Fondazione Pino Pascali: intervista a Rosalba Branà

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La Fondazione Pino Pascali di Polignano a Mare, l’unico Museo di Arte Contemporanea della Puglia, ha riaperto le porte al suo pubblico il 12 maggio. Abbiamo colto al volo l’occasione per raggiungere in sede la direttrice Rosalba Branà, e realizzare in presenza l’intervista già programmata in modalità virtuale per discutere intorno allo stato attuale dell’arte, settore in grande sofferenza nell’ultimo periodo.

La nostra visita alla Fondazione Pascali

Iniziamo con una premessa. Una delle possibilità nel futuro dell’arte sarà quella di mescolare sempre più influenze e linguaggi con grande libertà di espressione. Ciò avviene da sempre nella Fondazione Pino Pascali ed è espresso sia nelle mostre finalmente visitabili, sia attraverso il Premio Pascali.

Fondazione Pino Pascali

Dunque, prima di sederci a chiacchierare nella luminosa sala affacciata sul mare azzurrissimo di Polignano su cui sembra galleggiare lo scoglio dell’Eremita, abbiamo voluto ammirare le due mostre allestite nelle sale avendo l’onore di essere accompagnati dalla direttrice in persona.

Fondazione Pino Pascali

La prima, dal titolo “Pupi&Fantocci”, è stata aperta al pubblico il 16 febbraio con grande successo. Poi chiusa, insieme alla Fondazione Pino Pascali durante le fasi rosse e arancioni della nostra regione, è ora nuovamente visitabile.

Molto interessante il dialogo a distanza tra i Pupi della tradizione siciliana selezionati da Paolo Comentale e provenienti dalla prestigiosa collezione di Aldo Mosca a Corato e le sculture-fantocci tridimensionali realizzate in cartapesta dal maestro Deni Bianco di Putignano.

Protagoniste nella sala che si affaccia sul mare sono queste creazioni che si pongono tra arte e artigianato che fanno sorridere ma anche riflettere sui solchi della tradizione che lega le regioni del bacino mediterraneo. Abbiamo apprezzato molto il lavoro di Deni Bianco, che conoscevamo per quello impiegato nella costruzione dei giganti carri di cartapesta che sfilano al Carnevale di Putignano, e che invece per questa mostra si è concentrato sulla realizzazione di sculture ispirate agli schizzi riprodotti sul catalogo ‘Pino Pascali, lavori per la pubblicità’.

Attraverso una ricostruzione certosina questi sono divenuti pezzi unici in cartapesta realizzati con la tecnica a calco, di cui è possibile vedere tutte le fasi nell’esposizione degli attrezzi e delle componenti: carta, filo di ferro, gesso, colla con acqua e farina.

I Pupi sono creazioni del professore catanese Aldo Mosca e sono arricchiti da armature in metallo sbalzato a mano e preziosi abiti. Nel mostrarceli Rosalba Branà ha sottolineato come “La tradizione dei Pupi, inseriti nel 2008 nella lista Unesco del patrimonio immateriale dell’umanità, è di derivazione spagnola e accomuna tutta l’Italia meridionale”.

Ci ha affascinato anche la seconda mostra al centro della quale ci sono Pino Pascali, Pierpaolo Pasolini e Andrea Pazienza, tre grandi protagonisti degli anni ’60 accomunati non solo dalla lettera iniziale del loro cognome, ma anche dalle vicende artistiche e di vita borderline. La mostra “Pasolini Pascali Pazienza. Segni e disegni corsari”, che già dal titolo esalta il lato rivoluzionario dei tre scandagliato attraverso la pratica del disegno, è curata da Giacinto Di Pietrantonio ed è corredata da un video che vi invitiamo a guardare. Nelle immagini in bianco e nero si susseguono le scene di un’Italia che non c’è più, tra le interviste di Pierpaolo Pasolini e i film di Totò, tra le frasi di Pascali e i disegni di Pazienza.

“Non si sa se Pasolini e Pascali negli anni in cui entrambi vissero a Roma si incontrarono mai. Non ci sono testimonianze di ciò. Ma ci piace pensarlo – ci dice la direttrice della Fondazione Museo Pino Pascali – perché tante sono le affinità tra i due. Basti pensare al fatto che entrambi elaborarono testi in dialetto, friulano Pierpaolo Pasolini, polignanese Pino Pascali”.

