Chambéry, città ricca d’arte e cultura della Savoia, ha conservato la sua atmosfera d’antan soprattutto nel quartiere medievale che è rimasto tal quale da 500 anni a questa parte. Di questo centro storico è parte integrante il labirinto di passaggi coperti chiamati allées che si sviluppano sotto e tra le case e che formano una rete di ben 5 chilometri.
La capitale del Ducato di Savoia
In quella che è stata la capitale del Ducato di Savoia fino al 1562 ed è oggi il capoluogo del dipartimento della Savoia nella regione Alvernia-Rodano-Alpi ci eravamo già stati tanti anni fa. Ma in un’altra stagione, quella invernale, e con il nostro primo cane, Arturo.
Ci siamo tornati quest’anno grazie alla collaborazione con Explore France che ci ha permesso di ammirare la città sotto un caldo sole primaverile tra giardini fioriti e passeggiate sotto i portici di Rue de Boigne che tanto assomigliano a quelli di Torino. Non è sicuramente un caso dato che nel 1563 il duca Emanuele Filiberto trasferì la capitale del suo ducato nella città piemontese considerata più sicura rispetto a Chambéry troppo soggetta alle invasioni da parte dei reali francesi.
Abbiamo alloggiato all’Hôtel des Princes, ricavato in un antico convento di clarisse sotto i portici del centro di Chambery. La posizione ci ha consentito di visitare comodamente a piedi la città e di raggiungere con facilità tutti i punti d’interesse, seguendo gli elefantini in rilievo lungo i marciapiedi e le strade lastricate in un percorso di circa due chilometri.
Passeggiando intorno al Castello dei Duchi di Savoia che non abbiamo visitato perché non accessibile ai cani, e nel ventre medievale della città, abbiamo scoperto che Chambéry è stata interamente costruita sull’acqua. Non ha come Venezia canali e rii, ma le fondamenta delle case sono costruite su pali di larice conficcati nel suolo paludoso intriso d’acqua. Le abitazioni sono poi appoggiate le une alle altre per sostenersi meglio, ma anche per pagare meno tasse in quanto i Savoia le applicavano in base alla larghezza delle facciate.
Il lusso in questa città non è mai ostentato. L’esempio è la Cattedrale di San Francesco di Sales che vanta una facciata molto austera al contrario dell’interno che è completamente decorato con trompe-l’oeil, la realizzazione più estesa d’Europa, opera di artisti italiani. Qui è conservata una copia della Sacra Sindone a memoria del fatto che l’originale, ora nella cattedrale di San Giovanni Battista a Torino, dal 1502 al 1578 fu custodita nella Sacra Cappella dei Duchi di Savoia a Chambéry.
Da dove è partito il nostro itinerario? Dalla Fontana degli Elefanti, monumento eretto nel 1838 che è diventato il simbolo di Chambery. Sulla sommità si erge la statua del generale Benoit le Boigne, uomo d’armi e avventuriero che conquistò fama e fortuna in India. Al suo rientro nella sua città donò parte dei suoi averi per grandi opere urbane e Chambéry per riconoscenza gli dedicò la fontana.
Poi abbiamo voluto perderci nel quartiere storico tra Rue Juiverie, su cui si affacciano belle residenze nobili, e Rue Basse du Château, dal tracciato stretto e sinuoso tipico del periodo medievale. Fino a raggiungere Place Saint-Lèger, da sempre cuore della città. Una volta era il letto dell’Albanne, fiume che ancora oggi scorre sotto Chambéry, mentre attualmente si presenta come una larga strada, più che una piazza, ricca di negozi e caffè.
Molti gli scorci interessanti da scoprire infilandosi nei corridoi tra i vari palazzi ma anche sbirciando nei cortili. Particolare quello del Palazzo Castagnery de Châteauneuf in cui una elaborata cancellata in ferro separa la parte privata da quella del convento dei Francescani.
Per chi viaggia con un cane come noi l’ideale è proseguire la passeggiata verso Les Charmettes, la valle incantata dove si trova la casa di Jean-Jacques Rousseau. Qui, il celebre filosofo trascorse alcune estati tra il 1736 e il 1742 insieme alla sua amante e benefattrice, la baronessa svizzera Madame Louise de Warens. Otto ha potuto accompagnarci nel meraviglioso giardino che ospita oltre 80 specie di piante medicinali, ornamentali e orticole. L’ingresso è invece vietato nelle stanze della casa, a cui si accede gratuitamente e che conserva in perfette condizioni mobili e suppellettili del tempo in cui vi abitò Rousseau.
Dopo la visita abbiamo potuto godere della leggiadria del luogo accomodandoci a un tavolo sotto il pergolato del Ristorante Ô Pervenches dove abbiamo gustato insalata con prosciutto crudo, noci e crostoni di pane abbinati a formaggio caldo e morbido di capra, tartare e filetto di salmone accompagnati da riso basmati.

Mentre la sera precedente siamo stati ospiti da Le Cosmo dove abbiamo fatto onore alla classica cucina locale con Salade Savoiarde, Tartiflette, il tipico sformato di patate, lardo e cipolle sormontato da formaggio Reblochon fuso, e e Ribs di maiale con salsa barbecue. Cucina tradizionale savoiarda anche quella del ristorante Le Grand Joseph dove a pranzo, all’ombra di un platano centenario e di fronte al Castello dei Duchi di Savoia, abbiamo incontrato Marine che ci ha accolto da parte dell’Ufficio del Turismo di Chambéry.
Proprio lei ci ha suggerito le escursioni nei dintorni della città, in quel paesaggio naturale mozzafiato in cui è ideale immergersi col proprio 4 zampe.
Con Otto abbiamo raggiunto le Cascate del Pissieu, attraverso un percorso facile e ombreggiato ai margini del bosco seguendo il corso del torrente, e il Belvedere Revard, da dove si ha una spettacolare vista a 360 gradi sul lago di Bourget, il più grande e profondo della Savoia, e sul massiccio del Monte Bianco.
In collaborazione con Explore France , Auvergne-Rhône-Alpes Tourisme e Chambéry Montagnes.








































