Volubilis è stata inserita nel nostro viaggio come tappa intermedia tra le città imperiali di Meknès, la città dei cento minareti, in cui ci siamo fermati per il pranzo a base di tajine presso Palais Terrab con il dolce finale a base di tè alla menta, e Fès. Intermedia è stata anche la sua storia quale capitale del regno di Mauritania prima di cedere una parte dei suoi tesori a Meknès dove il sultano Moulay Ismail fece edificare il suo enorme e magnifico palazzo che ospita gli Heri es-Souani, le gigantesche scuderie e i granai, accanto ai quali si trova l’Agdal, un bacino idrico che serviva sia come riserva d’acqua che come luogo di svago per il suo harem.
Volubilis, la città romana

Ma la storia di Volubilis è ben più antica: il sito archeologico romano più importante e meglio conservato del Marocco, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1997, fu abitato in epoca neolitica e cartaginese con tracce che confermano anche la presenza dei Berberi.

Volubilis vantava ben sei templi: oggi il più importante è il tempio Capitolino o Campidoglio, dedicato alle principali divinità del Pantheon romano Giove, Giunone e Minerva. Sorge su un alto podium, a cui conduce una gradinata di tredici scalini, ed è circondato da un colonnato corinzio con 4 delle 6 colonne originarie poste sul lato frontale.

Rilevante e considerato il simbolo di Volubilis è l’Arco di Caracalla, eretto nel 217 dal governatore della città Marco Aurelio Sebastiano in onore dell’imperatore Caracalla e della madre Giulia Domna. L’arco domina il decumano massimo, la strada principale della città che attraversa Volubilis da est a ovest, è costruito in pietra locale ed era originariamente sormontato da un carro di bronzo trainato da sei cavalli.


La città raggiunse il suo apogeo nel II-III secolo d.C. quando prosperava per la produzione di olio d’oliva e di grano e contava circa 20.000 abitanti, un numero impressionante per l’epoca.
I romani abbandonarono la città verso il 284-285 d.C. e successivamente Idris vi si stabilì facendo di Volubilis la capitale del proprio regno. E Volubilis continuò a essere la capitale fino alla fondazione di Fès da parte di Idris II. Intorno al XIV secolo d.C, fu abbandonata e molti elementi preziosi furono trasportati a Meknès, divenuta nel frattempo la nuova capitale del regno. Per secoli, Volubilis cadde nell’oblio, e ciò che ne restò rimase intatto fino al grande terremoto avvenuto nel 1755. In seguito nel 1874 l’archeologo francese Charles–Joseph Tissot identificò il sito delle rovine della città che coprono un’area di 44 ettari in un’area delimitata da due ruscelli.

Sullo sfondo tra i rilievi intorno all’antica città romana, in un gioco di nere nuvole che preannunciano un temporale, i raggi del sole illuminano e rendono quasi accecante il borgo candido della cittadina santa di Moulay Idriss che prende il nome dal suo fondatore discendente del Profeta Maometto. Questi arrivò in Marocco nell’VIII secolo per sfuggire alle persecuzioni scatenate dai Califfi in Arabia Saudita. E qui c’è il suo mausoleo che la nostra guida ci indica come meta di pellegrinaggio per tutti coloro che non possono permettersi il viaggio alla Mecca, che può essere sostituito recandosi sei volte a Moulay Idriss, la bianca cittadina dalla forma di dromedario accovacciato.

