E, aggiungiamo noi, tutti e tre sono stati accomunati da una vita spericolata e da una fine prematura, che non ha impedito che ognuno di loro lasciasse tracce importanti con disegni, parole e fumetti, per un cambiamento della società, da corsari quali sono stati.

Tornando allo stato dell’arte post-Covid ecco la nostra intervista alla direttrice Branà.

Durante questo periodo per tutti molto difficile l’arte è stata un valido scudo davanti alle difficoltà del contemporaneo soprattutto attraverso l’accesso virtuale che ha permesso la continuità della fruizione dei musei e delle loro opere. Ma c’è il rischio che tale facilità di accesso porti alla massificazione facendo perdere contenuto all’arte stessa?
Il periodo che abbiamo vissuto e stiamo vivendo ci ha dato la possibilità di verificare altre modalità di approccio al nostro pubblico, spostando dal piano reale a quello virtuale le nostre iniziative. Come le conversazioni, i corsi di storia dell’arte e i laboratori per i bambini. La novità è che al museo si sono avvicinate così tante persone che non solo finora non erano mai entrate fisicamente alla Fondazione Pino Pascali ma che probabilmente non lo avrebbero fatto mai. Quindi nel futuro sicuramente le due modalità conviveranno consentendo al museo di continuare a conservare la sua funzione di aprire alla conoscenza dell’arte sia sentendo ancora le voci del pubblico e dei bambini durante le iniziative in presenza che sviluppandone altre virtuali. Infatti un grande successo ha avuto la mostra “Camera con vista” in cui 10 fotografi pugliesi hanno scattato durante il primo lockdown fotografie in casa o dalla finestra. Tanto che abbiamo replicato con una seconda puntata intitolata “Camera con vista international” con la partecipazione da ogni parte del mondo.

Fondazione Pino Pascali

Mi piace definire il Pascali come un museo osmotico non solo tra arte e territorio, ma anche tra mondo reale e quello virtuale, come le attività durante il lockdown hanno dimostrato. Questa sua qualità come potrà svilupparsi nell’immediato?
La nostra mission è sempre stata quella di far dialogare il linguaggio contemporaneo con le problematiche naturalistiche e territoriali nella convinzione che un museo di arte contemporanea non può essere solo un contenitore statico di mostre, deve essere fluido e in movimento. Il futuro a cui deve tendere il lavoro di un Museo come il Pascali per essere al passo con i tempi è stabilire connessioni produttive in più direzioni ed essere in grado di intercettare esperienze diverse. 

Ci sono oggi gli spazi per una nuova tavolozza espressiva? E’ un dato di fatto che l’arte si evolve con noi e il gusto di un’epoca non coincide mai con quello di un’altra. Si potrà in futuro parlare di una forma e di un valore dell’arte al tempo del Covid?
L’arte ha sempre i suoi riferimenti con la realtà e gli artisti sono i più sensibili a cogliere i cambiamenti e a dare a questi ultimi risvolti visivi. Non credo che questo avverrà nell’immediato, ma sicuramente nel futuro il periodo vissuto avrà la sua influenza.

Fondazione Pino Pascali

Quali sono le scelte che guidano Rosalba Branà nella realizzazione delle mostre a partire da quelle che dopo gli stop and go degli ultimi mesi abbiamo potuto visitare?
Così come per il Premio Pascali gli artisti in mostra nella Fondazione devono inserirsi in una sorta di eredità della figura dell’artista polignanese, conservando tutti i caratteri e le profonde motivazioni eversive, rivoluzionare e provocatorie del suo fare arte. Trovare sempre nuova linfa non è difficile nel caso di Pascali grazie alla sua poliedricità, che consente ogni volta di scandagliare un aspetto diverso su cui poter “costruire” un iter che comprenda l’uso di linguaggi e tecniche espressive. A questo proposito posso anticipare che ci sarà a giugno una mostra a cura di Lorenzo Canova che metterà a confronto i Bachi da Setola del Pascali con le coloratissime sculture in plexiglas di Gino Marotta, costruita sulla attitudine dei due artisti di reinventare la natura con materiali artificiali.

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