Quando il mare racconta

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salento mare

Grazie al Progetto Attività di “Iniziative itineranti alla scoperta delle comunità e delle culture costiere” attuato da MEDIT.CUL.T con il supporto dei GAC Jonico Salentino, Adriatico 
Salentino 
e Terre
 di Mar, ho potuto realizzare il desiderio di vivere due splendide esperienze: una giornata a bordo di un peschereccio per il pescaturismo al largo di Porto Cesareo il 13 novembre e l’escursione da Castro a Santa Cesarea Terme via mare a bordo di un potente gommone il giorno dopo.

Questa volta senza i miei “maschietti”, ma insieme ad altri dieci colleghi giornalisti e bloggers, coinvolti da RTI Mediamorfosi- Pròago che ha ideato il progetto “Il mare Racconta… Storie ed esperienze per tutti i gusti”, ho vissuto, in prima persona una vera e propria battuta di pesca a bolentino che, grazie ai consigli dell’amico Massimo Vaglio ha prodotto personali risultati con la cattura di un pagello fragolino di media pezzatura!

Come ci hanno spiegato il capitano Giovanni Colelli e sua moglie Barbara Orlando, una volta a bordo del peschereccio Lo Sparviere (Pescaturismo per vivere il mare – Riv. Di Ponente – Piazzale Berlinguer, Porto Cesareo, cell. +39 338 9983491 – +39 347 1650494 – giannisparviero@gmail.com), il concetto di base di questa pesca è quello di calare sul fondo una lenza con più ami innescati con esche e attendere la mangiata del pesce a cui far seguire la ferrata e il recupero della preda allamata. Detto così non sembra nulla di eccessivamente complicato. Ma ogni tecnica ha bisogno di piccoli accorgimenti e di piccoli trucchi, così come mi ha suggerito il collega Vaglio esperto di pesca e di mare. Per me la prima volta in assoluto: devo dire che è divertente e il pescato non è poi andato così male dato che ha potuto sfamare l’intera ciurma! Infatti, alla pesca è seguito il pranzo a bordo sulla lunga tavola apparecchiata sulla quale si sono succeduti i crostini con insalata russa a base di murena e maionese, nero di seppia, sarde e tonno rosso, preparati da Barbara che ha poi fritto il pesce “fornito” da tutti noi e pulito dal mozzo di bordo Roberto Specchia: pagelli, donzelle, zerri, sciarrani, perchie, boghe e l’unico esemplare di sarago fasciato pescato dal collega milanese Tommaso Pagani di Sailing&Travel.
Sulla tavola poi sono apparsi gamberi fritti e una abbondante padellata di quadrotti al nero di seppia, seguiti da frutta e caffè sheckerato al ghiaccio.

Prima del pranzo, la navigazione sotto costa ci aveva fatto apprezzare i lidi di Porto Cesareo dal mare, l’Isola dei Conigli, le torri di avvistamento Castiglione, della quale sono visibili soltanto i resti, l’imponente Lapillo e Chianca, nei pressi della quale a pochi metri di profondità, ci sono le colonne greco-romane.
Sbarcati a Porto Cesareo siamo tornati a Gallipoli dove Francesca Fontò ci ha guidati alla scoperta della cittadina con la visita al centro storico, raccolto sull’isola collegata alla terraferma dal ponte che costeggia il castello che affonda nel mare le basi delle sue possenti mura. Prime tappe: la fontana rinascimentale e non greco-romana come ritengono molti, la chiesa della Madonna del Canneto e la cappella di Santa Cristina, patrona della città. La curiosità: al suo interno vi è un affresco che raffigura la santa che ha ai suoi piedi un cagnolino che simboleggia il male, per cui quando si vuole augurare a qualcuno qualcosa di brutto qui a Gallipoli si dice “che ti si sguinzagli il cane di Santa Cristina”!

