Torino col cane? La città è sicuramente pet friendly ma per dire un convinto sì è necessario specificare che se il cane è di piccola taglia può entrare quasi dappertutto, ma se è un esemplare di grandi dimensioni come il nostro Otto ci sono parecchie limitazioni. Dunque gli “umani” dovranno organizzare le loro visite di conseguenza oppure fare i turni per poterle effettuare o ancora, in ultima analisi, lasciare il proprio quattro zampe nella camera d’albergo.
Passeggiando nel centro di Torino
Questa l’opzione scelta per il
Museo Egizio che richiede parecchie ore ed è completamente off limits per gli animali domestici, inclusi quelli di piccola taglia, per motivi di sicurezza e conservazione dei reperti. L’ingresso è consentito esclusivamente ai cani guida per persone non vedenti e agli animali pet therapy con certificazione IAA.

La presenza dei cani di tutte le taglie è una costante nei giardini di Torino, a cominciare dal
Parco del Valentino dove ci sono anche due aree recintate per farli correre e giocare in libertà. Nei viali, invece, i cani devono essere tenuti al guinzaglio. Il nostro problema è stato quello di limitare il desiderio di Otto di farsi un bel bagno nel Po!
Ci sarebbe piaciuto navigarne un tratto a bordo di uno dei due celebri battelli chiamati Valentino e Valentina, ma abbiamo appreso che da quando c’è stata l’alluvione nel novembre del 2016 durante la quale sono naufragati e si sono schiantati contro il ponte della Gran Madre, non sono stati ancora sostituiti dai catamarani elettrici che probabilmente saranno operativi dall’autunno di quest’anno.


Dunque abbiamo optato per lunghe passeggiate che ci hanno condotto a una delle aree più interessanti del Parco, quella dell’Orto Botanico in cui ci sono maestosi alberi monumentali, vasche scenografiche, serre e l’Alpineto formato da aiuole rocciose che riproducono l’ambiente montano. Qui i cani sono ammessi se condotti al guinzaglio. Solo i più piccoli quattro zampe, invece, possono condividere con i bipedi l’esperienza di salire a bordo dei risciò a pedalata assistita per girare senza fatica nell’ampia area del parco.
La passeggiata vi ha messo fame? Fate come noi e raggiungete la
Fontana dei 12 Mesi: si trova nell’area del Parco del Valentino sottoposto a restauri e non può essere ammirata in tutta la sua bellezza ma a due passi si trova il
Ristorante Al Gufo Bianco. Consigliatissimo per una immersione totale nella cucina piemontese ma state attenti alle porzioni perché sono davvero importanti. E lasciate uno spazio per la scelta dal carrello dei formaggi e per il dolce perché ne vale davvero la pena! Ben accolto e coccolato anche il nostro Otto che a fine cena è stato premiato con un bel pezzo di carne di vitello bollito che, ca va sans dire, ha gradito moltissimo.

