La Via Matildica del Volto Santo collega due luoghi simbolo della religiosità medievale legati alle reliquie del Preziosissimo Sangue a Mantova e del Volto Santo a Lucca. E se nel Duomo di San Martino a Lucca ci eravamo ritrovati, anche se parzialmente in quanto in restauro, al cospetto del Volto Santo, il grande crocifisso ligneo policromo considerato una delle reliquie più preziose della città, della Via Matildica ne abbiamo sentito parlare per la prima volta durante il nostro recente tour in Emilia Romagna.
Un cammino tra arte, storia e fede
A Matilde di Canossa, figura chiave del Medioevo europeo e protagonista nel territorio di Reggio Emilia caratterizzato da un poderoso sistema fortificato costituito da castelli e pievi in cui perfino un imperatore fu costretto a inginocchiarsi nella neve per chiedere perdono al Papa, è dedicato questo percorso intriso di storia, cultura, spiritualità e natura che ci ripromettiamo di percorrere a breve in uno dei prossimi Viaggi di Domani. Non prima di aver richiesto la credenziale ufficiale del pellegrino, il passaporto da timbrare a ogni tappa della Via Matildica del Volto Santo.

I luoghi simbolo del cammino sono Mantova, che diede i natali alla Grancontessa Matilde, e San Benedetto Po, nella cui abbazia venne sepolta prima di essere portata prima a Castel Sant’Angelo e poi traslata nel 1644 nella Basilica di San Pietro in una tomba ideata e in parte eseguita dal Bernini. Ma soprattutto al suo nome è legato il Castello di Canossa, famoso per l’episodio dell’umiliazione di Enrico IV che per tre giorni e tre notti implorò Papa Gregorio VII di revocare la sua scomunica. Da cui il detto “andare a Canossa” a significare fare atto di sottomissione e chiedere perdono dopo aver commesso un errore o aver agito con arroganza.

Oggi del castello rimane ben poco ma i resti che si elevano nell’Appennino di Reggio Emilia sopra una rupe di arenaria bianca sono ricchi di suggestione e sede di un museo nazionale nonché patrimonio diretto dello Stato italiano. Ai tempi di Matilde rappresentava il centro di un territorio dove si verificarono i principali avvenimenti della transizione tra l’Europa medievale e l’Europa moderna. E anche il nucleo principale di uno scacchiere difensivo realizzato per assicurare il controllo delle vie di comunicazione padane e transappenniniche formato da rocche e fortezze.
Tra i castelli meglio conservati ci sono quello di Rossena, che emerge imponente su una rupe vulcanica, e quello di Bianello, dove la Gran Contessa risiedeva abitualmente, in cima a uno dei colli del comune di Quattro Castella. Non abbiamo potuto visitarlo in quanto le viste sono stagionali, ma abbiamo cenato nella foresteria ai piedi della rocca che ospita il ristorante Tre Tenori che propone con un servizio attento e cordiale i piatti della ricca gastronomia locale abbinati a qualche tocco innovativo e a vini molto interessanti.
Gli altri manieri che fanno parte del circuito dei Castelli di Matilde sono il Castello di Sarzano, definito una delle rocche più eleganti e meglio conservate dell’Appennino emiliano, e il Castello di Carpineti, che domina la valle del fiume Secchia e dove Matilde ospitò Papa Gregorio VII reduce dall’incontro di Canossa.

L’ultimo luogo emblematico della Via Matildica è Lucca, città originaria della famiglia dei Canossa. Il cammino è lungo quasi 300 chilometri e vi sono comprese tre grandi e storiche percorrenze: La Via del Preziosissimo Sangue, il Cammino di San Pellegrino e la Via del Volto Santo.
Si può percorrere a piedi o in bicicletta anche insieme al proprio cane e attraversa tre regioni, la Lombardia, l’Emilia e la Toscana, partendo dalle pianure del Po e passando per l’Appennino Tosco-Emiliano. La prima tappa, come già accennato, è Mantova, città Patrimonio UNESCO, da cui si raggiunge San Benedetto e il complesso abbaziale di Polirone, per secoli luogo di sepoltura di Matilde di Canossa. La seconda fermata è Guastalla, piccolo gioiello rinascimentale e antica capitale del Ducato dei Gonzaga, da cui si parte per Reggio Emilia.

Dal centro città, percorrendo la Passeggiata Settecentesca, si giunge al Parco della Reggia Ducale di Rivalta. Proseguendo fino a Vezzano si raggiungono le prime salite delle terre di Matilde. Ai piedi del Monte Duro c’è Montalto prima di raggiungere la rupe di Canossa e proseguire per il Castello delle Carpinete attraversando i borghi matildici di Votigno, Bergogno e Monchio, con il Castello di Sarzano e i castagneti millenari dell’Abbazia di Parola sullo sfondo. Dal Castello di Carpineti si scende poi verso il fiume Secchia per risalire l’Appennino attraversando i borghi di Carola, Stiano, Corneto e Manno fino alla Pieve di Santa Maria in Castello a Toano. Dopo le Balze del Malpasso si scende verso Morsiano per salire successivamente a Gazzano, conosciuto come il paese dei presepi. Da qui si prosegue per il Santuario di San Pellegrino in Alpe e all’hospitale oggi museo etnografico, attraversando i boschi dell’Abetina Reale fino al passo delle Forbici, fino a toccare il tetto della Via Matildica, il passo del Giovarello.

Si passa così in Toscana, in cui si ergono i borghi fortificati di Castiglione e Castelnuovo di Garfagnana, giungendo a Barga, dal centro storico medievale perfettamente conservato e affacciato sulle Alpi Apuane. Questo tratto della Via Matildica è quello che già conosciamo per aver soggiornato con il nostro Otto a Borgo Giusto, tra i verdi boschi della Garfagnana, non lontano dal ponte della Maddalena conosciuto come anche ponte del Diavolo a Borgo a Mozzano da dove si parte per raggiungere l’ultima tappa del percorso: Lucca.















