La Villa della Sonnessa family a Melfi

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La Villa, ristorante della famiglia Sonnessa premiato più volte dalla Guida Michelin con il Bib Gourmand, si trova su una collina appena fuori dal borgo di Melfi, tra il Monte Vulture e il Castello normanno di Federico II di Svevia. L’articolo di recensione questa volta non era previsto in quanto siamo stati invitati a pranzo da amici a scoprire questa perla della ristorazione lucana in attività dal 1999. Ma l’accoglienza di Gabriele in sala e i piatti di Vito che in cucina lavora con papà Michele, ci hanno sorpreso e conquistato per cui abbiamo pensato di condividere le emozioni delle nostre papille con i nostri lettori.

Cucina moderna che non dimentica le radici

La storia di questo locale, nato come agriturismo ventisette anni fa, ce l’ha raccontata a tavola Gabriele Sonnessa, sommelier e presenza autorevole e allo stesso tempo discreta in sala. Fu una enorme scommessa quella di papà Michele: portare una cucina di stampo moderno e all’avanguardia in un territorio in cui in cucina impera la tradizione. Nel tempo i piatti proposti hanno creato un perfetto abbraccio tra le nuove tecniche e i prodotti locali e un riuscito innesto tra moderna interpretazione delle ricette e tradizione mai rinnegata.   Tutto ciò si riflette nel menu e nei prestigiosi riconoscimenti tributati a La Villa, tra cui quello per l’eccellenza dei dolci e dei lievitati ricevuto dallo chef Vito Sonnessa con il premio individuale Passion Dessert 2026 Guida Michelin. 

Proprio i lievitati, comparsi in tavola subito dopo l’Amuse bouche proposto dallo chef, ci hanno fatto subito innamorare della cucina de La Villa: irresistibili le stringhe di pomodoro e sale maldon, la morbida e profumata focaccia e la pagnotta ai grani antichi di cui abbiamo chiesto il bis.

Il pane ha accompagnato anche l’olio extravergine di oliva prodotto dall’azienda con le Cultivar tipiche del territorio come la Cima di Melfi. 
Gabriele ci ha sottolineato che la maggior parte delle materie prime utilizzate nel ristorante è di produzione propria. Dall’orto provengono quelle vegetali e anche la frutta è coltivata nei terreni di famiglia. Dalle aziende vicine ciò che serve alla preparazione dei piatti di Vito: insomma una filiera cortissima che garantisce freschezza e autenticità. 

Sul vino abbiamo avuto sin da subito le idee chiare volendo omaggiare il territorio con la scelta dell’Aglianico del Vulture DocTitolo” di Elena Fucci, che prende il nome dalla vigna che nasce nella zona più vocata del Vulture, Contrada Solagna del Titolo a Barile. Un vino dalla spiccata personalità a cominciare dal colore rubino intenso e dal profumo che permane intenso nelle narici. Affinato 24 mesi in barriques di rovere francesi e 12 mesi in bottiglia al sorso è persistente, aromatico e caldo con un giusto equilibrio nei sentori dei legni che non prevalgono. Un piacere parlarne con Gabriele che ci ha spiegato la filosofia alla base dei vini di Elena Fucci che dal 2000 porta alto il vessillo dell’Aglianico del Vulture nel mondo. E che poi, dopo pranzo, ci ha accompagnato nella visita della inaspettata cantina nei locali sotto al ristorante, un vero e proprio caveau in cui sono custodite circa 9000 bottiglie di oltre 600 etichette da tutta Italia e dal mondo.

Abbiamo abbinato il vino a un percorso scelto in parte da noi e in parte dallo chef, che ci ha proposto una selezione di tre antipasti che ci ha fatto subito fare la conoscenza della sua idea di cucina. Alle fave e cicorie Vito abbina uno scampo marinato leggermente irrorato da un olio alla paprika di peperone crusco, mentre la melanzana alla “parmigiana” secondo la famiglia Sonnessa si presenta come un quadro in 3D composto dall’ortaggio in oliocottura, con farcia di crema di mortadella da maialino nero e mozzarella, immerso in un profumato ragù alla vecchia maniera. Il terzo antipasto è quello più sorprendente a partire dalla presentazione: un grande uovo in ceramica viene aperto dinanzi al commensale che viene investito dal profumo di tartufo bianchetto locale che accompagna l’ovetto a 64° in crema di fonduta di Parmigiano Reggiano sotto alla quale si cela il pezzo forte, la salsiccia “pezzente” croccante che regala sapidità e croccantezza al riuscito mix di sapori. Sicuramente il mio preferito!

Anche le paste sono fatte in casa e come i lievitati sono il fiore all’occhiello de La Villa. Ci hanno intrigato i ravioli di brasato e funghi cardoncelli mantecati al pecorino di Melfi e salsa alla “pizzaiola” anche se personalmente mi aspettavo un sapore più intenso. 
Come secondo abbiamo optato per la guancia di Maialino nero lucano CBT ai semi di finocchio abbinato a un morbido di patata all’olio evo e a un chutney di mela verde in un connubio  ben riuscito tra complessità e freschezza.

La Mela di Biancaneve, che come Eva ho proposto al mio Adamo tentandolo, ha chiuso il pasto: Mela “Annurca” ripiena di ricotta alla fava tonka e croccante di pasta frolla.
Con il caffè della moka è arrivato in tavola il Castello di Melfi con la piccola pasticceria collocata su ogni torre. Questione di gusti ma il caffè preparato nella moka mi piace di più sorbirlo in tazzine sottili come quelle del servizio buono di famiglia e non in quelle spesse da bar. 

La Villa

Ci siamo quindi trasferiti negli ambienti sotterranei dove sorprende la cantina, non solo per il numero delle bottiglie ospitate ma per la cura e l’eleganza negli arredi e nella disposizione. Gabriele ci ha mostrato orgogliosamente quella che nata come “collezione privata”, è diventata il fiore all’occhiello del ristorante con una selezione divini nazionali che si allarga agli Champagne e oltre, con una cura particolare per annate storiche e referenze ricercate. Come quelle che ci ha mostrato esposte nella parte più segreta e intima della cantina. Ci ha anche parlato della recente ristrutturazione dei locali sottostanti al ristorante che è la proiezione della sala con le quattro colonne portanti lasciate a vista che sono in corrispondenza dei quattro tavoli storici dei tempi dell’apertura, mentre l’ingresso del caveau è esattamente sotto l’attuale cucina.

Interessante la proposta, che non ci faremo certo sfuggire, di pranzare o cenare a uno dei due tavoli ricavati dal tronco di un enorme albero “vittima” di un incendio collocati in cantina tra le bottiglie che occhieggiano dagli scaffali che fanno da quinta scenografica dello spazio. E a La Villa con noi potrà esserci anche il nostro Otto!

La Villa
Contrada Cavallerizza – Melfi (Potenza)
Info: tel. +39 0972 236008
www.lavillamelfi.it

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This travel blog with the dog is a personal selection of our best experiences, our favorite spots and secrets places around the world curated by Rosalia e Michele.

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