Abbazia di Cerrate: l’arte e la memoria

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Abbazia di Cerrate

Più di una volta abbiamo tentato di visitare l’Abbazia di Cerrate alle porte di Lecce. Questa volta ci siamo finalmente riusciti grazie alle Giornate FAI che il 19 e il 20 marzo scorso hanno garantito l’apertura di ben 53 monumenti solo in Puglia. Tra questi l’Abbazia di Santa Maria di Cerrate, unico bene Fai della nostra regione, cioè il solo che rientra tra i luoghi di rara bellezza, spesso nascosti e poco noti, salvati dal degrado, dall’oblio e dalle ingiurie del tempo e dell’uomo grazie al Fondo Ambiente Italiano.

La visita a questa Abbazia permette un incontro con l’arte, la storia e la leggenda. Infatti la storia dell’Abbazia affonda nella leggenda: si racconta, infatti, che il Monastero venne fondato dal re Tancredi d’Altavilla, conte di Lecce nei primi anni del 1100. A lui apparve l’immagine della Madonna, dopo aver inseguito una cerbiatta in una grotta, durante una battuta di caccia.
Nella realtà, scopriamo durante la visita guidata che la sua fondazione probabilmente è ancora più antica e si può far risalire agli inizi del XII secolo, quando Boemondo d’Altavilla figlio del valoroso Roberto il Guiscardo, vi insediò un cenobio di monaci greci, seguaci della regola di San Basilio Magno. I monaci basiliani, riparati in Salento per sfuggire alle persecuzioni iconoclaste di Bisanzio, abitarono poi stabilmente Cerrate dalla metà del XII secolo, epoca in cui fu vivace l’attività di una biblioteca insieme a quello di uno scriptorium.

Con il tempo l’Abbazia venne ampliata fino a divenire un importante centro monastico dell’intera Italia meridionale. Passata sotto il controllo dell’Ospedale degli Incurabili di Napoli, fu dotata oltre alla chiesa, di stalle, alloggi per i contadini, un pozzo, un mulino e due frantoi sotterranei.
Agli inizi del 1700 fu saccheggiata da pirati turchi e successivamente il complesso fu completamente abbandonato fino all’intervento della Provincia di Lecce, nel 1965. Dal settembre 2012 l’Abbazia è stata affidata dall’Amministrazione Provinciale di Lecce in concessione trentennale al FAI, diventando così il primo bene gestito dalla fondazione in Puglia. Gli interventi di restauro in corso stanno interessando anche il territorio circostante a partire dal verde che circonda l’Abbazia. Mentre al secondo piano della casa del massaro è stato ricavato un interessante museo di storia contadina. Visitabili anche i suggestivi ambienti dei frantoi ipogei per le spremitura delle olive, ricavati nelle grotte sotterranee scavate nel tufo.

Riguardo il nome di Cerrate si presuppone derivi da “Quercus cerris”, una varietà di quercia in passato presente nella cosiddetta foresta di Lecce, che si estendeva intorno alla città ed era ricca di lecci e delle tipiche essenze della macchia mediterranea. A questo punto potrebbe avere un fondamento storico anche la leggenda legata alla nascita dell’Abbazia attraverso la possibilità dell’esistenza dei cervi nel Salento. Infatti, è documentato che sia Goffredo di Conversano che l’arcivescovo di Brindisi, intorno al 1100, esigevano la decima sulla caccia di cervi e di cinghiali. Del resto questo animale che oggi risulta difficile collocare in zona, è raffigurato oltre che sui pittogrammi ritrovati nell’omonima grotta a Porto Badisco, anche sul mosaico pavimentale di Otranto, dov’è rappresentato ferito.
Ma non è solo il nome del complesso a suscitare curiosità. Entrando in chiesa si rimane interdetti davanti alla parete sulla quale si trovano immagini di santi e cavalieri capovolti. La spiegazione logica è legata alle frequenti ricostruzioni che negli anni hanno interessato l’edificio. Nell’abside si trovano invece gli affreschi più antichi di chiara ispirazione bizantina. Sul lato settentrionale della chiesa, verso la metà del XIII secolo, fu aggiunto il portico costituito da 24 colonne con interessanti capitelli, diversi gli uni dagli altri, in cui prevale il gusto del fantastico e del mostruoso.
La copertura delle navate è a capriate, che reggono un cannicciato a vista, sul quale poggiano le tegole. Rilevante il ciborio, sorretto da quattro colonne, mentre nell’atrio esterno, a pochissima distanza dalla chiesa, è collocato il pozzo sul quale sono scolpiti uno stemma, una sirena e, sui lati corti, due mascheroni.

Quando andiamo via immaginiamo i secoli di storia vissuti dall’Abbazia, che nel tempo ha raccolto sentimenti, fede e paure, tra i colori di un affresco o nella pietra delle sculture, a testimonianza del suo affascinante percorso come una silenziosa e suggestiva sentinella isolata in mezzo agli oliveti.

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