Quasi girato l’angolo, poi, il comodissimo e accogliente
Duparc Contemporary Suites che ha ospitato i nostri sonni della prima parte del soggiorno a Torino. Ci hanno riservato più che una suite un vero e proprio appartamento, con due bagni, cucina completa di tutto ed estremamente funzionale, una serie quasi infinita di armadi a muro, ampia camera da letto e un grandissimo e luminoso spazio living con tavolo da pranzo e divani super comodi. Otto ha trovato cuccia e ciotole e come benvenuto un osso con bustine per i bisogni da appendere al collare. Anche per noi un gradito cadeaux: una raffinata scatola con squisiti cioccolatini da accompagnare a caffè e tisane a disposizione degli ospiti.
Al mattino la ricca colazione è servita nella sala luminosa in cui anche i cani sono ammessi, decorata come la hall e i corridoi dell’albergo con la notevole collezione di opere d’arte moderna, parte integrante dell’art hotel Duparc Contemporary Suites.
Le passeggiate nel centro di Torino con il nostro Otto ci hanno condotto ai piedi della
Mole Antonelliana, in
Piazza San Carlo, il salotto della città con lo sfondo delle chiese gemelle di San Carlo e Santa Cristina, e
Piazza Castello: d’obbligo le foto ricordo che ci hanno portato indietro nel tempo quando visitammo per la prima volta la città a 4 gambe e a 4 zampe con l’indimenticato e indimenticabile Arturo.
Ho visitato da sola, invece, la mostra in cui è esposto fino al 29 giugno 2026
il dipinto “Donna in blu che legge una lettera”, capolavoro di
Johannes Vermeer in prestito dal
Rijksmuseum di Amsterdam a
Palazzo Madama: per nulla al mondo me la sarei persa dato che il pittore olandese è tra i miei preferiti. Per cui ho lasciato Michele e Otto ad attendermi sotto il porticato d’ingresso mentre io mi perdevo nella delizia dell’ammirazione della tela.
Ma poi mi sono persa davvero tra le sale dell’immenso palazzo finendo non so come nei giardini dall’altra parte dell’edificio… Un edificio che “confonde” chi lo guarda già dall’esterno: è come trovarsi davanti all’antico dio romano Giano bifronte. Maniero medievale da un lato e monumentale esempio di Barocco dall’altro.
Abbiamo visitato a turno sia la
Cattedrale dedicata a San Giovanni Battista, dove dal 1578 è custodita la
Sacra Sindone, che il
Santuario della Consolata, in cui l’interno ricco di marmi, stucchi, affreschi e maestosi altari quasi stordisce.
All’esterno invece catturano l’attenzione la statua della Santissima Vergine Consolatrice posta nel 1837 in cima a una colonna corinzia come ex voto per la liberazione dall’epidemia di colera scoppiata a Torino due anni prima e la palla di cannone inesplosa e conficcata nel tamburo della chiesa, ricordo dell’assedio francese del 1706.
E poi su e giù sotto
i portici di via Po, ben 4 chilometri di percorso al coperto voluti dal re Vittorio Emanuele I per le sue passeggiate al riparo dalla pioggia.
Per le soste spuntino abbiamo scelto la
Farmacia del Cambio in Piazza Carignano di fronte all’immenso Palazzo dalla facciata vermiglia, e
Caffè Vini Emilio Ranzini, un’istituzione nel
Quadrilatero Romano di Torino da più di 60 anni. Posti dove i cani sono ammessi così come
Caffè Mulassano, per l’imperdibile tramezzino (ma uno non basta mai) e
Baratti & Milano nella Galleria Subalpina, il luogo perfetto per l’aperitivo a base di Vermouth con la golosa alzatina di leccornie salate per accompagnarlo.
La cena? Da AB+ a Casa del Pingone dove siamo stati deliziati dai piatti del giovane chef Lorenzo Cherubini, omonimo del cantante cortonese ma piemontese doc come la sua cucina. Ma vi racconteremo presto tutto nella rubrica #buongusto. Così come vi parleremo del nostro secondo soggiorno torinese nella raffinata suite numero 10 di Casa del Pingone nel cuore di Torino dove sorge la Porta Palatina, l’unica delle quattro di accesso alla città rimasta in piedi: presto nei nostri #sognidoro!
In collaborazione con Duparc Contemporary Suites e Casa del Pingone.
Nooooo… Otto che vuol tuffarsi nel Po?? Questa me la sono persa!! 🐶Però leggendo l’esperienza tutta mi viene una domanda: il fatto che una città sia o meno pet-friendly può dipendere anche dalla mentalità del posto? Sappiamo che pet-friendly vuol dire non se il cane può/nonpuò entrare ma organizzazione e accoglienza, e per come conosco io Torino, nonostante servizi di buon livello, è una città ancora piuttosto “seduta”. Devono passare 10 anni prima di sostituire gli storici battelli? Io ricordo persino una mia insegnante che si lamentava che per una linea di metropolitana ci hanno messo 13 anni…
Quindi nonostante i tempi siano cambiati, e che quando si è in viaggio è logico non restare a cas-uccia ma anche e soprattutto andar per musei e luoghi d’interesse, ed è quindi auspicabile che ci si porti dietro il bau… si continua a pensare che debbano razzolare solo al Valentino… ? Come la pensate?
Infatti il nostro parere sul fatto che Torino sia o meno una città accogliente con i cani è… sospeso! Non contestiamo il fatto che nei musei non possano entrare ma si dovrebbe prevedere un “servizio” sostitutivo come già avviene in altre città. Anche riguardo gli spazi verdi ci sarebbe da dire perché il Valentino rappresenta una soluzione solo per una parte della città, ma nel centro storico sono poche le aree in cui poter portare il proprio cane a scorrazzare o semplicemente a fare i suoi bisogni.
A favore c’è la possibilità di portarlo ovunque nei bar (anche quelli storici) e nei ristoranti.
Riguardo i battelli sono rimasta abbastanza sbalordita che ancora non siano stati sostituiti e mi è dispiaciuto non poter fare un giro sul Po con Otto anche a costo di tenerlo stretto stretto per evitare tuffi improvvisi! 😉