raiplay, ti aiuta a sentire proprio i passi e i rumori come se le mura li avessero registrati.
    Davvero impressionante quanta storia/dettagli/persone/paesaggi ci siano in una terra sola…
    Gli stemmi del Palazzo del Podestà, in una foto nel punto a metà della storia di Galiana, sembrano formare la figura di un guerriero…

  2. Un lembo d’Italia dove la storia sussurra da ogni angolo, anfratto, rupe e mura delle città: abbiamo voluto concludere con Viterbo il nostro giro e il nostro racconto sulla Tuscia, ma già anticipiamo che non è affatto finita qui! 😉

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