Marocco: luci e ombre

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Il Marocco era da tempo nella nostra wish-list. E quest’anno il regno di Mohamed VI è stato la meta del primo viaggio del 2026. E come è andata ve lo raccontiamo qui svelandovi le luci e le ombre di questo nostro tour.

Marocco, terra varia e affascinante

Cominciamo dalle luci. Il Marocco riserva continue sorprese: Città imperiali, antiche Kasbah, catene montuose innevate e sua maestà il Sahara. Ed è facile farsi incantare passeggiando nelle Medine tra mercati caotici e continue contrattazioni, cerimonie del tè e richiami del Muezzin, profumi di spezie, sapori intensi e colori brillanti. 

Marocco

Crea stupore passare dalla moderna Casablanca, dove siamo atterrati in tarda serata con il volo della compagnia di bandiera Royal Air Maroc decollato da Napoli, alle Città Imperiali di Fès dove c’è la più grande medina del mondo,  di Meknès in cui si erge la maestosa porta Bab Mansour, di Rabat con la sua Kasbah delle Oudayas e il Mausoleo in cui è sepolto Maometto V e, infine, di Marrakech con la sua vibrante piazza Jemaa el-Fna.

Marocco

A Casablanca, la grande moschea Hassan II cattura l’attenzione con la sua imponente architettura. Dopo la Mecca è l’edificio religioso islamico più grande del mondo: si staglia sull’Oceano Atlantico e all’interno ospita 25000 fedeli e ben 80000 sul suo piazzale. Il minareto è, con i suoi 210 metri, il più alto al mondo. Insomma un vero peccato non averla potuta ammirare anche all’interno dato che è una delle poche visitabili anche da chi non è musulmano.

Il tragitto più suggestivo e affascinante del viaggio è stato il passaggio attraverso l’Alto Atlante dove le strade salgono fino ai 2260 metri sul livello del mare del passo di Tizi’n Tichka. Questa strada collega Ouarzazate, considerata la Hollywood del Marocco per i film girati qui tra cui “Il gladiatore”, con Marrakech ed è caratterizzata da panorami spettacolari e percorsi tortuosi dove esplodono i colori: rosso e ocra della terra, verde smeraldo di fiumi e palmizi, blu intenso del cielo fino al bianco accecante della neve in vetta. Nel percorso spiccano deserti rocciosi, paesaggi, vallate e villaggi berberi.  

 Non a caso questa zona si chiama la “Strada delle 1000 Kasbah”, le fortificazioni costruite con paglia e terra tipiche del sud del Marocco. Molte sono ancora abitate mentre quelle più diroccate sono dimore delle cicogne che fanno i loro enormi nidi sui ruderi delle torri. Una delle più belle luci del Marocco è proprio questa: la presenza, praticamente ovunque, delle cicogne, nei nidi insieme ai loro piccoli o nel cielo dove volteggiano con le loro grandi ali. Mai viste così tante!

Marocco

Molto piacevole la passeggiata nella Kasbah di Ait Ben Haddou, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dal’Unesco nel 1987, con negozietti di artigianato locale ai lati delle stradine dove i venditori – caso strano in Marocco – non insistono per venderti la loro mercanzia. Ottimo il caffè sorbito presso la terrazza di un bar sulla cima del villaggio fortificato reso famoso dalle riprese della serie televisiva “Game of Thrones”. Raggiunta la parte più alta lo sguardo si apre sul fiume Ounila e i panorami ai piedi delle montagne dell’Atlante.

Come detto all’inizio, il Marocco sorprende sempre e, attraversando la catena del Medio Atlante ci siamo imbattuti nella Petite Suisse, la Piccola Svizzera, dove si trova Ifrane centro sciistico arroccato a 1.650 metri di altezza con la sua atmosfera alpina e la statua di un leone che rappresenta l’ultimo esemplare della zona abbattuto nei primi anni ’20 del secolo scorso. Qui un’immensa foresta di cedri, la più grande al mondo, si alterna a cascate e sorgenti nel Parco Nazionale di Ifrane dove vivono i macachi berberi che sono tanto ghiotti di noccioline da rubarle direttamente dalle mani.

Marocco

Passare da questi panorami così simili ai nostri paesaggi montani a quelli aridi e rocciosi intervallati da rigogliosi palmeti lungo la Valle del fiume Ziz è quasi uno shock! Ma la vera scoperta è il deserto del Sahara con le sue dune spettacolari che abbiamo raggiunto in fuoristrada e scalato in groppa a docili dromedari.

A Merzouga, la porta del Sahara a pochi chilometri dal confine con l’Algeria, abbiamo preso il nostro tè nel deserto e poi cenato e dormito nel campo tendato Royal Oasis Camp sotto un cielo così trapuntato di stelle da sembrare finto. La serata intorno al fuoco è stata bruscamente interrotta dal vento che si è levato freddo e intenso e che per tutta la notte ha soffiato forte contro le pareti della tenda, calmandosi alle prime luci del mattino sotto gli scrosci di una pioggia torrenziale che non ci ha permesso di godere dell’alba nel deserto. Questo è il regno dei berberi, o amazigh, popolo nomade con origini che risalgono a 12,000 anni fa e che ha mantenuto costumi, artigianato e lingua, riconosciuta ufficialmente nella costituzione del Marocco dal 2011.

