La magia del deserto

Fuori rottaLa magia del deserto
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La magia del deserto non è un mito. Lo si capisce quando lo si vive attraversandolo su una 4×4 che sobbalza su strade che non hanno percorsi segnati e quando lo si percorre sul dorso di un lento e pacifico dromedario guidato da un Tuareg ed entrambi diventano parte integrante del paesaggio.

Nel Sahara, in un nulla pieno di vita

Deserto in arabo si dice Sahara. Non è un caso che il più grande del mondo sia proprio il Sahara, uno dei luoghi più affascinanti del pianeta: un immenso mare di dune create da milioni di granelli di sabbia che si rincorrono mutando continuamente forma e colore dall’alba al tramonto. Ma una volta lì si scopre che uno dei momenti più belli per vivere la magia del deserto è la notte, quando il cielo diventa una trapunta di velluto nero ricamato di stelle: si distinguono a occhio nudo Orione, Orsa Maggiore, Cassiopea e nitida, come mai l’avevamo vista prima, la Via Lattea.

Sahara

Questo sconfinato mare di sabbia, si estende per milioni di chilometri quadrati, nel centro del nord Africa, coprendo un’area che attraversa ben 11 paesi. Dal Marocco all’Egitto, passando per Algeria, Tunisia, Libia, Mali, Niger, Ciad, Sudan, ed estendendosi fino alle rive del Mar Rosso.

Quanti chilometri esattamente? Ben 9 milioni, praticamente è vasto quanto l’Europa, gli Stati Uniti o la Cina. La nostra magia del deserto l’abbiamo vissuta nella parte che appartiene al Marocco quasi al confine con l’Algeria. Abbiamo scalato in groppa ai dromedari le dune di Erg Chebbi, al sud di Merzouga, che raggiungono 150 metri d’altezza, prima di cenare a base di piatti berberi e trascorrere la notte in una haima, nome berbero della tenda, nel campo Royal Oasis Camp.

Arrivare sin qui è un viaggio nel viaggio che contempla i paesaggi più spettacolari di tutto il Marocco passando per Ait Ben Haddou, la Valle delle Rose e le Gole del Todra. 

Sahara

Per descrivere le emozioni provate dopo aver vissuto la magia del deserto del Sahara ho voluto leggere il libro “Marocco” dello scrittore Tahar Ben Jelloun prendendo in prestito le sue meravigliose parole dedicate alla maestosità e alla bellezza di questo luogo. Non avrei potuto parlare meglio della nostra esperienza, dunque ho pensato di raccogliere a piene mani dalle sue pagine in cui emerge tutto il senso di stordimento e di meraviglia che si prova cavalcando una duna dopo averla scalata. E con le mani ho raccolto la sabbia fine e calda lasciandola scivolare tra le dita guardando verso l’orizzonte dove le dune si inseguono come onde di un mare giallo oro, che vira all’ocra fino al rosso, che sembra non avere confini.  

Sahara

Lo scrittore marocchino parlando del Sahara ne descrive la bellezza come “un enigma”. E aggiunge che “raccontare il Sahara è come aprire un vecchio manoscritto per orientarsi in un racconto fantastico. E’ un libro illeggibile perché le parole, non appena vi sono impresse, volano via al primo colpo di vento. La tempesta, poi, cancella tutto e rimette in moto il disordine, giacché la sabbia non sta ferma un attimo. Ridisegna il paesaggio che è mutevole, in trasformazione, mai immobile”.

Paragona la magia del deserto all’immortalità: “L’immortalità ha qualcosa in comune con il deserto. Condividono l’assoluto, la limpidezza, il silenzio e la profonda solitudine. Non a caso, in questa immensità, l’arroganza umana sfuma e la fratellanza diventa naturale”. Non c’è fretta tra le dune dove si può “imparare a non fare niente, tornare a sè e isolarsi nel proprio guscio qualunque sia la sua consistenza. Bisogna prendere il tempo come viene, secondo il suo ritmo e il suo umore. Cosi impariamo il dono della gratuità, entriamo nella bella lentezza dove l’umiltà è l’unica regola”.

Se il deserto del Sahara offre esperienze indimenticabili, con le passeggiate tra le dune di sabbia dorata e il pernottamento in accampamenti tradizionali, ciò che ti resta davvero nell’anima è la sua lezione: si è un nulla in confronto a una terra così immensa. Un luogo in cui puoi perderti e non ritrovare più la strada o, come in molti lo descrivono, un non luogo. Il termine “Sahara” nel dialetto locale significa “nulla”, ma si riferisce a un vuoto che rappresenta “tutto”, perché qui si sono incrociati popoli e rotte commerciali, storie e culture.

Chi se ne innamorò profondamente cercando nei suoi tanti viaggi di raccontare quei popoli e le loro storie fu il missionario francese Charles de Foucauld che abitò a Fès e che nel deserto del Sahara incontrò l’estasi e la bellezza infinita del Creatore ma anche la morte nel 1916 a soli 58 anni per mano di una banda di predoni.

Il nostro epilogo è fortunatamente stato diverso: i nostri ospiti Tuareg sono stati squisiti così come la cena. La musica intorno al fuoco ci ha accompagnato nella parte finale della serata sotto un cielo brillante che faticava a contenere tutte le stelle. Peccato che al mattino una pioggia scrosciante ci ha impedito di godere dello spettacolo dell’alba sulle dune. La nota positiva? Non c’è stato bisogno dei miraggi, che da sempre fanno parte della magia del deserto e che riflettendo il cielo creano l’illusione di una distesa liquida, per vedere le pozze d’acqua tra la sabbia.  

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Comments

  1. Mamma mia, Rosalia!!! Un’esperienza che piacerebbe anche a me 😍 Le dune si muovono per via di un vento costante? Voglio dire: c’è movimento d’aria come in mezzo al mare? E quel foulard che indossate è obbligatorio?

  2. Cara Patrizia è un’esperienza che ci ha “segnato” in senso positivo ovviamente. La sabbia non sta mai ferma, le dune cambiano continuamente forma e altezze: per questo è facile perdersi nel deserto del Sahara. Non ci sono punti di riferimento fissi e anche con i fuoristrada non è facile seguire sentieri che non sono segnalati in modo evidente.
    Il foulard è indispensabile quando ci sono le tempeste di sabbia per proteggere naso e bocca, ma i Tuareg lo indossano sempre per cui diventa un omaggio al loro modo di vestire: fissarlo intorno alla testa è un’arte e guardare la rapidità con cui te lo attorcigliano rapisce.

  3. Lo indosseranno forse anche per proteggersi dal sole, difatti non ci sono ripari… 🤔Mi chiedo anche come fanno loro a orientarsi, proprio come in mezzo al mare, solo che non sono in una nave piena di strumentazioni tecnologiche… In una foto ti si vede con collana e vestito: è un omaggio anche questo?

  4. Come si orientano? Ce lo siamo chiesti anche noi… ma ti assicuro che lo fanno benissimo!
    Riguardo l’abito l’ho comprato lì e l’ho voluto indossare nella serata sotto le stelle del deserto insieme a una collana della mia collezione che avevo già. L’insieme è stato molto apprezzato! Da tutti: gli altri italiani nel campo tendato ma soprattutto dagli autoctoni 😉

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