Giuseppe Pizzolante Leuzzi, vino e mare

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Giuseppe Pizzolante Leuzzi è un nome nel mondo del vino pugliese e non solo. Enologo di fama, a lui si deve il primo Negroamaro vinificato in bianco che ha da poco compiuto vent’anni. E si parla di rosato Pizzolante per indicare il bel rosso corallo, la freschezza e la piacevolezza di questa tipologia di vino creata dal vitigno che per lui non ha più segreti, quel Negroamaro che è indissolubilmente legato al Salento.

Giuseppe Pizzolante Leuzzi: oltre il vino

Ma noi abbiamo voluto andare oltre la “facciata” e fare una chiacchierata con Giuseppe, piuttosto che con il dottor Pizzolante Leuzzi.
Abbiamo approfittato del nostro soggiorno presso Tenuta Corallo, nuova azienda vitivinicola collocata all’interno del Resort che si protende sulla Baia dei Turchi di Otranto, cui cura la produzione che vanta ben 12 etichette.
Naturalmente, durante il nostro incontro, non ci siamo persi l’occasione di una degustazione guidata da parte di chi quei vini li ha creati!
Intanto siamo partiti subito con il piede sull’acceleratore…

Pizzolante Leuzzi

Quando e come nasce la tua passione per il vino e cosa saresti stato se non avessi fatto l’enologo?
Non ho mai pensato a una diversa professione. Sia mamma che papà avevano aziende agricole tra Ruffano, dove sono nato, Racale e Melissano, per cui per me il destino era “segnato” in quanto cresciuto a pane e ad agricoltura. Pensandoci adesso, forse mi sarebbe piaciuto fare l’architetto perché è una passione che mi è rimasta.
Ho frequentato l’Istituto Agrario a Lecce per tre anni e i successivi tre anni sono stato in collegio a Locorotondo al Basile Caramia. Il mio primo incarico è stato come Direttore della Cantina di Melissano, la stessa in cui ho cominciato a lavorare e ho fatto la mia gavetta.

Ricordi l’emozione nel creare i tuoi primi vini?
Emozione e anche paura perché dovevo confrontarmi con Antonio Marsano, il Direttore che mi ha preceduto nella conduzione della Cantina di Melissano, rappresentante della vecchia guardia e di un modo di fare il vino legato al passato, con cui ho lavorato per cinque anni.
Nella Cantina si produceva una grande quantità di vini da uve Negroamaro lavorato in rosso e mescolato al Moscato d’Amburgo che si faceva arrivare da Taranto, un’uva dagli acini molto grossi che oggi è considerata solo da tavola e da cui non è più possibile ricavare vino. Si lavorava anche il Moscatello Bianco selvatico, vitigno aromatico autoctono a bacca bianca. Ma c’era poco spazio per la sperimentazione e nel 2000 sono andato via.

C’è uno stile Pizzolante Leuzzi e come potrebbe essere definito?
Mi occupo di vinificazioni innovative da venti anni ma non mi sono mai sentito “arrivato” e ho sempre continuato a studiare e a voler imparare. Il mio stile è stato profondamente influenzato dalle mie esperienze. Tra le più importanti quelle legate all’Associazione Nazionale Giovani Agricoltori che mi ha consentito di confrontarmi e di viaggiare in tutta Europa con l’incarico al Consiglio Europeo come delegato per l’Italia dei prodotti mediterranei, in particolare del vino.

C’è qualcuno che ti ha influenzato?
Sicuramente Carlo Coppola. – E qui Giuseppe si commuove a ricordare chi considera il suo grande maestro e soprattutto chi gli ha insegnato a rispettare sempre il lavoro di tutti. – Molte volte non si tiene conto che dietro ogni bottiglia c’è il lavoro di tante persone che a fatica portano avanti il vigneto e che rappresentano una risorsa per il territorio sia a livello ambientale che turistico.

Quanto è importante rimanere aperto al cambiamento?
È importantissimo. A questo proposito sottolineo che il fatto di essere stato il primo a vinificare in bianco il Negroamaro deriva da un problema che ho saputo trasformare in opportunità. Infatti venti anni fa il vigneto di uva a bacca bianca della Cantina Coppola fu buttato giù da una tempesta. Quindi piuttosto che rinunciare a imbottigliare il bianco ho voluto fare una prova in accordo con Coppola. Non rinuncio mai a fare prove. E questo mi deriva dal mondo della vela. A dodici anni ho fatto il mio primo corso di vela e vino e mare sono le mie più grandi passioni che spesso si sono intrecciate. Molti degli esperimenti che faccio in enologia provengono dagli insegnamenti che mi vengono dall’esperienza in barca singola che ti obbliga a prendere decisioni immediate scegliendo la strategia migliore, che generalmente è quella dell’istinto basata sull’intuizione. Poi è indispensabile stare al passo con i tempi, capire il mercato cosa vuole per evitare quelle catastrofi che hanno colpito gente che si immaginava arrivata.

Tenuta Corallo

Come definiresti i vini di Tenuta Corallo?
I vini di Tenuta Corallo sono la massima espressione del territorio che ci circonda in cui una passeggiata verso il mare ci riporta profumi di origano, macchia mediterranea e il balsamico dei pini. Sono vini moderni, pronti che derivano dai vigneti, coltivati in biologico, di Fiano, Primitivo, Negroamaro, Malvasia Nera e Aleatico. Oggi si tende a produrre seguendo i gusti delle persone che prediligono vini molto bevibili e meno i più strutturati e complessi. Ma allo stesso tempo non bisogna assecondare del tutto le mode che vogliono rosati rosa pallido sulla falsariga di quelli provenzali.
Il Rosato del Salento è simbolo del territorio e ha un colore importante, la sua bella nuance marcata rosso corallo, a cui non bisogna rinunciare.

Pizzolante Leuzzi

Adesso qualcosa di più personale. Qual è il tuo posto preferito in Salento?
Non te lo dirò mai! Posso solo svelarti che lavoro in due cantine che sorgono in due dei posti sul mare più belli di tutto il Salento: Otranto e Gallipoli.

E qui il ciclo mare, e quindi vela, e vini si chiude. Ci salutiamo brindando ai futuri successi di Giuseppe Pizzolante Leuzzi che attualmente cura la linea enologica di 11 cantine tra Puglia, da nord a sud, e Campania con l’isola di Capri ma, come ci ha confidato, “si va per la dodicesima”. Al prossimo prosit!

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Rosalia
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