Il mare non bagna Napoli: la scrittrice Anna Maria Ortese con questo libro straziante e affascinante allo stesso tempo dichiarò tutto il suo sofferto amore per la città. Lei era nata a Roma ma è considerata napoletana a tutti gli effetti e a Napoli ha dedicato il suo libro più bello.

Dichiarazione d’amore per la città

Questo ho pensato quando, arrivata sul terrazzo del Madre, il Museo d’arte contemporanea nell’antico convento di Donnaregina, ho spalancato il mio sguardo sul magnifico panorama sui tetti della città e sulla frase che si staglia sull’imponente mole del Duomo: il mare non bagna Napoli, appunto, opera degli artisti Bianco e Valente.

Napoli

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E guardandomi intorno, tra “L’uomo che misura le nuvole” di Jan Fabre e il cavallo di Mimmo Paladino che sembra sospeso tra la città e la collina di Capodimonte, ho pensato quanto sia difficile per me trovare le parole per descrivere le mie sensazioni nei confronti di Napoli, di cui da non napoletana, mi sono innamorata venti anni fa, quando ci ho vissuto per un breve periodo. Che però ha decisamente segnato la mia esistenza: oggi posso affermare con sicurezza che Napoli è la città che più ha contribuito a formare la donna che sono oggi.

A distanza di anni ci sono tornata, con Michele e il piccolo Otto, che hanno apprezzato anche loro il calore e il senso dell’amicizia di una città complicata ma non per questo meno bella.

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Anche in quartieri come il Rione Sanità, off limits ai tempi in cui abitavo a Napoli, mentre oggi è in pieno cambiamento e il fermento lo si nota in tutti gli angoli nei vicoli che si intrecciano pieni di negozi e bancarelle situati sopra scavi sotterranei, dove la maggior parte della storia napoletana ha le sue origini.

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Questo quartiere deve essere visitato a piedi perché non c’è mai posto per parcheggiare l’auto e anche per il fatto che se Napoli è considerata una città verticale, qui lo è ancora di più in quanto dal suo ventre si sale poi con l’ascensore fino al Ponte Maddalena Cerasuolo, conosciuto come Ponte della Sanità, che scavalca l’intero rione sovrastando le case e ponendo chi ci passa a tu per tu con la grande cupola della Basilica di Santa Maria della Sanità chiamata anche San Vincenzo, perché qui ogni nome di via, piazza, chiesa e così via, ha il suo doppio. 

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L’occasione per approfondire la conoscenza di una delle zone della città che non avevamo mai avuto modo di conoscere fino a ora ce l’ha data la scelta di dove dormire, il The Foria House, dove siamo stati ospiti di Carlo, ma che nasce dall’idea di tre ex. Non fatevi strane idee, si tratta di un ex odontotecnico, Carlo, un ex ingegnere, Richard, e un ex avvocato, Roberto, che un bel giorno hanno deciso di cambiare vita investendo nel turismo di qualità aprendo tre strutture ricettive dal look fresco e accattivante. Oltre al The Foria House, il The Bellini House e il The Dante House nelle omonime piazze.

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La prima tappa ci ha portati al di là dei confini del rione, nello storico quartiere di San Lorenzo, per visitare il tempio dell’arte contemporanea internazionale, il Madre (www.museomadre.it), inaugurato nel 2005.

Mentre Michele con Otto mi aspettava giù ho approfittato della partecipazione alla visita gratuita del lunedì per meglio apprezzare l’opera di Darren Bader, artista americano contemporaneo, che propone un gioco sottile con il visitatore nella sua “mostra nella mostra” intitolata @mined-oud, gioco di parole che deriva dalla lettura in senso contrario dell’indirizzo email dell’artista.

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Qui al Madre Bader rimette in discussione la concezione di cosa si considera “arte”, “opera”, “mostra”, “museo” e la sua arte è basata sull’inclusione e la condivisione dell’opera, che include interventi linguistici su alcune didascalie di opere i cui contenuti sono reinventati dall’artista. Della mostra, poi, fanno parte una serie di azioni performative: il cortile interno si è tramutato in una scacchiera a disposizione del pubblico e in una sala i visitatori possono divenire parte dell’opera scegliendo un biscotto della fortuna e poi leggendo il bigliettino all’interno.

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Per me una prima volta in assoluto: essere parte di un’opera d’arte e scartare il biscotto che, secondo la tradizione cinese, al suo interno racchiude un biglietto contenente un saggio consiglio. Il mio: to partecipate, niente di più azzeccato!

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Da non perdere, c’è tempo fino al 30 aprile, la mostra Pompei@Madre che si si basa su un rigoroso programma di ricerca risultante dall’inedita collaborazione fra il Parco Archeologico di Pompei e il Madre.

NapoliIl mare non bagna Napoli (Ph. Rosalia Chiarappa)

Il percorso si snoda tra materiali che documentano la vita quotidiana della città antica messi a confronto con opere e documenti moderni e contemporanei di 90 artisti provenienti dalle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, del Museo e Real Bosco di Capodimonte, del Polo Museale della Campania e di importanti istituzioni nazionali e internazionali quali la Biblioteca Nazionale e l’Institut Français di Napoli, la Casa di Goethe e la Biblioteca dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma, la Fondation Le Corbusier e l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, oltre che da importanti collezioni private italiane e internazionali.

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