Oltrepassato il ponte, ci siamo immersi nei vicoli del centro e abbiamo ammirato l’antica farmacia ricavata nell’androne di Palazzo Provenzano, la chiesa della Confraternita dei calzolai intitolata alla Madonna di Monte Carmelo o Misericordia in cui è conservata la statua dell’Addolorata che viene portata in solenne processione il venerdì precedente alla Domenica delle Palme, la Cattedrale, vera e propria pinacoteca che raccoglie opere di grande intensità del pittore locale Giovanni Andrea Coppola e la Chiesa della Purità, che eretta grazie alla prodigalità della ricca corporazione degli scaricatori di porto, non manca mai di stupire per l’opulenza dei suoi fregi e delle sue tele di Liborio Riccio e di Luca Giordano. Ma… sorpresa! Alla fine degli anni ‘80 proprio sotto una delle tele, quella della parete di entrata, si sono scoperte quattro meravigliose lunette affrescate in ottime condizioni, in cui sono raffigurati gli Evangelisti.

Il giorno dopo, unico assente il sole, ci siamo imbarcati dal porticciolo di Castro per raggiungere via mare Santa Cesarea Terme sull’elegante gommone bianco di Luigi Schifano, fondatore della società Onda Blu s.r.l (tel. +39 0836 943516 – +39 329 3137519 – schifano.luigi56@tiscali.it). Prima ci siamo diretti verso la caletta piccola e dalle acque limpide e freddissime di Acquaviva: deve il suo nome e la temperatura dell’acqua al fatto che vi sgorga una fonte sorgiva. Nella bella stagione c’è anche un baretto che vende gelati, bevande e granite. Poi, tornati verso Castro, abbiamo cominciato il giro delle grotte: Striare o delle streghe, la preistorica Romanelli, una delle più importanti testimonianze della presenza dell’uomo paleolitico in Italia, in cui questa estate dopo oltre 40 anni sono ripresi gli scavi, la grotta Azzurra, la Palombara, la Zinzulusa e la Fetida che già preannuncia lo zolfo presente nel mare lattiginoso nei pressi di Santa Cesarea. Già vi abbiamo raccontato l’incanto di una delle strade più belle d’Italia, quella che va da Castro a Otranto (https://www.cittameridiane.it/la-blue-route-da-otranto-a-castro/), ma percorrerla via mare è un’esperienza unica. La costa dalle alte scogliere regala colori, immagini e paesaggi mozzafiato come quello davanti a Porto Miggiano dove il crollo delle falesie ha reso ancor più suggestivo il panorama visto dal mare.

Tornati a Gallipoli abbiamo deliziato il nostro palato presso il “villaggio dei pescatori” allestito in piazza con le preparazioni in boccaccio e in barchetta di Alessandra Ferramosca di Mycoolkitchen che ha conquistato tutti con il suo tris di riso, Venere nero, rosso e bianco integrale condito con totani e cozze per il “gusto mare” e foglie del falso pepe, pomodorini e zucchine per il “gusto terra”, in una armoniosa alternanza di tre sapori e colori diversi – come lei stessa ha spiegato.
Dopo ci è rimasto il tempo di un caffè e quattro chiacchiere con i “compagni di avventura” Tiziana Conte, Francesco Donadini e Tommaso Pagani. E poi il rientro a casa, in treno come all’andata, un modo per me inedito di raggiungere il Salento, che devo dire è comodo e rapido, con in testa note e parole della canzone di Lucio Dalla: Com’è profondo il mare.
“Il pensiero come l’oceano
Non lo puoi bloccare
Non lo puoi recintare
Così stanno bruciando il mare
Così stanno uccidendo il mare
Così stanno umiliando il mare
Così stanno piegando il mare”.
Ma poi mi dico che finché il mare avrà da raccontare non si piegherà mai… E nessuno potrà mai ucciderlo!

Per le foto della giornata dedicata al pescaturismo ringrazio di cuore l’amico e collega Nunzio Pacella.