Sardegna da scoprire

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Sardegna

Non si può pensare di esplorare la Sardegna in una sola settimana. Per cui, prima di partire, abbiamo definito il nostro tour optando per la parte settentrionale dell’isola e dando la priorità a tutto ciò che avremmo dovuto assolutamente vedere. Naturalmente, poi, il fattore tempo meteorologico ha fatto anche la sua parte, quindi abbiamo adeguato la nostra vacanza ai capricci di un giugno poco estivo.

Per essere più chiari, una volta sbarcati a Golfo Aranci, abbiamo cominciato il nostro lungo e affascinante giro della zona nord fino a Capo Caccia e alla catalana Alghero, già sulla costa occidentale. Senza tralasciare la meno conosciuta zona interna della Gallura, rivestita di querce da sughero e animata da concrezioni di granito dalle mille forme.
Ma partiamo dal viaggio. Abbiamo raggiunto l’isola in traghetto partendo da Civitavecchia con la Moby Lines. Se oggi, prenotando per tempo, è possibile viaggiare con cani e gatti in cabine attrezzate in cui i nostri amici trovano per loro tappetini e ciotole (info: http://www.moby.it/landing/viaggiare_con_animali.html), all’epoca della nostra vacanza non era così per cui abbiamo dovuto ricorrere a un escamotage per poter portare con noi Arturo. Ma poi tutto è andato liscio fino al mattino, dopo una tranquilla notte di sonno per tutti e tre a bordo del traghetto Fantasy.

La nostra prima tappa, dopo lo sbarco, è stata la campagna intorno ad Arzachena dove, immerse nel silenzio, si ergono preziose testimonianze dell’antica civiltà nuragica. Tra queste il nuraghe Albucciu, uno dei 7000 sparsi in tutta la Sardegna. Un’altra particolarità della zona è la roccia “a fungo”, un vero e proprio monumento naturale scolpito dalla pioggia e dal vento. Ma il più importante sito archeologico nuragico situato nel territorio di Arzachena è la Tomba dei Giganti di Caddu Vecchiu, un imponente complesso in granito, il più alto di questo tipo in Sardegna e perfettamente conservato. La tomba, con una stele alta circa 4 metri in cui è scolpita la falsa porta, soggetto frequente nella preistoria sarda e simbolo del rapporto con l’aldilà, risale al 2500 a.C. e nel tempo è poi stata utilizzata come sepolcro comune. Tutt’intorno l’atmosfera è surreale, complice una leggera pioggerella siamo quasi soli a godere di questa visita a uno dei luoghi più interessanti dell’isola.

Dopo la meraviglia di fronte a ciò che l’uomo ha costruito, quella di fronte allo spettacolo della natura: nella Valle della Luna le rocce dalle forme più bizzarre si alternano nel verde a bianche e placide mucche al pascolo. In questa zona interna si ha l’impressione di entrare in un’altra dimensione spazio-temporale in cui i giganteschi massi granitici plasmati dalla millenaria azione del vento e della pioggia sembrano quasi prendere vita, trasformandosi a ogni occhiata in forme diverse.
Prima di raggiungere il nostro “rifugio”, ci concediamo il tempo per un altro show liberamente offerto dalla natura: il bagno del sole al tramonto in un mare quasi in tempesta ammirato dalla lunga spiaggia dorata Li Junchi, sulla costa settentrionale aperta ai venti.

Per la cena e la notte abbiamo scelto Il Muto di Gallura ad Aggius (Loc. Fraiga, tel. +39 079 620559 – info@mutodigallura.com), un agriturismo che prende il nome da un famoso bandito sardo e che su richiesta accetta i nostri amici a 4 zampe. Abbiamo pernottato in una delle casette rustiche ricavate in un antico stazzu dopo aver concluso la magnifica giornata con una cena a base di zuppa gallurese, che si prepara con strati di pane raffermo bagnati con brodo di carne, insaporiti da formaggio e odori come timo e finocchio selvatico e passati in forno, e di stufato capra in agrodolce. Per chiudere in dolcezza con i “sebadas”, ravioloni tondi farciti con formaggio, fritti nell’olio e cosparsi di miele.

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