Loches: dove eravamo rimasti? Avevamo promesso di tornarci dopo il nostro primo tour de France nella primavera del 2023 e in questo secondo giro organizzato in collaborazione con Explore France abbiamo inserito la tappa nella Cité royale con il proposito di visitarla per bene. Allora eravamo stati ospiti della contessa Guy de Mareüil e suo figlio Jeff presso Château Monastère de la Corroirie. Ed è proprio grazie a una cena prenotata nel borgo su suggerimento dei proprietari del castello-monastero riconvertito in hôtel de charme che abbiamo scoperto Loches.
Nel cuore della Touraine del sud
Base del nostro soggiorno questa volta è stato l’Hotel Ristorante Le George affacciato sul fiume Indre e ospitato in una ex stazione di posta ottocentesca: ci eravamo innamorati di questa struttura che prende il nome dalla scrittrice francese nota con lo pseudonimo di George Sand e avevamo già deciso che se fossimo tornati a Loches sarebbe stata la nostra scelta.
Ciò che non potevamo sapere è che proprio qui abbiamo conosciuto il nostro anfitrione Olivier Chable, Responsabile comunicazione e relazioni stampa dell’Ufficio del Turismo, che ci ha guidato nelle visite della cittadina dichiarata “Ville d’Art et d’Histoire” e “Plus Beau Détour de France” e dei suoi dintorni nelle magnifiche lande del dipartimento Indre-et-Loire, l’ex provincia reale della Touraine. Un’area che, nonostante i fasti del passato, è ancora poco battuta dal classico tour della Valle della Loira nonostante Loches sia una delle pochissime cittadelle medievali francesi a vantare ancora gran parte della cinta originale delle sue imponenti mura vantando un vero gioiello dell’architettura militare che racchiude 500 anni di storia: un complesso fortificato tra i meglio conservati di tutta la Francia, che unisce un mastio dell’XI secolo a una residenza reale rinascimentale.
La lauta cena, il buon vino e l’ottimo italiano di Olivier ci hanno consentito di trascorrere una splendida serata nell’accogliente saletta del ristorante del Le George con le vetrate affacciate sul fiume.
Al mattino, dopo l’abbondante colazione, abbiamo scalato proprio quelle mura per raggiungere la maestosa Porte Royale che permette l’ingresso alla Città Reale. Lasciato Otto presso l’hotel, in quanto soltanto il parco è accessibile ai 4 zampe di grossa taglia ma non gli interni, abbiamo incontrato la nostra guida Cécile che ci ha condotto attraverso i secoli di storia di questa città nella città frequentata nei secoli da rilevanti personaggi storici.

L’atmosfera sin da subito rapisce e immerge in epoca medievale. Quella in cui il borgo, completamente racchiuso da un’intatta cinta muraria lunga circa due chilometri, fu fatto edificare dal conte Folco III d’Angiò, detto Nerra o il Nero, vissuto tra il 970 e il 1040. Fu lui a ideare nell’XI secolo lo svettante Dongione, alto 37 metri e uno dei meglio conservati in Europa, affiancato da altre due torri erette successivamente. La visita agli spazi di questo torrione composto da più parti sovrapposte può essere supportata dall’HistoPad, un tablet che permette approfondimenti di realtà aumentata e animazioni che coinvolgono ancor di più il visitatore nell’atmosfera dei luoghi e del tempo.

Nei sotterranei, dove si trovano la prigione e la stanza delle torture, fu rinchiuso per 4 anni fino alla morte avvenuta nel 1508 il duca di Milano Ludovico Sforza, detto il Moro, fatto prigioniero dalle armate francesi di Luigi XII durante le guerre d’Italia. La sua cella racconta ancora della sua permanenza attraverso affreschi e iscrizioni che vi impresse durante la sua prigionia.

Il Logis du Roi, il palazzo reale, pur non avendo arredi originali dato che i castelli al tempo erano soprattutto avamposti militari che ospitavano i signori durante i loro spostamenti, accolse ben quattro re di Francia: Carlo VII, Luigi XI, Carlo VIII e Luigi XII. Ma anche la regina Anna di Bretagna e Agnès Sorel, l’amante preferita dal re Carlo VII a cui dette quattro figli.
La sua meravigliosa tomba si trova all’interno della splendida Collegiata di Sant’Orso, caratterizzata da un superbo portale scolpito in pietra policroma e da due torri con cupole piramidali a otto lati.

