A Roccagloriosa tra storia e leggenda

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Cilento

La visita al piccolo borgo di Roccagloriosa è una sorpresa: qui nelle due sedi del locale Antiquarium rivivono i Lucani tra le teche che custodiscono numerosi reperti archeologici risalenti al IV e al III secolo a.C.

Tra questi i più importanti sono i gioielli di finissima fattura appartenuti alla Principessa Fisteila, ma anche i grandi vasi e i due elegantissimi rhyta a testa di animale rinvenuti nella tomba di un guerriero sono notevoli, nonostante lo stridente contrasto con i difetti di cottura. Tutto ciò lascia pensare che si tratti di una commessa specifica probabilmente eseguita sul posto per il committente, sicuramente un personaggio ai vertici della comunità di Roccagloriosa nella seconda metà del IV secolo a.C.

Oggi il borgo si presenta ben conservato e il centro storico di impianto medievale è scandito dai raffinati portali in pietra scolpita dei palazzi baronali e nobiliari. Percorrendo vicoli e ripide scalinate si aprono improvvisi e magnifici gli scorci paesaggistici sul Golfo di Policastro, sull’inconfondibile sagoma del Monte Bulgheria e sulle valli del Mingardo e del Bussento.
Curiosa la storia di Palazzo De Curtis: qui si racconta che fu concepito clandestinamente il grande Totò da Maria Marotta, inserviente del palazzo e amante del principe proprietario. Certo è che l’attore fu sempre molto legato alla cittadina. Altra “chicca” da non perdere la Cappella Sant’Angelo della Confraternita del SS. Sacramento fatta edificare da Marino Crasso, medico personale di Carlo V nel 1525 nella grotta dove San Nico da Rossano Calabro veniva a pregare e dove gli appariva San Michele Arcangelo. Sulla porta della cappella è scritto in latino: “Questa è la cappella dell’Angelo in cui il Pontefice Clemente VII concesse l’indulgenza di 1200 giorni in favore di chi lo visita”. Al suo interno sono conservati gli strumenti utilizzati durante la processione del Sabato Santo, una delle più sentite del territorio. Questi strumenti emettono un suono che evoca il dolore della natura per la passione di Cristo. Particolarmente voluminoso e rumoroso il “carrozzùne” suonato da bambini e ragazzi che seguono il corteo guidato dalla Confraternita del SS. Sacramento che accompagna il Cristo morto.

La passeggiata tra salite e discese può proseguire fino alla fontana dei Tre Cannoli che segna l’ingresso al centro antico ed è collegata ai lavatoi delle Fontanelle attraverso un lungo canale e una cisterna sotterranei. Se a questo punto vi è venuta fame, la sosta obbligatoria è Da Addolorata nella frazione di Torre Orsaia (Osteria Pancione di Addolorata in via Pulsaria, 17 a Torre Orsaia – tel. +39 0974 985669). I suoi piatti forti? Tutti quelli della tradizione a base di pasta fatta in casa come lagane e ceci, cavatelli e ravioli di ricotta al ragù in maxi-porzioni. Tra i secondi noi abbiamo scelto polpette e salsiccia al sugo e l’irrinunciabile melanzana ripiena, quella cilentana dalla forma allungata. A conclusione, non si può dire di no alle “scaldatelle”, zeppoline riicoperte di miele e di zucchero e a quattro chiacchiere con Addolorata che racconta dei suoi inizi in cucina con la mamma che nel 1954 avviò la locanda e di come lei, decima di undici figli e settima femmina, ha continuato questa tradizione di famiglia. E ricorda quando da bambina curiosava tra mestoli e pentole e i piatti erano quelli semplici di una volta. E lo sono ancora dato che lei li propone esattamente come allora senza cambiare una virgola o meglio un ingrediente!

Per dormire l’ospitalità semplice ma raffinata di Le Stalle di Giurò (leggi il nostro post in Sogni d’oro: https://www.cittameridiane.it/le-stalle-di-giuro-aria-di-famiglia/), country house di charme e punto di partenza ideale per scoprire con calma e assaporare piano questo territorio antico che si apre a un turismo che non fa rumore.

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