Paolo Belloni. Il richiamo della foresta

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Giardini di Pomona

Il rapporto dell’ex fotografo Paolo Belloni con la terra pugliese ha radici profonde. Lui, lombardo, ha con la campagna nel cuore della Valle d’Itria, fra Cisternino e Locorotondo, un dialogo serrato e vibrante nato un po’ per caso, grazie all’amore per la Natura. La sua associazione operava già dal 1993 a Milano e si occupava della divulgazione e del recupero della biodiversità. Poi, nel 2004, grazie ai consigli della sua compagna Martine, è arrivato in Puglia con un obiettivo preciso: la valorizzazione del fico di cui il conservatorio possiede, tra le 350 piantate, ben 172 varietà pugliesi.

Sono dieci gli ettari di terreno coltivato di cui Paolo conosce ogni palpito dei tronchi, ogni respiro delle foglie, là dove la luce si imperla o dove, sotto il manto di terriccio che ricopre il terreno, si celano piccoli, grandi tesori.
Le oltre 1000 cultivar di fruttifere arboree presenti nei Giardini di Pomona – spiega – sono quelle costituite anteriormente al 1950, anno che segna il passaggio dalla agricoltura tradizionale a quella meccanizzata. E poi continua con passione sottolineando che la natura è attrattiva perché non è mai identica a se stessa: non c’è foglia di ulivo uguale a un’altra o fiore o ramo…
Siamo qui per una visita guidata, ma non escludiamo in futuro di soggiornare in uno dei trulli situati tra le meraviglie del conservatorio. Infatti, da quest’anno tra il verde dei giardini è sorto un agriturismo che permette agli ospiti di vivere appieno l’incanto dei luoghi. E di poter provare, almeno in parte, le emozioni raccontate da Belloni: “Calpestando i sentieri e ascoltando i rumori tra la vegetazione, osservo gli alberi che si contendono, come gli uomini, terra e luce”. Per comprendere ciò che ci dice basta guardare il grande fragno che troneggia sul grande slargo che ospita il labirinto di lavanda che circonda la pianta di kaki, figlia di un esemplare sopravvissuto al bombardamento di Nagasaki, conservata qui affinché trasmetta un messaggio di pace e speranza. Intorno si è creato uno spazio privo di altre piante dove solo il grande albero può espandersi e catturare i raggi vitali.
Nel boschetto di pini prospiciente la grande casa ci sediamo e comincia l’intervista.

Tra le 1000 varietà di alberi da frutto sono ben 350 quelle di Ficus carica o fico, la più grande collezione d’Europa. Come mai proprio la pianta di fico?
Il fico è un frutto strategico nell’alimentazione umana. Innanzitutto è buono ed è davvero difficile trovare qualcuno a cui non piaccia. Poi è molto energetico e non deve essere mai trattato perché la sua pianta è rustica e facile e cresce ovunque, anche molto vicino al mare, non temendone la salsedine. Resiste anche ai freddi fino a -14 gradi e a tutte le malattie. In più è molto generosa e i suoi frutti hanno qualità e salutistiche superiori a tanti altri. Basti pensare che contiene il doppio del potassio delle banane.
Già ci ha convinto. Ma non è finita qui.
Perché Belloni aggiunge: la pianta del fico viene impollinata naturalmente attraverso un insetto molto simile alle api. Esistono solo altre due piante che vengono impollinate così: il caco e il banano. Inoltre è nella lista delle 27 piante antitumorali, ricco di fibre e zuccheri buoni e si può consumare anche dopo la stagione di raccolta seccandolo al sole o con altri metodi conservativi che cambiano di latitudine in latitudine. Personalmente frullo i fichi e produco il “cuoio”: un rotolo di fichi seccati al sole che poi viene tagliato a striscioline e sciolto in bocca alla pari della liquirizia.
Cos’altro dire su questo frutto così versatile?
Che sicuramente è la prima pianta coltivata dall’uomo, prima ancora della vite e del frumento. Ed era anche la pianta sacra per i pastori in quanto se tagliati o spezzati dai rami sgorga latte. Inoltre il lattice, sostanza caustica, veniva utilizzato come rimedio per le verruche.
Conclude raccontando un aneddoto sul brogiotto nero africano, un fico originario del continente nero. Si narra che Catone lo mostrasse a Roma dicendo che era stato raccolto tre giorni prima a Cartagine. Il fatto che fosse giunto a Roma in soli tre giorni dimostrava quanto la potente città africana fosse troppo vicina. Da cui la sentenza “Carthago delenda est”: insomma Cartagine fu distrutta dai romani per un fico.