Mentre il castello ospita l‘Oratorio di Anna di Bretagna, una cappella intima, con le pareti sono scolpite con simboli a lei cari, tra cui gli ermellini e le cordeliere, e la terrazza dalla quale la regina era solita affacciarsi che domina la città fino all’immensa foresta demaniale di Loches.

Il pranzo presso La Belle Epoque, insieme a Olivier e al nostro Otto, ha separato i due momenti della visita dedicata a Loches tra Cité royale e Ville-Basse. Qui, seguendo i consigli di Olivier, abbiamo assaggiato un piatto tipico e molto gustoso a base di rognone, animelle di vitello e funghi immersi in una ricca salsa a base di panna e vino bianco che si chiama Beuchelle à la Tourangelle.
E se al mattino protagonisti della nostra visita sono stati il Logis Royal e il Dongione, nel pomeriggio abbiamo apprezzato la parte bassa d’impronta rinascimentale in cui spicca la Torre di Sant’Antonio con doppia funzione di campanile e torre di avvistamento. Della cinta muraria che cingeva questa parte della città rimangono soltanto le porte di accesso Corfeliers e Picois.
Altri gioielli della Loches bassa sono i palazzi nobiliari della Cancelleria e del Centauro con stupende sculture in bassorilievo sulle facciate e i due dipinti del Caravaggio custoditi nella Galleria Saint-Antoine. Le due tele attribuite al pittore sono “L’Ultima Cena di Emmaus” e “L’Incredulità di San Tommaso” e furono acquistate da Philippe de Béthune, grande mecenate e collezionista d’arte, direttamente e con regolare contratto.
La sera ci ha avvolto con un’atmosfera umida e pesante che ci ha dato la sensazione di poter viaggiare nel tempo tanto da pensare di poter incontrare uno dei famosi personaggi che sono passati da Loches. Come Richelieu che si racconta sia stato ospitato presso Château Monastère de la Corroirie quando venne in visita per incontrare il fratello monaco certosino e per sfuggire le turbolenze parigine. O l’esile figura della Pulzella d’Orleans, di cui una targa ricorda la tappa presso la Cité royale durante il suo viaggio tra Vaucouleurs e Chinon nel maggio del 1429 per incontrare Carlo VII e convincerlo a farsi incoronare a Reims. La cena presso Le P’tit Restau ci ha riportato alla realtà e i deliziosi piatti di Marie e il servizio caloroso di Matthieu ci hanno riconciliato con il mondo.
La giornata successiva ci ha regalato un meraviglioso sole primaverile e abbiamo seguito il consiglio di Olivier di fare un giro tra le bancarelle colorate e ricche di golosità del mercato che si svolge a Loches ogni mercoledì e sabato mattina ed è uno dei più grandi della Touraine.

E poi, prima di salutare questo borgo ormai entrato a far parte dei nostri luoghi del cuore, abbiamo passeggiato nel verde del Jardin Public fra alberi secolari, aiuole, giochi d’acqua e il grazioso palco per la musica ammirando l’eccezionale vista panoramica sulla Cité royale.
In collaborazione con Explore France, Loches Val de Loire





































Oltre che bello, noto che è anche tutto ben conservato. Leggendo pensavo a quanto è ricco il mondo intero, veramente uno scrigno di tesori. Il mio cuore è per l’Italia, però credo che questo non m’impedisca di apprezzare tutto quello che è differente da lei per storia, caratteristiche o espressione culturale. Al contrario mi sprona ancor di più a ricercare le differenze, nel senso che se tutti i paesi hanno bellezze uniche, allora anche il nostro le ha.
Bellezze, naturellment, anche di tipo canino: Otto ha trovato il modo di distinguersi? Nella foto sul verde sembra in versione più “bassotta”… 😂
Cara Patrizia nella Citè Royale di Loches c’è più di un tocco d’Italia: Anna di Bretagna, per due volte regina di Francia in quanto sposò due re, volle far inserire elementi del Rinascimento italiano come il loggiato a tre arcate, noto come la loggia, che si affaccia sui meravigliosi giardini e sulla città ed è una delle primissime espressioni dell’influenza del Rinascimento italiano nella Valle della Loira.