Cina, in bilico tra un presente che è già futuro e un passato importante che ha lasciato segni indelebili sul territorio come la Grande Muraglia, opera colossale costruita per difendere il territorio cinese dalle invasioni dei popoli nomadi del nord. Ma la Cina è anche il paese in cui esplode una natura dalla bellezza indescrivibile, che negli ultimi anni è stata “domata” dall’uomo per poter essere accessibile a tutti. Parliamo delle meraviglie della regione dell’Hunan, dal Monte Tianzi ai monti resi famosi dal film Avatar, dal Grand Canyon di Zhangjiajie alla Porta del Paradiso sul Monte Tianmen.
Cina, natura prorompente

Da Chengdu a Zhangjiajie siamo arrivati in treno, anche questo superveloce ma con una caratteristica particolare: i sedili si girano a seconda del senso di marcia! Dai finestrini del treno, mentre chiacchieravo tramite traduttore con una dolce liceale che mi ha offerto le castagne che ha sgranocchiato per tutto il viaggio con successiva richiesta di farci una foto insieme, paesaggi sempre diversi hanno creato dei quadri che dal tema cittadino hanno virato verso panorami sempre più aspri e ricchi d’acqua.

Una curiosità? Nel tragitto si passa attraverso la stazione ferroviaria ad alta velocità più grande del mondo, quella di Chongqing. La città cinese è una delle aree urbane più estese del pianeta. Per averne un’idea basti pensare che è grande quanto tutta l’Austria e la sua popolazione, compreso l’hinterland, conta 39 milioni di persone che vivono nel suo impressionante panorama di grattacieli, infrastrutture sopraelevate e un’atmosfera cyberpunk.
La nostra meta è invece l’antica città di
Fenghuang, che significa fenice. Una città, patrimonio UNESCO, molto piccola rispetto alla media di quelle cinesi, fondata durante la dinastia Qing nel 1704, che si presenta abbracciata da montagne lussureggianti e dal fiume Tuojiang che l’attraversa e sulle cui rive sorgono le pittoresche case su palafitte. Per godere appieno dell’atmosfera quasi fiabesca della città si deve visitarla sia di sera che di giorno.
Di sera è illuminata a festa da luci colorate, risuona di musica ed è popolata dai diversi gruppi etnici, principalmente
Miao e Tujia, che la abitano e che passeggiano sulle strade acciottolate, sui ponti di legno e sul
Ponte dell’Arcobaleno, indossando gli abiti tipici. Irrinunciabile il giro a bordo della barca che passa sotto il ponte e da cui si può ammirare la scintillante
Pagoda Waming che si specchia nell’acqua.

Noi, però, l’abbiamo preferita di giorno, con un’atmosfera più tranquilla e autentica, meno gente e più possibilità di interagire con la popolazione locale, nonostante la sottile pioggerella che ci ha accompagnato durante la visita.
Di Fenghuang conserveremo indelebile il ricordo delle signore che ci hanno preparato la ricca cena a base di hot pot locale: con le cuffie azzurre in testa ci hanno guardato inorridite quando abbiamo preferito mangiare cruda la verdura che ci avevano collocato sul tavolo per essere cucinata all’interno della pentola che contiene il brodo di cottura di questo piatto tradizionale. Una verdura che invece si mangia cruda e che mi è piaciuta moltissimo è quella che viene chiamata erba cristallina o erba ghiaccio: le sue foglie sembrano ricoperte di gocce di rugiada o cristalli di ghiaccio e il sapore è fresco, acidulo e leggermente salato. Ma al
cibo assaggiato durante questo tour in Cina dedicheremo un post a parte.

