Emilia Romagna: queste due terre, unite in un’unica regione, racchiudono il giacimento gastronomico più ricco d’Italia. Il territorio dell’Emilia si estende da Piacenza a Bologna, mentre da Ravenna a Rimini è Romagna. Una differenza che più che geografica è storica e culturale: alla caduta di Roma da una parte si insediarono i Longobardi e dall’altra i Bizantini.
Due regioni in una: dall’Emilia alla Romagna

Ma in realtà è un’area in cui convivono più regioni di quelle “dichiarate” nel nome perché i quasi otto secoli di autonomia delle città ducali, dall’età comunale all’Unità d’Italia, hanno creato vere e proprie capitali ognuna con una storia individuale e interessante. Cominciando da Ferrara, città in cui siamo stati qualche tempo fa con il nostro Otto, che grazie alla dinastia estense è stata una delle capitali europee della cultura, dell’arte, della politica, della gastronomia, nonché punto di riferimento per artisti, poeti e cantori.

E finendo con la Romagna a Ravenna, la Bisanzio d’Occidente, “segnata” successivamente dai quattrocento anni in cui fu inglobata nello Stato Pontificio.


Del resto, Emilia Romagna è sinonimo di primati in campo agroalimentare e non è certo un caso che alcune delle più importanti industrie alimentari italiane sono emiliane. Limitandoci solo ad alcuni prodotti, gli arcinoti Parmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma, ma anche l’Aceto balsamico tradizionale, un elisir capace di far sognare venduto in preziose ampolle.

Il nostro primo stop, anche per questioni geografiche, è stato a Cesena con uno dei più conosciuti fast food italiani, la piadina, ottima anche nei chioschi come Il Posticino, una roulotte con veranda immediatamente fuori dal casello dell’autostrada. Spostandosi verso l’Appennino modenese protagoniste diventano le tigelle, cugine delle piadine romagnole: dischi di pasta cotti sulla pietra e farciti con lardo, aglio e rosmarino.


Castelvetro di Modena è anche Città del Vino: qui si produce il Lambrusco Grasparossa, coltivato insieme al vitigno del Trebbiano utilizzato nella produzione di Aceto Balsamico di Modena. Questa sua tradizione vitivinicola lo rende un luogo perfetto per piacevoli giornate alla scoperta dell’enogastronomia locale che abbiamo gustato presso il ristorante Il Castello.
L’intenzione è quella di tornare a far base nel delizioso borgo non solo per poter ammirare la sua piazza una volta restaurata, ma anche e soprattutto per tener fede alla promessa ad Andrea Rossi, patron della Locanda del Feudo di cui siamo stati ospiti, di assaggiare la cucina del suo ristorante e bere insieme un buon calice di vino.


La famiglia Crotti infatti, proprietaria della dimora storica sede dell’acetaia, dal 1970 fino al 2000 è stata un punto di riferimento nel settore dell’abbigliamento con un’azienda che si chiamava Maska e con cui hanno collaborato grandi stilisti come Walter Albini, Gianfranco Ferré, Jean Paul Gaultier, Franco Moschino. Lo stile respirato fin da bambine ha ispirato le sorelle Cristina e Silvia Crotti che hanno voluto trasformare la passione del padre per il balsamico in una produzione raffinata nelle etichette e nel packaging e la casa di famiglia in un rifugio di charme con otto suites.

La meta dei nostri terzi Sognidoro in Emilia Romagna è stata la torre di guardia di un antico maniero, quello di Gombola sulle colline modenesi ai piedi dell’Appennino Tosco-Emiliano. Tower House Gombola garantisce un tuffo nel Medioevo: tra le pareti in pietra di questa costruzione del XV secolo immersa nei boschi di roveri, querce, castagni, faggi e pioppi abbiamo vissuto un’esperienza fuori dal tempo, ma anche molto golosa lungo la strada del gusto perché proprio a Gombola abbiamo mangiato i migliori tortelli al ragù di tutto il tour!























