Lavorare viaggiando, la ricetta della felicità dei nomadi digitali del gaming

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Lavorare viaggiando? Questa la ricetta della felicità della nuova categoria che sta riscrivendo le regole del lavoro, mettendo al primo posto il benessere e la felicità: sono i nomadi digitali del gaming. Non parliamo solo dei classici professionisti che hanno abbandonato l’ufficio per un laptop vista mare, ma di streamer, sviluppatori, giocatori play-to-earn e appassionati che hanno deciso di portare console e creatività in giro per il mondo.

Le destinazioni dei nomadi digitali del gaming

“Un fenomeno in grande crescita, in Italia e nel resto del mondo – ci spiega Emanuele Sucato dalla redazione di Gaming Reportche parte da un concetto semplice: basta un computer, una buona connessione e si può lavorare ovunque”. Magari in un posto da urlo e con un costo della vita più a portata di mano. Una ricetta vincente a vedere i numeri e che si sta consolidando grazie a un insieme di fattori: da un lato, il lavoro da remoto è diventato socialmente accettato e tecnicamente possibile su larga scala, dall’altro, l’industria del gaming sta vivendo una delle sue fasi più floride. Oggi giocare può significare creare contenuti, partecipare a tornei eSport, oppure guadagnare tramite giochi basati su blockchain grazie ai modelli play-to-earn.

Le destinazioni top: dove vanno i gamer con la valigia?

Entriamo nel dettaglio e proviamo a capire quali sono le mete più gettonate per i nomadi digitali.

“Scegliere una destinazione vuol dire innanzitutto trovare il punto perfetto tra qualità della vita, costi e, soprattutto, infrastrutture tecnologiche – prosegue il redattore Gaming Report – perché non basta un bel panorama: servono fibra veloce, coworking attrezzati e comunità in cui trovare altri colleghi”.

“E allora il primo nome da fare è quello di Bali, in Indonesia, che continua a essere una delle mete più iconiche. Qui la vita costa meno che in Occidente, la scena del remote working è ormai consolidata e i coworking vista giungla offrono connessioni stabili e spazi perfetti anche per chi deve streamare o giocare in cloud. Se si sta cercando una meta più vicina, magari in Europa, il posto perfetto è invece in Portogallo, dove tra Lisbona e Madeira stanno sorgendo sempre più comunità di nomadi digitali. Un ruolo importante in questo caso è giocato dalle infrastrutture tecnologiche di alto livello e dalle politiche molto favorevoli ai nomadi digitali. Il Portogallo è una meta ideale per chi lavora nel tech e vuole dedicarsi allo sviluppo o allo streaming in tranquillità”, continua Sucato.

“Se l’obiettivo invece è viaggiare verso nuovi orizzonti, allora il consiglio è quello di Medellín, in Colombia, con la sua comunità internazionale, i costi contenuti e un ambiente urbano vivace. Molti content creator la scelgono per alternare produttività e stile di vita sudamericano, con l’aggiunta di una rete in crescita di coworking pensati proprio per i nomadi digitali”, conclude.

La leva economica del gaming

Tutto questo sarebbe stato impossibile senza la crescita del gaming come motore relazionale ed economico. Ormai il settore è in costante crescita, attira investitori, crea occupazione, stimola la ricerca tecnologica. Ed è qui che trovano lavoro matematici e informatici, grafici e tecnici del suono, social media manager e storyteller. Un vero e proprio universo di professioni, spesso diverse tra loro, accomunate da due cose: il ruolo del gaming e la nuova impostazione da nomadi digitali.

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