Il paesaggio è l’attore principale e il suo meglio lo dà proprio al mattino, quando la nebbia che avvolge le colline delle Langhe si dirada e si scorgono i rossi castelli emergere tra i dolci pendii “pettinati” dai filari delle vigne. Oltre agli occhi in questo viaggio non bisogna dimenticare di allertare il naso, per non perdere i profumi, tra tutti quelli del vino e del tartufo.

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Uno dei punti più belli per godere appieno della vista su castelli e vigneti del Barolo è quello del Belvedere della Morra: da qui il colpo è grandioso e abbraccia otto degli undici Comuni del Cuneese in cui si coltivano le uve Nebbiolo che si chiamano così proprio per la nebbia autunnale che avvolge queste colline e dalle quali si ricava il Barolo Docg, uno dei vini più apprezzati e famosi nel mondo.

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E’ d’obbligo un tour tra le cantine per conoscere la storia di questo grande vino e naturalmente per assaggiarlo. Noi abbiamo cominciato il nostro giro dalla Cantina Marchesi di Barolo nell’omonimo borgo (via Roma 11, tel. +39 0173 564457 – www.marchesibarolo.com – reception@marchesibarolo.com).

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Un’altra cantina che merita una visita è Fontanafredda (Via Alba, 15 – Serralunga d’Alba, tel. +39 0173 626111 – www.fontanafredda.it – info@fontanafredda.it) i cui vigneti si estendono su una lunga collina sulla strada per Serralunga d’Alba. L’azienda fu un dono d’amore di Vittorio Emanuele II a Rosa Vercellana, conosciuta come la Bèla Rosin, una donna di origine contadina sposata da re con rito morganatico, cioè senza diritto di successione e nominata contessa di Mirafiori e Fontanafredda, dalla quale ebbe due figli naturali a cui venne intestata l’azienda.

Oltre alla terra del Barolo, dall’alto del Belvedere della Morra, si scorgono ben cinque castelli, quelli di Roddi, Grinzane Cavour, Serralunga d’Alba, Castiglione Falletto e Barolo. Dopo aver abbracciato con lo sguardo la magnifica tavolozza dei colori della vendemmia, bisogna passare dalla Cantina Comunale (www.cantinalamorra.com) ricavata nelle cantine settecentesche del Palazzo dei Marchesi di Barolo.

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Nella vicina frazione di Brunese spicca la sagoma coloratissima della Cappella del Barolo costruita nel 1914 da un facoltoso contadino mai consacrata e trasformata in un monumento all’arte contemporanea tra i filari da Sol Lewitt e David Tremlett.

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Grinzane Cavour, come dice il nome, è un paese strettamente legato al primo ministro Camillo Benso conte di Cavour. Il suo imponente castello è sede dell’Enoteca Regionale Piemontese (Via Castello, 5 – Grinzane Cavour, Tel. +39 0173 262159 – www.castellogrinzane.com – info@castellogrinzane.com). Molto bello anche il castello di Serralunga d’Alba che si staglia contro il cielo con la sua architettura gotica. Inconfondibile la sagoma del castello di Castiglione Falletto con l’alta torre centrale. A Barolo merita una visita il castello Falletti, sede dell’Enoteca Regionale del Barolo e del Museo Etnografico Enologico (Piazza Falletti, Tel. +39.0173.386697 – info@wimubarolo.it) che ospita anche la ricchissima biblioteca di Silvio Pellico. Interessante anche passare dal Museo del Cavatappi: ce ne sono 450, di ogni forma ed epoca, provenienti da tutte le parti del mondo (Piazza Castello 4 – tel. +39 0173 560539 – www.museodeicavatappi.it –  info@museodeicavatappi.it).

img_0615Ai piedi del castello di Roddi, invece, sorge una scuola molto particolare: l’Università del cane da tartufo (via Carlo Alberto 13, tel. +39 0173 615156) dove si addestrano sin dal 1880 gli esemplari che accompagnano il trifulau, il cercatore di tartufi. La scuola fu fondata da Antonio Monchiero, detto barot dal nome che in piemontese indica il bastone di chi va a tartufi. Negli ambienti della scuola, condotta dai discendenti di barot, sono esposti diplomi e premi dei cani campioni. Ma su prenotazione si può anche provare l’ebbrezza della ricerca dei tartufi nei boschi di notte.

In questo territorio, ristretto e pur ricchissimo, si condensano materie prime per prodotti di assoluta eccellenza: i grandi vini, non solo Nebbioli che poi diventano Baroli e Barbareschi, ma anche Dolcetti e Barbere, le nocciole tonde gentili, le castagne, i vitelli di razza piemontese, sottospecie “albese” che forniscono carni strepitose, magre e gustose, porcini e tartufi bianchi.

Vi è venuta fame? Da provare i tajarin (capelli d’angelo) e la carne all’albese tra i piatti della straordinaria cucina del territorio da assaporare nelle trattorie che sistemano i tavoli sulle strade, sotto i castelli. Ai piedi di quello di Serralunga d’Alba, complice il clima mite e un sole caldo, abbiamo gustato acciughe al verde con bagnet a base di prezzemolo, aglio e peperoncino, seduti sotto la pergola all’aperto della Vinoteca (Via Roma 6, Serralunga d’Alba, Tel. +39 0173 613203). Ne abbiamo fatto una scorpacciata bevendoci su dell’ottimo Arneis, grande vino bianco del Piemonte che ci ha fatto dimenticare la delusione di non aver potuto visitare il castello perché chiuso.

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A La Morra per un aperitivo che diventa un pranzo fermatevi alla Vineria San Giorgio (via Umberto I): poche luminose salette in un bel palazzo del ‘700 affacciato su piazza Belvedere, in cui apprezzare salumi, formaggi e qualche piatto del giorno a base di prodotti locali da abbinare a una ricca scelta di vini di buon livello.

Il nostro viaggio tra le Langhe piemontesi finisce qui. Ne siamo stati stregati: non si sfugge alla magia di queste colline. Ma ora ci aspetta l’aristocratica eleganza di Torino.

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