Le Havre ha ispirato e dato il via al movimento pittorico chiamato Impressionismo, nato da un quadro dove Monet dipinse all’alba le prime impressions durante le “ore blu”, mezz’ora prima il sorgere del sole quando la luce ha una dominante fredda. Il celeberrimo “Impression, soleil levant”, oggi al Museo Marmottan di Parigi, rappresenta il porto e la sua attività industriale e fu dipinto nel novembre 1872 dalla finestra dell’hotel L’Amirauté, affacciato sul Grand Quai.
La città ridisegnata da Auguste Perret

Ma è un altro il quadro, o meglio la sua riproduzione che si può osservare oggi sul lungomare di Le Havre collocato nell’ambito del percorso espositivo all’aperto “Le Havre/Sainte-Adresse: la lumière de l’estuaire” con cui sono stati posizionati i pannelli d’arte esattamente nei punti in cui i pittori poggiarono i loro cavalletti. Si tratta di uno dei dipinti che Eugène Boudin, nato a Honfleur, cresciuto a Le Havre e considerato il maestro di Monet, dedicò al cielo e al mare della città in una giornata di tempesta.

Ma di quella Le Havre non esiste più nulla perché la città fu completamente rasa al suolo tra il 5 e il 6 settembre del 1944, quando le forze alleate britanniche la bombardarono a tappeto per fiaccare definitivamente i nazisti che avevano occupato il territorio. Come non c’è l’atmosfera normanna tipica delle altre cittadine in cui i centri storici sono ornati da tipici edifici come le case a graticcio.
La nostra appassionata guida Lise Legendre dell’Ufficio del Turismo mostrandoci gli edifici moderni che rappresentano il profilo della nuova Le Havre, quella ricostruita nel dopoguerra, ci ha parlato della figura simbolo di questa rinascita. Si tratta di Auguste Perret, il grande architetto che ricostruì una città distrutta all’82% utilizzando il cemento armato, un materiale economico ma robusto e immediatamente disponibile in un territorio che cercava di risorgere il prima possibile dalle proprie ceneri.
Il risultato fu una città completamente nuova, caratterizzata da ampi viali e dove ogni edificio è costruito con misure precise che riprendono il mondo classico: la distanza sulle facciate è di 6,24 metri tra ogni colonna che è collegata orizzontalmente da una trave. Uno schema fisso e ordinato con un sistema costruttivo che ha dato una connotazione molto razionale a Le Havre, di stampo sovietico secondo i suoi detrattori. Ma che, a dispetto del fatto che non piacque ai 30.000 residenti chiamati a ripopolare la città in quanto non riconoscevano come proprio questo stile, è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO nel 2005 come “esempio eccezionale d’architettura e d’urbanistica del Dopoguerra”.
Percorrendo Rue de Paris sotto un cielo plumbeo, che in questa parte della Senna Marittima che si affaccia sul Canale della Manica non è certo una rarità, dal lungomare abbiamo raggiunto l’imponente Hôtel de Ville. Nel frattempo la nostra guida ha continuato a raccontarci la storia di Le Havre e della sua ricostruzione che è durata quasi 20 anni, dal 1945 al 1964.
Affascinante Piazza Saint-Roch, il polmone verde al centro della città, che si pone in netto contrasto con gli edifici moderni regalando scorci notevoli tra aiuole fiorite, laghetti e opere d’arte.

Tornando a Perret, è l’autore anche di quella che è considerata il faro spirituale e laico della città con la sua torre alta 107 metri che si vede da ogni angolazione. É la chiesa di Saint-Joseph, anch’essa in cemento armato come tutte le altre costruzioni. L’impressione all’esterno è quella di un edificio severo, rude e ruvido, ma all’interno l’atmosfera cambia completamente. La luce irrompe dalle 12.768 piastrelle colorate soffiate a mano che compongono le sue vetrate. Questi splendidi mosaici di luce sono stati creati dalla maestra vetraia Marguerite Huré che attraverso l’utilizzo dei sette colori principali ha proposto 50 sfumature diverse che man mano che lo sguardo si alza verso l’alto diventano sempre più luminose e limpide sfumando nel bianco, simbolo del divino.

In contrasto con la rigorosa architettura di Perret sono le due candide creazioni a forma di vulcano, da cui il nome Volcan, dell’architetto brasiliano Oscar Niemeyer. La più grande ospita un teatro, mentre in quella più piccola c’è una biblioteca moderna e colorata dove è piacevole fermarsi a leggere, sfogliare un magazine o semplicemente curiosare. Il complesso è conosciuto anche come Le Colombe Niemeyer perché viste dall’alto la forma è quella di questo volatile simbolo di pace.

Ma Le Havre è soprattutto la seconda città portuale della Francia dopo Marsiglia e la prima per traffico di container, per cui va vista dal mare ed è imperdibile un tour in battello alla scoperta del suo porto che, fondato da re Francesco I nel 1517, ha mantenuto la sua importanza strategica nel tempo.

Qui oltre a infrastrutture, terminal container e navi commerciali e da crociera di dimensioni impressionanti, sono da ammirare le opere d’arte ospitate sulle banchine. Si nota subito quella coloratissima chiamata La Catène, una scultura di 21 container creata dall’artista francese Vincent Ganivet per il 500° anniversario della città e definita la ‘Torre Eiffel’ di Le Havre.

Si trova alla fine dei frangiflutti che proteggono il porto turistico da dove si parte per il giro in barca la scultura “Fino alla fine del mondo”, una imponente statua di 6,24 metri creata da Fabien Mérelle che raffigura un padre con la figlia che guarda verso l’orizzonte.
Dove assaggiare la cucina tipica normanna a Le Havre? Da Le Bouchon Normande dove abbiamo gustato i Bulots, grossi conchiglioni scottati serviti con maionese fatta in casa, le Escargot, un classico della gastronomia francese, e la Trippa à la Mode de Caen, piatto composto da frattaglie, verdure e odori adatto a palati forti.
In collaborazione con Explore France, Normandie Tourisme e Le Havre Tourist Office
