Nel frattempo penso che anche il frutto del peccato originale in realtà non era una mela ma un fico ed è rappresentato come tale in alcuni capolavori alto medievali nonché da Michelangelo. Potere di questo frutto così amato da Paolo Belloni che non vede l’ora di mostrarci la sua collezione. E di darci il suo benvenuto a Pomona, l’associazione che prende il nome dalla dea latina protettrice di orti e frutteti e che ha lo scopo di valorizzare la diversità e di tramandare la più variegata gamma di sapori. Come? Con un sistema di coltivazione sperimentale che si occupa della vitalità del suolo, evitando l’uso di diserbanti, fertilizzanti e pesticidi chimici, insieme a una banca di patrimoni genetici contenenti elementi di rusticità che potrebbero tornarci utili nei cambiamenti climatici futuri.
La nostra passeggiata comincia con Paolo che descrive pianta per pianta le tante varietà di agrumi, mele, mandorle, uve, ciliegie, cachi, albicocche, susine, pistacchi, kiwi, nocciole. E anche camminando tra gli alberi non smette di raccontare divertenti storie come quella degli agrumi chiamati “pomi d’Adamo” e legata a Cosimo III de Medici che utilizzava questa variante portoghese per meravigliare i suoi ospiti oppure quella della pesca tabacchiera, particolarmente dolce e succosa, che nella forma ricorda le confezioni di foglie di bergamotto in cui veniva confezionato il tabacco da fiuto. O, ancora, quella dell’api etoilè, mela a forma di stella che si conserva molto a lungo, dono natalizio per i bimbi francesi fino a poco tempo fa. Interessante, poi, scoprire che le piante di agrumi non vengono protette d’inverno per valutare la resistenza al freddo e che il giacinto d’acqua viene coltivato su un pozzo collegato a una cisterna per non far evaporare l’acqua al forte sole di Puglia.
Si giunge così al labirinto composto da 596 piantine di profumatissima lavanda, che rappresenta il raggiungimento della pace nel mondo e che come dice Paolo “è un percorso lungo e tortuoso”: lo si percorre tutti insieme in silenzio fino al “kaki di Nagasaki“, ovvero un seme di una particolare varietà di albero di kaki che è riuscito a sopravvivere al bombardamento di Nagasaki del 1945 e che è diventato il simbolo della rinascita della vita e della speranza. Piantato qui il 24 aprile del 2012, Belloni ricorda che è arrivato dal Giappone con ben due manuali, uno per il trapianto e i suggerimenti per il materiale occorrente da usare e l’altro con i rimedi da adottare nel caso di mancata germogliazione e tutte le precauzioni da prendere per una buona crescita della pianta, insieme ad alcuni consigli da rispettare per la realizzazione della targa da porre di fianco all’albero.
L’ultimo progetto di Belloni è invece quello di creare a Pomona una foresta alimentare secondo la lezione rubata alla natura stessa e cioè che selvatico e domestico dimorano fianco a fianco, perché “la garanzia di sopravvivenza è la complessità”, restando fedeli al principio che se la lasci lavorare, la natura arriva sempre a creare una foresta.
Un principio già noto al naturalista americano John Muir (1838-1914), uno dei primi a dedicarsi alla salvaguardia della natura che asseriva: “La via più trasparente per entrare nell’Universo è una foresta selvaggia”. Perché è qui che sono presenti l’umano e il divino, il sacro e il profano, la fiaba e il realismo, il passato e il futuro. Ed è qui che si specchiano le nostre paure più profonde e le gioie più intense: l’es e l’ego. Qualcuno ha paragonato la foresta a una cattedrale, Paolo Belloni pensa semplicemente che possa essere la chiave di volta del nostro futuro. Per cui come resistere a un tale richiamo della foresta?

Per la visita dei giardini di Pomona è necessario chiamare i numeri +39 333 3670653 / +39 080 4317806, oppure scrivere a info@igiardinidipomona.it e attendere la conferma della disponibilità. Una guida ti accompagnerà alla scoperta di tutta la ricca biodiversità presente nei giardini. Sono disponibili guide, oltre che in italiano, in inglese, francese, tedesco e spagnolo.
I giardini di Pomona sono visitabili tutto l’anno, tutti i giorni della settimana tranne il martedì. La visita ai Giardini si svolge nelle ore diurne, solo su appuntamento e può durare fino a 120’. Puoi visitare I Giardini di Pomona senza l’ausilio di una guida, lasciando un contributo libero al conservatorio botanico.

I giardini di Pomona
Contrada Figazzano, 114 (in prossimità di Contrada Sisto) – Cisternino (Br)
Info: +39 080 4317806 – +39 333 3670653 – info@igiardinidipomona.it