La Cuba di Ernest Hemingway

Fuori rottaLa Cuba di Ernest Hemingway
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Con Cuba lo scrittore americano Ernest Hemingway ha avuto un meraviglioso rapporto di amore che ancora oggi è ricambiato con passione. Visse sull’isola per più di 30 anni e di questi 18 nella casa di Finca Vigía, la tenuta che acquistò nel 1939 a San Francisco de Paula e da dove guardava L’Avana dall’alto.

L’amore ricambiato tra Hemingway e Cuba

Sono tanti i luoghi cubani legati indissolubilmente allo scrittore che ha vissuto in molti altri posti, Parigi, Madrid, Venezia, Sun Valley, Key West, ma che solo qui si è sentito a casa tanto da volersi circondare di tutti i suoi libri e di tutti i cimeli nella villa in cui visse fino al 1960: i trofei di caccia africani, i vasi in vetro veneziano, i suoi attrezzi da palestra e le piante del rigoglioso giardino con alberi e fiori provenienti da tutto il mondo.

Sull’isola si racconta che se non fosse stato costretto ad andar via sarebbe morto lì e che probabilmente dover lasciare Cuba e la sua casa sia stato un fattore determinante della depressione di cui soffrì alla fine della sua vita e che lo condusse al gesto estremo del suicidio.

Hemingway

A L’Avana i primi tempi visse all’Hotel Ambos Mundos e la sua camera 511 è oggi un piccolo museo che purtroppo non abbiamo potuto visitare in quanto l’albergo è chiuso per ristrutturazione.

Hemingway

Fu allora che iniziò a frequentare il Floridita per il suo Daiquiri preferito e La Bodeguita del Medio per il Mojito. Nel primo, che ha conservato un’atmosfera anni Quaranta con i baristi che indossano caratteristiche divise bianche con giacca e papillon rosso, oltre alle fotografie dello scrittore, c’è una statua in bronzo a grandezza naturale che lo ritrae appoggiato al bancone.

Hemingway

Sul muro della Bodeguita del Medio invece c’è l’autografo di Hemingway e naturalmente sul muro ricoperto da migliaia di firme non abbiamo mancato di inserire anche la nostra!

Hemingway

Furono tanti i motivi che portarono Hemingway a Cuba.
Uno tra questi è quello che l’isola è uno dei migliori posti al mondo per la pesca dei marlin. Fu per questo che acquistò un cabinato a motore di undici metri e lo chiamò Pilar, il nomignolo segreto della sua seconda moglie, Pauline Pfeiffer. E fu a L’Avana nella stanza al quinto piano dell’Hotel Ambos Mundos che scrisse quello che ancora oggi è considerato uno dei suoi romanzi più belli e più riusciti, Per chi suona la campana, pubblicato nel 1940.

Ad aprile di quell’anno lo raggiunse Martha Gellhorn, che sarebbe diventata la sua terza moglie e per lei acquistò Finca Vigía, una tenuta fatiscente a pochi chilometri dall’Avana dalla posizione favolosa con vista sulla città e gli azzurri Stretti della Florida.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale decise di mettere a disposizione del suo paese, gli Stati Uniti d’America, la sua Pilar per sventare gli attacchi dei sottomarini tedeschi alle navi alleate. Dall’esperienza nacque il libro, pubblicato postumo nel 1970, Isole nella corrente con splendide descrizioni di paesaggi marini tropicali. Poi decise anche lui, dopo Martha che partì per Londra come inviata di guerra, di raggiungere l’Europa come inviato della Collier che gli propose di fare un servizio sull’invasione alleata.

Nel maggio del 1945 tornò a Cuba con Mary Welsh, la sua quarta moglie. I due iniziarono a fare una vita girovaga, alternando periodi all’Avana e a Sun Valley a viaggi in Africa, in Italia e in Spagna. Nel frattempo alla Finca Vigía si alternavano, tra gli ospiti della coppia, stelle di Hollywood come Gary Cooper e Ava Gardner, allora compagna del suo amico torero Dominguin, che si racconta facesse il bagno nuda in piscina.

Ma non fu lei la sua musa per il libro Di là dal fiume e tra gli alberi pubblicato nel 1950 dopo dieci anni di silenzio seguiti a Per chi suona la campana, bensì una giovane e nobile ragazza italiana di nome Adriana Ivancich. Proprio per i riferimenti a persone esistenti, Hemingway ne vietò la pubblicazione in Italia fino al 1965.

Caorle

Omaggio all’Italia e al Veneto, in particolare alla laguna di Caorle, dove Hemingway soggiornò ospite di un barone veneziano, l’opera non riscosse un gran successo da parte della critica ma racconta attraverso il suo alter ego l’amore per Adriana, impossibile per la differenza di età e per la fede cattolica della ragazza che non le consentiva una unione sentimentale con un pluridivorziato.

Questo amore è stato raccontato anche dalla Ivancich nel suo introvabile romanzo La torre bianca, pubblicato da Mondadori nel 1980, e mai più ristampato. E qui torna prepotentemente Cuba perché la torre bianca non è altro che quella della Finca Vigía: una costruzione quadrata a tre piani, dei quali il primo riservato ai gatti, il secondo a uno studio per lo scrittore, il terzo per Adriana ospite di Ernest assieme alla madre Dora Betti, dall’ottobre del 1950 al febbraio del 1951 quando tornò precipitosamente a Venezia dove nel frattempo era arrivato il romanzo originale in inglese provocando un grande scandalo.

Nonostante questo, la corrispondenza tra Ernest e Adriana continuò fino al 1955 e grazie a lei videro la luce gli ultimi capolavori dello scrittore come Il vecchio e il mare che ricevette il Premio Pulitzer nel 1953 seguito dal Nobel nel 1954 e che parla di un vecchio pescatore di Cojímar, il paesino sul mare in cui teneva il Pilar.

Con la sua ultima musa condivise anche il triste epilogo della sua vita: entrambi soffrirono di depressione e furono sottoposti a elettrochoc. E tutti e due decisero di togliersi la vita: Ernest il 2 luglio del 1961 rivolgendo contro se stesso la canna del suo fucile, mentre Adriana a soli 53 anni, nel 1983, si impiccherà a un albero nel giardino della sua villa tra Capalbio e Orbetello.

Hemingway

La Finca Vigía, una struttura imponente costruita in stile classico con il patio, grandi finestre all’inglese, pavimenti in ceramica e tanto legno, fu donata dallo stesso scrittore allo stato cubano e oggi è un museo che ha mantenuto la dimora com’era. L’interno della casa purtroppo non è accessibile ma dalle finestre si possono osservare le mensole zeppe di libri, le riviste sparpagliate sui tavoli, i suoi occhiali, la macchina da scrivere.

Un sentiero porta alla grande piscina ora vuota e vicino, dove c’era il campo da tennis, c’è il Pilar sotto una tettoia di latta. Qui è quasi tangibile la presenza di Hemingway e provoca commozione la fila delle lapidi dei cani che gli fecero compagnia durante la sua vita cubana.

In collaborazione con Etnia Travel Concept

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