Le città imperiali del Marocco rappresentano le varie fasi storiche di questo Paese ampio e variegato nei panorami e nelle culture. Il Marocco è terra racchiusa tra due mari, l’Oceano Atlantico e il Mediterraneo, e si estende tra valli e pianure fertili tra le quattro catene montuose dell’Alto, Medio e Anti-Atlante e del Rif a nord fino a stemperarsi nelle dune del deserto del Sahara a sud.
Le città imperiali Fès, Rabat e Meknès
Il
Marocco è terra intrisa delle storie di tutte le genti che hanno abitato questo lembo di Africa: dai berberi agli arabi, con sfumature andaluse, subsahariane e mediterranee. Tre le lingue ufficiali: l’arabo che si scrive da destra a sinistra, il francese, retaggio dell’epoca coloniale, e il berbero, che si scrivono entrambi da sinistra a destra. Ma sono diffusi anche lo spagnolo e il portoghese che ricordano i tempi in cui il territorio dell’attuale regno era diviso tra il Protettorato Francese, il Protettorato Spagnolo e le città costiere occupate dal Portogallo tra il XV e il XVIII secolo.

Ma torniamo alle città imperiali. Sono quattro – Fès, Marrakech, Rabat e Meknès—e vengono chiamate così perché rappresentano le antiche capitali storiche e le sedi delle principali dinastie regnanti che hanno impreziosito le loro medine, i centri storici fortificati risalenti al Medioevo, con moschee, medrase, sontuosi palazzi e rigogliosi giardini, rendendole mete imperdibili di un viaggio in Marocco.

La più antica è Fès: fu fondata nel 789 da Idris I come prima capitale, ruolo che ha mantenuto per ben 400 anni, e ancora oggi è considerata il cuore spirituale e culturale del Marocco. La sua intricata medina, una delle più grandi e meglio conservate di tutto il Nord Africa, è Patrimonio UNESCO. Le strade sono tortuose e strette e creano quasi un labirinto in cui è facile perdersi. Per cui meglio esplorarle con una guida esperta.
La città è divisa in due parti dal fiume Fès da cui prende il nome:
Fes el-Bali, la parte più antica, e
Fes el-Jedid, la città nuova imperiale fondata nel XII secolo. Nella medina ci sono ancora botteghe in cui il lavoro manuale conserva un valore centrale: un esempio sono le
Concerie in cui si lavora il cuoio e lo si tinge a mano con tecniche antiche come quella detta
Chouara datata XI secolo.
Da una terrazza abbiamo guardato dall’alto le vasche in cui le pelli vengono pestate, spazzolate e tinte con prodotti naturali prima d’essere stese al sole per l’asciugatura. Prima di scalare la stretta scala ci hanno dotato dell’immancabile rametto di menta fresca da avvicinare al naso per evitare di sentire il forte odore della concia che il vento ha portato via prima che raggiungesse le nostre narici.

