La “blue route” da Otranto a Castro

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litoranea Otranto-Castro

Ci sono strade che non si misurano in chilometri, ma in emozioni. Lingue d’asfalto che regalano scenari suggestivi, abbracciando monti e colline oppure costeggiando scogliere a strapiombo sul mare. Tra queste una delle strade simbolo dell’estremo Tacco d’Italia è la statale che da Otranto porta a Castro in Salento. Una strada che corre alta sul mare e dalla quale si aprono scorci e panorami meravigliosi con l’onnipresente linea frastagliata della costa balcanica all’orizzonte.

Testimoni della storia che ha “investito” questa terra sono le torri costiere. Tra Otranto e Castro se ne contano sei. Per prima s’incontra la Torre del serpe, simbolo di Otranto. Si tratta di una torre cilindrica della quale si è conservata solo un’alta faccia, di un bianco abbagliante a certe ore del giorno. Più avanti si trova la Torre delle Orte, una struttura a piramide tronca ampia e bassa che dà l’idea di un fortino.
Riprendendo la litoranea, all’orizzonte appare Torre Sant’Emiliano, dalla base tronco- conica, che domina uno dei tratti più belli del litorale adriatico. La strada, poi, conduce a Porto Badisco e a Santa Cesarea, località difese da Torre Minervino, Torre Specchia di Guardia, Torre Santa Cesarea e l’imponente Torre Miggiano con una struttura tronco-conica con toro marcapiano e corpo superiore con caditoie e cannoniere. Furono fatte erigere da Carlo V dopo il Sacco di Otranto da parte dei Turchi. Il loro compito era quello di creare un “cordone” di avvistamento. Infatti sono poste a distanze tali da poter comunicare tra loro, attraverso fumi di giorno e fuochi di notte, il pericolo che arrivava dal mare.

Otranto è la città più a oriente d’Italia e già questo l’ammanta del fascino completato dai suoi bastioni sul mare, il castello e la cattedrale, con uno dei pavimenti a mosaico più belli del mondo. All’interno della cattedrale c’è poi la Cappella degli 800 martiri, che racconta la triste storia dell’invasione e dell’eccidio degli idruntini a opera dei Turchi di Maometto II.
Verso Punta Palascìa, la chicca da non perdere è la Cava di Bauxite: uno smeraldo incastonato nella rossa terra argillosa! Il verde dell’acqua che si raccoglie al fondo è dovuto alla presenza del minerale ed è esaltato dalle pareti di roccia vermiglia sulle quali cresce una folta vegetazione che fa da quinta al laghetto che si è formato nello scavo dando vita a un ecosistema lacustre in cui hanno trovato il loro habitat naturale diverse specie di anfibi.

Scendendo verso Castro, antico borgo di pescatori che si erge sulla costa con il suo castello sentinella e che per anni è stato la meta preferita della regina Paola del Belgio, la strada segue le curve della costa frastagliata, tra scoscesi dirupi verso il mare e il verde delle pinete dal lato terra. Tra gli approdi più incantevoli Porto Badisco, una profonda insenatura che la leggenda vuole sbarco di Enea fuggito da Troia in fiamme. Qui la sosta è d’obbligo per ammirare il panorama e per assaggiare i ricci ai tavoli all’aperto del bar di Carlo De Paola (via litoranea Porto Badisco-Otranto, tel. +39 0836 911608; dalle 8,30 alle 24, mai chiuso) dove il pescatore Grazio li apre su ordinazione. Un consiglio prenotateli sempre se no rischiate di rimanere a bocca asciutta e ricordate che dal 1° maggio al 30 giugno non ne troverete perché c’è il fermo biologico.
Nei pressi di Porto Badisco a breve distanza dalla masseria fortificata di Cippano si trovano i ruderi dell’Abbazia di San Nicola di Casole ai quali conduce un lungo viale alberato. L’Abbazia fu per il Mediterraneo tardo-bizantino un centro di produzione culturale di primo piano. La sua attività cessò di colpo a fine ‘400 in concomitanza con il martirio di Otranto. Oggi, quella che è considerata la Cluny di Puglia, è ora ridotta a ospitare un pollaio in cui razzolano galli e galline, ignari, come i proprietari di questo luogo faro della cultura nel passato, di abitare una così prestigiosa dimora.

Segue Santa Cesarea Terme, la principale stazione termale della Puglia, caratterizzata da ville e case variopinte e grandi e moderni alberghi e stabilimenti termali che sfruttano varie sorgenti di acque minerali indicate per la cura delle malattie della pelle, che scaturiscono in quattro grotte lungo la scogliera a picco. Poco oltre si aprono grotte marine famose per i segni di vita preistorica, come la Grotta Romanelli che però non è visitabile. Da non perdere la visita alla Grotta della Zinzulusa, da zinzuli nome dialettale degli stracci appesi ai quali assomigliano le stalattiti che ornano la cavità che si spinge all’interno sotto terra attraverso il Corridoio delle Meraviglie e la parte terminale detta il Duomo. La grotta, inoltre, è popolata da una ricca fauna marina, specialmente di crostacei che vivono solo ed esclusivamente qui.
Prima di tornare verso l’auto, vi consigliamo di approfittare delle imbarcazioni di Fernando Capraro ancorate all’imbocco della Zinzulusa e fare un giro in barca per ammirare le grotte Palombara e Azzurra che si aprono nella roccia della costa a picco sul mare (costo dell’escursione 5€ a testa).
Continuando, poi, la strada vi conduce alla pittoresca rada di Castro Marina: qui la storia racconta sia giunto davvero Enea, mentre dal 22 al 24 maggio scorso vi sono approdati i team, provenienti da quindici nazioni di tutto il mondo, che si sono sfidati nelle gare della seconda tappa del Mondiale di Aquabike UIM-APB GP Italia e che hanno entusiasmato con le loro evoluzioni la tantissima gente che per tre giorni ha gioiosamente assaltato il piccolo borgo.