A La Sommità incontro al vertice tra i rossi di Puglia e Piemonte

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La Sommità

Se l’incontro della serata di lunedì 30 novembre presso il ristorante Cielo de La Sommità Relais di Ostuni fosse stato un match di boxe, sul ring si sarebbero affrontati dei veri pesi massimi! Infatti, per la seconda serata della rassegna “La stagione concertistica del gusto”, dopo la prima dedicata ai vini delle sommità, sulla lunga ed elegante tavola imperiale apparecchiata per l’occasione, si sono “sfidati” in una singolare quanto gustosa e interessante tenzone, tre grandi vini rossi pugliesi e altrettanti piemontesi, accompagnati da sei prodotti tipici di ciascuna regione. Due le particolarità della piacevole e golosa serata intitolata “Rossi di Puglia e Piemonte”: la calda convivialità garantita dal lungo tavolo intorno al quale si sono sistemati gli ospiti e la degustazione alla cieca dei sei vini, comparati a due a due.


A introdurre la serata e a guidare le degustazioni i due sommelier AIS Fabio Aimar, piemontese doc, e Teresa Santoro in rappresentanza della delegazione brindisina. Ognuno di loro ha parlato del proprio territorio di riferimento, sottolineando che tra Puglia e Piemonte, lontane solo geograficamente, c’è più di un’affinità. A partire dal fatto che fino a non molto tempo fa, veniva dato “corpo” ai vini piemontesi con innesti dei nostri, più intensi e alcolici. Ha cominciato Teresa con la Puglia, una terra in cui la coltivazione della vite ha registrato un incremento continuo tanto da assumere un ruolo determinante nell’economia regionale che è cresciuto insieme alla valorizzazione delle produzioni. Nella nostra regione, i vitigni a frutto rosso rappresentano circa l’80% della produzione totale e tra i più diffusi ci sono il Primitivo, nelle due varianti dell’arco ionico tarantino e di Gioia del Colle, il Negramaro nella Penisola Salentina e l’Uva di Troia nell’alto barese e nel foggiano. Anche il Piemonte è, per tradizione, patria illustre di grandi vini rossi – ci illustra Fabio – con una viticoltura basata essenzialmente su uve locali, coltivate da secoli e adattate ai territori della regione. Il vitigno principe del Piemonte è certamente il Nebbiolo, padre – da solo o in uvaggio – dei più famosi vini piemontesi, tra cui Barolo e Barbaresco, mentre il vitigno più diffuso è il Barbera.

Dopo le spiegazioni arriva il momento della prima degustazione: ci attendono due calici dal rosso rubino intenso abbinati a un piatto di capocollo di Martina Franca per la Puglia e a una tartare di fassona per il Piemonte. Qui, devo ammettere, l’unico errore della serata riguardo il riconoscimento del vino: la morbidezza e l’intensità del profumo del legno mi ha indotto a sbagliare sul vino pugliese, un Primitivo Montecoco 2012 della Masseria Li Veli di Cellino San Marco con una gradazione alcolica di 15,5 affinato in barriques. A mia parziale discolpa il fatto che questo vino pugliese per antonomasia è lavorato in questa cantina con “metodo toscano” dato che dal 1999 è di proprietà della famiglia Falvo, originaria di Montepulciano e già fondatrice di Avignonesi. Nessun dubbio invece sull’altro bicchiere che “ospita” una barbera astigiana dell’azienda agricola La Barbatella di Nizza Monferrato, un vino da 13,5 gradi del 2013. Il secondo connubio è tra un Negramaro, il Salice Salentino 2010 di Agricole Vallone, e un Barbaresco, il Nubiola annata 2011 dell’azienda vitivinicola di Giorgio Pellissero, prodotto da uve impiantate nel piccolo comune di Treso e poi affinato per metà tempo in barrique e per l’altra metà in botte grande. Sono abbinati a due piatti che esprimono l’anima delle due regioni. Per il Piemonte il vitello tonnato, preparato con carne bollita con aromi e poi passata in forno, tagliato a fettine sottili e servito con una salsa di tonno, acciughe e capperi. Per la Puglia le cicorie con la purea di fave bianche, condita con olio crudo.
Per finire, altre due bandiere regionali nel settore caseario: Canestrato Dop stagionato a base di latte di pecora, dalla pasta compatta e friabile e dal sapore piuttosto marcato, direttamente dalle campagne pugliesi mentre dai pascoli piemontesi il Castelmagno Dop, dalla pasta gessata e giusta stagionatura in grotta che regala un sapore decisamente aromatico. Su tali formaggi l’abbinamento non può che essere che con vini rossi di grande struttura e complessità. Il Barolo, naturalmente, definito “il re dei vini e il vino dei re”, e il vino pugliese che viene accostato, per complessità, finezza e longevità al grande Amarone, cioè il Nero di Troia. Per il primo abbiamo avuto il privilegio di bere una bottiglia del 2011, una delle migliori annate del secolo: Bricco delle Viole dell’azienda Vajra che nasce nell’omonimo vigneto posto nella parte più alta del Comune di Barolo. Un esempio di finezza ed eleganza sin dal primo sorso. Non da meno il Parco Marano di Giancarlo Ceci della stessa annata, ottenuto da uve di Troia in purezza coltivate con metodo biodinamico su terreni ai piedi di Castel del Monte.

La serata si è conclusa tra chiacchiere e strepitose pralines al cioccolato, non prima però di prendere nota degli altri appuntamenti: sabato 12 dicembre con “Le Bolle di Natale”, la cena degli auguri del ristorante Cielo, vivacizzata da cinque elegantissimi spumanti provenienti da tutto il mondo, e il 13 febbraio con “I Vini del Cuore”. Gli appuntamenti del 2016 proseguiranno poi il 25 febbraio con “Sei insoliti vitigni”, l’8 marzo con “I vini delle donne”, l’8 aprile con “Vive la France”, il 29 aprile con “L’oro d’Italia” e con la chiusura della Stagione concertistica del gusto il 20 maggio con il “Gran Galà”. Tutti da non perdere e da prenotare, perché i posti sono limitati, telefonando allo 0831 305925.