In questa parte di Cina la natura emerge con forza, con panorami che formano uno spettacolare patchwork di terra e acqua, come quello che si gode dall’alto del
Ponte di Vetro sul Grand Canyon di Zhangjiajie, uno dei ponti pedonali più imponenti del mondo. Passeggiarvi sopra è emozionante ma non così avventuroso come avevamo immaginato guardando i video online: una volta indossati i soprascarpe vi si cammina senza scivolare sbirciando di sotto oppure affacciandosi con l’ebbrezza di essere sospesi a 300 metri di altezza.
Molto più emozionante è stata la discesa verso il laghetto sottostante su cui abbiamo navigato dopo aver fatto salire l’adrenalina alle stelle con le prove della zip line sospesa sul vuoto e gli scivoli senza freni. Per la salita verso il ponte abbiamo utilizzato gli ascensori e poi, avvolti dal buio e un po’ provati, lo abbiamo riattraversato: e così è finita l’avventura del primo giorno nelle
Terre di Pandora.
Tanta natura nel percorso verso il
Monte Tianzi da dove si ammirano le spettacolari
Rock Mountain quasi sempre immerse nella nebbia e avvolte dalle nuvole. Così si sono presentati alla nostra vista anche i
Monti Hallelujah, resi famosi dal film
Avatar e apparsi improvvisamente attraverso il vetro dell’
ascensore Bailong, che porta in cima in soli 88 secondi. Questi pilastri di roccia arenaria scolpiti da milioni di anni di erosione sembrano sfidare le leggi di gravità e fluttuare nel cielo. Il parco è stato inserito nel 1992 tra i Patrimoni Mondiali dell’Umanità UNESCO ed è famoso anche per la sua eccezionale biodiversità: vi vivono scimmie ed enormi salamandre, ma non abbiamo avvistato né le une né le altre.

Nebbia, pioggia e freddo non ci hanno dato tregua ma è difficile che in zona il cielo sia limpido: lo spettacolo è da urlo ugualmente! Oltre ai picchi delle Avatar Mountains da non perdere l’affaccio sul First Bridge under the Sun, ponte naturale di pietra che collega due picchi rocciosi sospesi nel vuoto a oltre 350 metri di altezza.
Il tour nelle Terre di Pandora si è concluso con la tappa al
Monte Tianmen. Personalmente quella verso la Porta del Paradiso è stata la più faticosa e ho apprezzato moltissimo l’aiuto della dolce Lulù che mi ha spesso sorretto durante la scalata e l’impegnativo tragitto sulle passerelle sospese intorno alla montagna.
Ci siamo arrivati attraverso una funivia chiamata Middle Cable Car che abbiamo raggiunto dopo una breve passeggiata che costeggia un enorme teatro all’aperto dove in estate si svolge lo spettacolo serale
Fox Fair Show ispirato a un’antica fiaba cinese. Arrivati sotto l’enorme varco della
Porta del Paradiso la scelta è duplice: salire fino in cima attraverso la ripida scala di pietra composta da 999 scalini, numero sacro nella cultura cinese simbolo di perfezione e infinito, oppure utilizzando le scale mobili nei tunnel scavati nella roccia che coprono il dislivello di 340 metri all’interno della montagna.
Dopo la foto di rito con lo sfondo della vasca che raccoglie l’acqua che scende dalla montagna si prosegue verso lo skywalk in vetro che non fa così impressione, nonostante i 1400 metri di altezza, in quanto tutto si presenta bianco e ovattato a causa della nebbia che non ci ha consentito di provare il brivido di essere sospesi sul nulla. La passeggiata porta poi lungo un percorso di passerelle in legno che costeggiano dirupi impressionanti.
Al rientro abbiamo preso la Tianmen Mountain Cable che in mezz’ora porta al centro di Zhangjiajie sorvolando la Tongtian Avenue, la strada di 99 tornanti infernali, lunga 11 chilometri e considerata una delle più pericolose al mondo. Con questo panorama negli occhi e parecchia stanchezza abbiamo terminato la nostra visita alle Terre di Pandora.
L’ebbrezza di trovarsi in cima a una montagna mentre sotto c’è un mare di nebbia, oltre a ricordarmi un certo ben noto dipinto simbolo del Romanticismo, mi ha riportato a quando salii fino alla Sacra di San Michele, che quel giorno era appunto avvolta nella nebbia, anche se la Cina sarà senz’altro un mondo parecchio più esteso…