Marocco

Tra le ombre, il caos nelle strade dove si incontra di tutto: auto, camion, motorini, carretti a motore, carri trainati da muli, biciclette, folla e tanto rumore provocato dal continuo strombazzare dei clacson notte e giorno.
Il massimo della confusione si registra soprattutto in piazza Jemaa el-Fna a Marrakech dove bisogna prestare attenzione a non essere strattonati da incantatori di serpenti, domatori di scimmiette, uomini dell’acqua e tatuatrici di henné: tutti alla ricerca del turista che si ferma per una foto che poi verrà a costare molto cara!

A me è successo di essere letteralmente rapita da una giovane donna che senza attendere il mio consenso mi ha preso la mano e ha cominciato a disegnarci sopra con l’henné. Alla fine ha chiesto un prezzo esorbitante, ben 600 Dirham che corrispondono a 60 euro circa, per un servizio non richiesto. La successiva contrattazione, un po’ vivace nei toni, condotta da Michele ha permesso di calare a soli 10 euro. 

Nelle strade strette dei souk di Fès e di Marrakech si vende di tutto e io avrei voluto portami a casa tutto! Ma le guide locali non ci hanno consentito di deviare dai percorsi e, soprattutto, dai loro negozi di riferimento dai quali ricevono in modo nemmeno troppo celato la percentuale sulle vendite.  
Quindi? In questi posti bisogna contrattare ancora di più ma sinceramente questa tiritera di offerte e controfferte dopo un po’ diventa insopportabile e si comincia a bramare il nostro prezzo fisso. 

La cucina marocchina è il risultato di differenti tradizioni tra berbere, arabe, andaluse e francesi. Fa grande uso di spezie per cui dopo qualche giorno a base di tajine, cous cous, carne, uova e verdure piccanti il mio intestino ha cominciato a protestare. Per cui ho preferito nutrirmi con pane arabo, che è molto buono, pasticceria di stampo francese servita a colazione e di msemen, la crepe sfogliata quadrata cotta su una piastra, che si arricchisce di miele e rende la giornata più dolce fin dal mattino.
Attenzione a ciò che ordinate da bere in hotel e ristoranti: una bottiglia di acqua da 75 ml può costare 7 euro così come una birra piccola! Ma non fatevi mancare la Casablanca, una birra leggera dal gusto morbido molto gradevole.

Riguardo i souvenir, avevo sentito molto parlare dei prodotti a base di petali di rose coltivate nella Valle delle Rose, in cui si producono più di 4.000 tonnellate della varietà damascena selvatica, ma per me creme, acqua, saponette e incensi con tale fragranza sono un po’ troppo profumati. E poi mi è passata la voglia di acquistare quando mi sono accorta che molte delle cose esposte erano made in India.
Anche a Marrakech siamo stati introdotti dalla guida in una erboristeria in cui ci hanno propinato i preparati marocchini a base di spezie, erbe, olio di argan: impossibile uscirne senza essere storditi dai profumi e con una busta piena.

A Ourzazate abbiamo visitato la Kasbah di Taourirt, un’antica fortezza berbera che però è stata parzialmente distrutta dal terribile terremoto del 2023 per cui sono ancora chiuse al pubblico le parti più belle, quelle destinate al califfo e alla sua famiglia. La cittadina è anche il punto di partenza per esplorare le Gole del Todra che tagliano le montagne dell’Atlante. Le pareti scoscese delle gole alte fino a 300 metri, però, inserite in una strada asfaltata e molto trafficata perdono molta della loro poesia.

Marocco

A proposito di poesia, Marrakech è denominata l’incanto del Sud. Ma noi questo incanto non lo abbiamo vissuto a causa di una visita frettolosa e troppo mirata a condurci in posti prestabiliti per acquisti quasi “forzati”. Inoltre, se pur abbiamo apprezzato il tè alla menta sulla terrazza del Grand Balcon du Cafe Glacier non abbiamo potuto godere, causa cielo molto nuvoloso, dello spettacolo del tramonto con lo sfondo della piazza Jemaa el-Fna che da qui è unico. 

In conclusione, abbiamo pensato di tornare presto in Marocco, cercando di far diventare luci le ombre che hanno oscurato questo viaggio. A cominciare da Marrakech, per viverla più intensamente soggiornando in un riad, perdendoci nel labirinto della Medina, esplorando con calma i laboratori artigianali e godendoci il rituale hammam, per una totale immersione nella cultura locale.
Inshallah, se Dio vuole – come ha ripetuto durante tutto il tour il nostro simpatico e bravo autista Mohamed.

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Rosalia
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This travel blog with the dog is a personal selection of our best experiences, our favorite spots and secrets places around the world curated by Rosalia e Michele.

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