Il mattino dopo Matera ci ha premiato con una giornata di sole caldo e luminoso. E dopo l’abbondante colazione nella sala ricavata dagli antichi ambienti scavati nella roccia, a base di treccine dolci che ci hanno ricordato i sapori della nostra infanzia e una ipercalorica ma buonissima focaccia impastata con olio extra vergine di oliva e spolverata con lo zucchero, ci siamo incontrati in piazza San Giovanni con Vito Cuscianna, materano doc, che con il suo Apecar (Tour dei Sassi con ApeVito – tel. +39 393 1772506 – www.apevito.comapevitomatera@gmail.com) ci ha mostrato una Matera per noi ancora inedita.

Baciati dal sole tra i Sassi di Matera

Girando per le poche strade carrabili nel cuore della città, si trova la piena motivazione dell’inserimento nel 1993 dei Sassi di Matera tra i “patrimoni dell’umanità da tramandare alle generazioni future” e nella lista tra le 395 meraviglie del mondo.

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E con Vito, percorrendo via Buozzi, via Madonna delle Virtù e via D’Addozio con il balcone ai piedi di Sant’Agostino che si affaccia sui Sassi e sul torrente Gravina, ripercorriamo anche la storia di Matera che è quella dei suoi nonni che hanno vissuto appieno il passaggio della città da “vergogna nazionale”, come fu definita da Alcide De Gasperi nel 1950 per le condizioni di degrado sociale in cui viveva la popolazione, a tesoro mondiale che richiama ogni anno migliaia di visitatori.

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Il panorama più suggestivo si gode dal Belvedere di Murgia Timone, a pochi passi dalla città. Tra le antiche chiese rupestri come San Falcione e quella della Madonna delle Tre Porte, pascolano placide mandrie di vacche podoliche, dalle grandi corna e il manto grigio.

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La pausa pranzo è in piazza del Sedile da l’Arturo (piazza del Sedile 15, tel. +39 339 3907068 – www.larturo.com), un’istituzione in città con i suoi panini e le focacce ripiene di salumi e formaggi locali: per noi un gradito ritorno.

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Scendendo verso il Sasso Caveoso, la prima fermata d’obbligo è Santa Maria de Idris, nello sperone roccioso che si erge sul rione. Dall’Idris, attraverso un cunicolo posto a sinistra dell’altare maggiore, si accede alla cripta affrescata di San Giovanni in Monterrone.

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Quindi, scendendo, si giunge in Piazza San Pietro Caveoso, dove si trova anche l’omonima chiesa, l’unica non scavata nel tufo, che conserva un campanile in stile romanico. Dalla piazza, passando sotto un grande arco, si raggiunge un ampio balcone affacciato sulla spettacolare gravina e che conduce alla chiesa di Santa Lucia alle Malve, dove ammirare numerosi affreschi del XII secolo tra cui quello splendido che ritrae la Madonna del Latte. Nel Sasso Barisano si trovano, invece, le chiese rupestri di San Nicola dei Greci, con i suoi bellissimi affreschi duecenteschi, e della Madonna delle Virtù, risalente all’XI-XII secolo, nella quale il Circolo culturale “La Scaletta” (www.lascaletta.net) organizza periodicamente interessanti mostre (Visite Coop. Cave Heritage, tel. +39 377 4448885 – www.caveheritage.itinfo@caveheritage.it).

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Molto suggestiva la visita a San Pietro Barisano, la più grande chiesa rupestre della città, che tra i suoi gioielli vanta ambienti ipogei destinati alla “scolatura” dei cadaveri, pratica funebre riservata ai sacerdoti i cui corpi venivano collocati seduti in scanni di pietra e rimossi dopo la decomposizione. Purtroppo molte opere d’arte sono state trafugate o danneggiate durante gli anni ’60 e ’70 quando insieme ai Sassi furono abbandonate anche le chiese. Per le visite alle chiese rupestri di Santa Maria de Idris, San Giovanni in Monterrone, Santa Lucia alle Malve e San Pietro Barisano rivolgetevi alla Cooperativa Oltre l’Arte che le organizza tutti i giorni (per orari e biglietti tel. +39 327 9803776 – +39 345 9391659 – www.oltrelartematera.itinfo@oltrelartematera.it).

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Nella Civita svetta il Duomo, autentico capolavoro di architettura romanica costruito tra il 1230 e il 1270, e finalmente visitabile dopo oltre 13 anni di restauro. L’interno è caratterizzato dalle decorazioni seicentesche ma presenta un insieme di capitelli molto interessanti prodotti sotto l’influenza dei cantieri federiciani della Puglia.

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Capitelli sostanzialmente identici si trovano nella chiesa di San Giovanni Battista, una delle chiese più antiche e suggestive della città, dal portale romanico che è un vero ricamo sovrastato da un rosone. La curiosità? L’attuale entrata è collocata sulla parete destra in quanto la facciata principale fu murata dal vecchio ospedale costruito nel 1610. Molto interessanti le lampade originali all’interno decorate dalla croce di Malta e gli elefanti nella parte absidale esterna, sotto la cuspide, una delle poche parti originali dell’intera chiesa più volte ricostruita.

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Dunque Matera è un vero e proprio museo a cielo aperto, ma vale la pena visitare anche i suoi musei. Molto ricco il Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna della Basilicata ospitato nel maestoso Palazzo Lanfranchi, la più alta espressione di architettura barocca della città (piazzetta Pascoli 1, tel. +39 0835 310137 – 256262). Nelle grandi sale opere sacre provenienti da chiese della regione, i 300 dipinti di scuola napoletana della “Collezione D’Errico” e le sezioni dedicate a Carlo Levi e a Luigi Guerricchio.

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L’inferno dantesco descritto da Carlo Levi nel suo famoso libro Cristo si è fermato a Eboli lo si trova oggi dipinto sui pannelli dello stesso Levi al piano terra di Palazzo Lanfranchi: si rimane affascinati davanti a questo immenso spaccato della vita del tempo nelle case-grotta e nei “vicinati” con animali, uomini, donne e bambini che convivevano negli stessi spazi.

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Ma non cercate la meridiana: sull’alto muro del grande chiostro è rimasto un rettangolo vuoto ma dell’antica misura del tempo non c’è più traccia!

Se stanchezza (a Matera si gira a piedi e tra salite, discese e scalini e muscoli e articolazioni sono parecchio sollecitati) e fame prendono il sopravvento, è ora di fermarsi a cenare da qualche parte. In città si mangia bene ovunque. Noi vi consigliamo due posti provati e approvati da noi. Il primo è Oi Marì nel Rione Sassi (via Fiorentini 66, tel. +39 0835 346121 – +39 339 4086680 – +39 329 9370997 – contatti@oimari.it), dove gustare primi e secondi a base di ottime materie prime locali come salsiccia pezzente e bistecche di Podolica del Pollino, ma anche una pizza napoletana doc.

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Il secondo è Il Pettolino (via Ridola, 59 – tel. +39 0835 310269 – +39 333 8407878 – info@ilpettolino.it), un bistrot dall’aria casalinga in cui gustare le pettole, frittelle di farina di grano duro, acqua, sale e lievito, tipiche della cucina pugliese e lucana, che bollenti e fragranti arrivano subito in tavola come benvenuto: una vera bontà! Vi consigliamo di ordinare “la cassetta”, un aperitivo completo sostitutivo della cena servito in nove cocottes monoporzione in terracotta collocate in un vassoio di legno da accompagnare con una buona birra artigianale locale.

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