Meno battuto dal turismo il quartiere ebraico, chiamato
Mellah. Fu fondato nel XV secolo dagli ebrei in fuga dalla Spagna dove erano perseguitati ed è disseminato di studi dentistici, a testimoniare una delle professioni più comuni tra gli esponenti del popolo giudaico. Tutto il quartiere, situato a ridosso del palazzo reale, è caratterizzato da balconi esterni con inferriate in ferro battuto e in legno scolpito di chiara ispirazione andalusa, mentre le case marocchine si ispirano al modello della domus romana come quelle di
Pompei, con un atrio centrale ornato da vasche e fontane sul quale si affacciano le stanze.
Durante i tre giorni di festa che seguono il Ramadan pochi i negozi aperti e non ci sono le mercanzie esposte per strada secondo l’uso che all’interno e sotto casa c’è il magazzino mentre è all’esterno che viene allestita la vetrina.
Nel giro abbiamo cominciato ad ammirare le famose
porte marocchine che non hanno soltanto il ruolo di separare e proteggere gli ambienti domestici da ciò che c’è al di fuori, ma soprattutto il compito di raccontare la storia della famiglia che abita la casa. A cominciare dal colore. Il blu è simbolo di spiritualità e protezione, il rosso di energia e calore, il bianco di purezza e il verde è il colore sacro dell’Islam. Sulle porte, finemente intarsiate in legno di cedro, tanti sono i simboli, dal ferro di cavallo ai versetti del Corano alla mano di Fatima.
A sinistra di una porta seminascosta in una delle zone più intricate della medina c’è una lapide che ricorda l’esploratore missionario francese
Charles de Foucald, che qui abitò per approfondire i suoi studi sulla cultura Tuareg.
La nostra guida è nata proprio in questi stretti vicoli. Tutti saluta e tutti lo salutano, anche gente che potrebbe essere considerata poco raccomandabile: ci svela che sono esponenti della mafia locale, che contribuisce a rendere la medina un posto tranquillo anche per i turisti, nonostante a volte – ci confida – qualcuno decide di battersi facendo brillare la lama di un coltello.
Fès è famosa anche e soprattutto per ospitare una delle
Università più antiche del mondo, Al-Qarawiyyin, fondata nell’859 da una donna,
Fatima al-Fihriya. Numerose le
madrase, le scuole coraniche, che raccontano un passato di grande raffinatezza artistica, con le meravigliose decorazioni in
zellige, i colorati mosaici di piastrelle dai motivi geometrici, legno intagliato e stucchi che sembrano merletti. La
Medersa el-Attarine, costruita tra il 1323 e il 1325, è la
Medersa degli Spezieri e un meraviglioso esempio di architettura moresca. E poi ci sono la
Medersa Bou Inania, costruita tra il 1350 e 1357, e la
Moschea Kairaouine, uno dei più importanti centri islamici al mondo, in cui i non mussulmani non possono entrare.
Il
Palazzo Reale, non visitabile, è una città nella città che si estende per 32 ettari includendo una moschea, una medersa, i corpi di guardia, i giardini e un fiume. Non si può concludere il tour di Fès senza visitare un laboratorio di ceramica decorata con il
“Blu di Fès”, una particolare sfumatura di cobalto che nasce da un procedimento di invetriatura messo a punto nel X secolo.
Rabat è l’attuale capitale amministrativa del Marocco e uno dei suoi gioielli è la
Kasbah degli Oudaias, il quartiere fortificato del XII secolo patrimonio dell’Unesco che si affaccia sull’oceano dalla parte opposta su cui sorge
Chellah, il cimitero musulmano.
Nella parte moderna la
Torre Hassan, costruzione edificata con l’intento di renderla il minareto più alto del mondo e rimasta incompiuta come la moschea intorno di cui rimangono tante colonne in quello che sembra un enorme piazzale, e il
Mausoleo di Mohammed V, padre dell’indipendenza marocchina.
Meknès è tra le città imperiali quella che viene definita la “Versailles del Marocco” perché tra il 1672 e il 1727 rivaleggiava per grandiosità e bellezza con le capitali europee. Fondata come capitale imperiale dal sultano Moulay Ismail si trova al centro di un paesaggio verdissimo, fatto di coltivazioni di olive, uva e frutta: qui si produce il vino del Marocco, una piacevole scoperta fatta a bordo durante i pasti serviti sull’areo.
È nota anche per le sue imponenti mura, soggette a importanti lavori di restauro, e la porta monumentale Bab Mansour, una delle più belle del paese ornata dai grandi nidi delle onnipresenti cicogne che si librano spesso in volo nei cieli del Marocco. Siamo riusciti, grazie all’intercessione del nostro autista Mohamed, a entrare nell’area in cui gli operai stanno lavorando per riportare all’antico splendore le scuderie reali dove trovavano ricovero circa 12 mila cavalli.
La quarta delle città imperiali è Marrakech, che merita un capitolo a parte e un ritorno per essere apprezzata con più calma e più tempo.