Archiviate le festività natalizie, vogliamo parlarvi del nostro giro in Alto Adige che abbiamo effettuato poco prima si aprissero i Christkindlmarkti o mercatini di Natale, che si tengono in quasi ogni località portando migliaia e migliaia di persone tra le loro bancarelle con la musica natalizia sullo sfondo e il dolce profumo di cannella e vin brulè nell’aria.

In Alto Adige per il Törggelen

Infatti abbiamo volutamente scelto un periodo diverso, quello dell’autunno che è una stagione molto bella in Alto Adige grazie ai colori straordinari di cui si tinge il paesaggio, approfittando per vivere appieno l’atmosfera del Törggelen, l’antica usanza che trae le sue origini dal Medioevo. Poco conosciuta dagli italiani, questa tradizione è molto sentita e attesa dai locali e dai turisti tedeschi che prenotano le strutture con molto anticipo, anche di anno in anno.

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L’occasione ce l’ha fornita Gallo Rosso, marchio che dal 1999 promuove e favorisce l’attività di oltre 1.600 agriturismi in Alto Adige e che appartiene all’Unione Agricoltori e Coltivatori Diretti Sudtirolesi (Südtiroler Bauernbund), che ci ha ospitato insieme al nostro Otto a Fiè allo Sciliar presso Funtnatscherhof, maso della famiglia di Paula e Thomas Kompatscher.

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Abbiamo così potuto apprezzare di persona non solo questo momento di festa e di allegria, ma anche una zona della regione ancora per noi sconosciuta dove l’attore principale è l’imponente massiccio dello Sciliar che confina con l’Alpe di Siusi, considerata l’alpe più grande d’Europa. E abbiamo avuto la fortuna di viverla con un’atmosfera davvero magica grazie al manto candido della tanta neve caduta fuori stagione: la prima “vera” in cui Otto ha potuto immergersi e divertirsi!

Ma cos’è esattamente il Törggelen? Lo abbiamo scoperto insieme a Katrin Gufler che ci ha accolto in rappresentanza della Gallo Rosso presso il Buschenschank Winklerhof a Villandro in Valle Isarco, una delle osterie contadine Gallo Rosso che producono il loro vino, per gustare insieme i piatti tradizionali altoatesini del periodo.

Katrin ci ha spiegato che l’antica usanza di origini medievali il cui nome deriva da “turculum”, ossia “torchio” in latino, ha avuto origine proprio nella zona di Villandro dal diritto conferito dai feudatari ai contadini di pigiare l’uva e di imbottigliare e vendere una parte del vino prodotto. Una volta pronto il vino novello i contadini appendevano alla porta del maso delle frasche di vite, dette appunto “Buschen”, per invitare i passanti a entrare e ad assaggiare il vino novello.

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Da allora, il Törggelen è diventata l’occasione in cui mangiare bene e bere del buon vino, condividendo questo piacere con le persone più care.
La sua stagione viene inaugurata ai Buschenschänke del marchio “Gallo Rosso” il primo sabato del mese di ottobre accendendo il falò delle castagne, il Keschtnfeuer, e termina a fine novembre.

E il menu prevede ovunque dei piatti “fissi” e non possono mancare in tavola i canederli al formaggio, agli spinaci e allo speck, la minestra d’orzo, la carne di maiale salmistrata, le costine di maiale, diversi insaccati locali, i crauti preparati secondo antiche ricette, le frittelle di patate, tutto accompagnato da vino novello chiamato “Sußer”, il mosto, e “Nuier”, il vino nuovo. A fine pasto, un piatto di krapfen, le classiche frittelle farcite di marmellata, e castagne fumanti, altro prodotto tipico del periodo.

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Satolli, nel pomeriggio ci siamo dedicati alla visita dell’Ansitz Schloss Gravetsch, un maso storico della zona di Villandro in cui ci ha fatto da guida il proprietario Martin Pupp alla cui famiglia appartiene dall’inizio dello scorso secolo quando Georg Pupp, di ritorno dall’America, lo comprò che era ridotto a un rudere.
La sua nascita come maniero risale all’anno 1150 e fino al 1900 vi risiedettero varie famiglie nobili della zona. Nel 1956 il castello venne in parte distrutto da un incendio e in seguito ricostruito e oggi ha mantenuto le alte mura e il suo aspetto severo all’esterno.

