Le capitali della Magna Grecia

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Cilento

Le colonie più importanti del Cilento nascono tra il VII e il VI secolo a.C. La visita ai due principali siti archeologici, Paestum ed Elea Velia, si snoda come un viaggio sensoriale che conduce sulle strade di un glorioso passato. Che a Paestum emerge negli straordinari monumenti dorici, come il Tempio di Nettuno, la Basilica e il Tempio di Cerere, in realtà dedicato ad Atena, o nei rarissimi affreschi tramandati dalla pittura greca, come quelli scoperti nella Tomba del Tuffatore.


Tutt’intorno agli eleganti e maestosi templi aleggia un senso di remoto mistero e si ammira l’espressione più alta della raffinata civiltà dei Sibariti, discendenti degli Achei greci, che fondarono Posidonia, divenuta Paestum in epoca romana. Abbandonata nell’VIII secolo d.C. per paura delle incursioni saracene, la riscoperta dei suoi splendori si deve soprattutto a letterati e uomini di cultura di varie nazionalità come Goethe, Shelley, Canova e Piranesi.

Oggi come allora passeggiare tra i tre imponenti templi dorici, il Foro con l’agorà, le tabernee, il comitium, la piscina, l’anfiteatro e il sacello ipogeico, incute soggezione e ispira ammirazione, mentre la visita al Museo Archeologico Nazionale permette di ammirare la famosa Tomba del Tuffatore, eccezionale affresco tramandato dalla pittura greca. E’ esposta al piano superiore ed è l’unico esempio di tomba a cassa dipinta finora trovato a Paestum, costituita dalle quattro lastre di calcare laterali con scene di banchetto, mentre il coperchio raffigura un giovane che si tuffa, simbolo del paesaggio dalla vita alla morte.

Meno monumentali ma altrettanto seducenti sono pure i gioielli meno vistosi di Elea-Velia, fondata dai Focei intorno al VI secolo a.C. su di un promontorio anticamente proteso sul mare nei pressi di una sorgente consacrata alla ninfa Yele. Rimane profonda l’emozione di attraversare le strade costeggiando i muri ed entrando nei monumenti di una città antica che conserva quasi intatto il suo tessuto urbano.
Da Velia partiva una strada detta “Via del Sale” che serviva al commercio di quello prodotto nelle lagune veline e poi commercializzato attraverso il suo fiorente porto, più volte citato da Virgilio. Ma la fama della città in tutto il mondo classico è legata alla scuola filosofica, ideata da Senofane, e a celebri pensatori come Zenone e Parmenide, che dall’antica Elea irradiarono il loro sapere in tutto il Mediterraneo. Importantissima fu anche la Scuola Medica, le cui dottrine e pratiche mediche si sono perpetuate fino in epoca medievale nella cultura e nella tradizione della celebre Scuola Medica Salernitana.

Tutta la città era a livello architettonico superbamente disegnata con le sue terme e i mosaici, gli spazi pubblici e i quartieri residenziali. Però il grande capolavoro di ingegneria è quasi celato alla vista: si tratta di Porta Rosa, il primo esempio, maestoso e perfetto, di architettura occidentale che sfrutta l’arco a cunei. Da non perdere la passeggiata un po’ faticosa perché in salita a tratti ripida, fino alla rocca di età angioina per ammirare il tramonto sul mare del litorale compreso tra la Marina di Ascea e quella di Casal Velino. Una curiosità: le strade qui sono lastricate in un modo particolare, con le pietre collocate di taglio per evitare, data la pendenza, di scivolare a carri, animali e persone.