Una volta varcato il grande portone, si apre la corte interna sulla quale si affaccia il fienile ma anche la vecchia cucina in cui viene ancora adesso appeso lo speck per essere affumicato e stagionato. E proprio “bachen”, cioè legato e appeso, veniva chiamato in origine in documenti risalenti al 1289, mentre l’attuale nome speck è usato a partire dal 1700, facendolo derivare dal tedesco come traduzione di lardo oppure dal latino spectiatus.

Entrando qui capiamo quanto sia importante, per produrre in modo ottimale questo prosciutto, seguire l’antica regola: “poco sale, poco fumo e tanta aria fresca”. Tra le travi di legno rese nere dal fumo, lo speck subisce un processo di delicata affumicatura con legno di pino mugo.

Quando chiediamo a Martin di prenderne uno per noi da portare via come squisito ricordo di questa nostra visita in Alto Adige, notiamo che bussa sul pezzo scelto. Incuriositi gli abbiamo chiesto perché e lui ci ha spiegato che per verificare la corretta stagionatura bisogna ascoltarne il suono quando viene percosso: se l’essiccatura è completata correttamente si noterà una discreta durezza nella carne correlata a un gusto molto gradevole dal sapore unico.

La visita al maso storico comprende due cappelle: quella in stile barocco dedicata a San Ulrico e in cui sono raffigurati anche Santo Stefano e San Laurenzio, patroni di Villandro. Accanto a questa chiesetta cattolica si trova una piccola cappella luterana quasi del tutto distrutta dall’incendio del ’56 e sotto la quale si trova con un piccolo cimitero.

Sotterranea è anche la grande cantina in cui sono ben visibili gli strati di edificazione del castello, dai grossi blocchi di pietra più antichi posti sulla roccia viva fino a quelli più recenti. Oltre una vecchia porta ci sono l’antica stanza da letto e la vecchia stube alla contadina, con foto d’epoca e scritte alle pareti che raccontano la storia del maso.

I moderni e confortevoli appartamenti per gli ospiti si trovano al piano superiore e dalle grandi finestre si gode della splendida vista sulle leggendarie Dolomiti.
La tanta neve, inaspettata a novembre, rende tutto molto fiabesco ma le basse temperature, alla sera senza il tepore dei raggi del sole, spingono a rintanarsi in ambienti caldi e noi lo facciamo molto volentieri tornando nel nostro confortevole appartamento al Funtnatscherhof, che ci avvolge piacevolmente nel suo guscio di legno chiaro e luminoso.

Funtnatscherhof
Fam. Paula e Thomas Kompatscher
Obervöls, Via Sciliar 35 – Fiè allo Sciliar
Info: +39 0471 725118 – 333 3469644
www.funtnatscherhof.itinfo@funtnatscherhof.it

Winklerhof
Fam. Fink
Sauders 25 – Villandro
Info: +39 0472 843105
www.winklerhof.euinfo@winklerhof.eu

Ansitz Schloss Gravetsch
Fam. Martin Pupp
Gravetsch 11 – Villandro
Info: +39 349 5137704
www.schloss-gravetsch.cominfo@schloss-gravetsch.com

In collaborazione con Gallo Rosso Agriturismo in Alto Adige

Gallo Rosso

2 COMMENTS

  1. Cara Rosalia, attendevo questo articolo perchè l’Alto Adige, sebbene ancora non abbia avuto il piacere di visitarlo, è uno di quei luoghi che sento a me affini. L’idea di andarci in periodo di mercatini è forte, ma questa antica usanza autunnale ha uno spirito molto più forte e radicato e la sento più vicina al mio sentire.

  2. Cara Simona noi abbiamo apprezzato molto la tranquillità del periodo che precede la frenesia tipica di quello pre-natalizio. L’unico svantaggio è che molte attività chiudono.
    Infatti a noi due cose sono rimaste “in gola”: il bagno di fieno (è nato proprio a Fiè allo Sciliar) e un pranzo o una cena presso il ristorante stellato di Castelrotto chiuso per ferie.
    Ma lo prendiamo come un invito a ritornare il prossimo anno!
    Riguardo il tuo sentire credo che l’Alto Adige sia una meta a te molto affine, proprio nelle tue corde 😉

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