Sulle strade del Vulture in Basilicata

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Sulle strade del Vulture, nella provincia di Potenza in Basilicata: un itinerario in un territorio ricco di bellezze naturali, vulcani sopiti da millenni e preziose sorgenti di acque minerali naturalmente gassate. Non solo. In questo contesto di grande intensità spiccano piccoli borghi dalla grande storia.

Prima tappa Ripacandida, la piccola Assisi lucana 

Il nostro giro comincia da Ripacandida, nota come città del vino, dell’olio e del miele e definita “la piccola Assisi lucana”. Il perché si scopre visitando lo splendido santuario francescano dedicato a San Donato Vescovo, Patrono della cittadina. La facciata è tanto severa che non lascia immaginare la meraviglia dei suoi interni ricoperti da pregevoli affreschi di scuola giottesca. 

Il ciclo di pitture racconta gli episodi più importanti dei testi sacri e mentre lo sguardo vaga tra pareti e soffitti dipinti si ha la sensazione di sfogliare una sorta di Vangelo illustrato. Uscendo dalla chiesa consigliamo di visitare il Giardino di San Francesco D’Assisi, un poetico labirinto di alberi centenari di spettacolare bellezza.

Intorno al paese di Ripacandida si estende il fitto Bosco Grande. Non è difficile, guardando gli alti fusti delle querce e dei cerri, immaginare che proprio qui nel periodo risorgimentale, per sfuggire alla cattura, si sono rifugiati i briganti capeggiati da Carmine Crocco.

Le tradizioni arbëreshë di Barile 

La seconda tappa è Barile, uno dei borghi del Vulture che più hanno conservato le antiche tradizioni arbëreshë. I nomi di strade e chiese sono in doppia lingua che è ancora parlata da parte della popolazione. Anche nella gastronomia e nei riti religiosi è molto forte la presenza delle origini dei primi abitanti della cittadina arrivati in Basilicata tra la fine del 1300 e la fine del 1500.

Il piatto tipico è il Tumact Me Tulez, tagliatelle con sugo al pomodoro profumato d’aglio, alici, granella di noci e mollica di pane fritta. Il vino Aglianico è ancora portato a riposare nelle grotte-cantine scavate dai primi rifugiati albanesi come loro abitazioni. Mentre il rito più suggestivo è quello della Via Crucis del Venerdì Santo dove insieme ai classici figuranti ci sono personaggi di chiara derivazione albanese come la Zingara, la Zingarella, il Moro e il Moretto.

Rionero in Vulture e il vino Aglianico del Vulture Doc 

L’itinerario sulle strade del Vulture continua a Rionero in Vulture, uno dei comuni più popolosi della provincia di Potenza e uno dei centri dell’Aglianico del Vulture Doc. Per questo abbiamo deciso di cominciare a conoscere il borgo visitando le Cantine del Notaio della famiglia Giuratrabocchetti. Nata nel 1998, l’azienda omaggia nel nome il nonno notaio che regalò al nipote il primo ettaro dei vigneti da cui oggi ricavano i vini.

Ne abbiamo assaggiati quattro durante la degustazione dopo la visita alla cantina cominciata con la discesa nelle grotte sottostanti. Furono scavate nel tufo vulcanico dagli albanesi che Rionero accolse tra il 1477 e il 1478, dopo la caduta di Scutari sotto Maometto II, e che qui si insediarono nei pressi della chiesa di Sant’Antonio Abate mantenendo il rito greco-bizantino fino al 1627.
Racconteremo presto visita e degustazione alle Cantine del Notaio nei nostri #viaggidivini.

Vulture

Rionero, Carmine Crocco e il Brigantaggio

La città di Rionero è legata alla figure del Meridionalista Giustino Fortunato, ma anche a quella del brigante Carmine Donatelli detto “Crocco”, capo delle brigate del Vulture. Molto interessante la visita all’edificio che ha ospitato il carcere borbonico e che oggi ospita il Museo dedicato al Brigantaggio. All’esterno ha l’aspetto di una severa fortezza su due livelli il cui primo nucleo fu costruito in pietra lavica come gran parte del centro storico del paese. Inizialmente edificato come Grancia del convento dei frati francescani di Santa Maria degli Angeli di Atella, fu dopo adibito a carcere prima dai Borboni, poi dallo Stato fino al 1967.

Qui vengono raccontate le vicende dei protagonisti in un percorso che si sviluppa tra le ex celle e sale comuni. In esposizione ci sono cimeli, documenti, proiezioni e statue in vetroresina che riproducono a grandezza naturale i protagonisti dell’epoca. Una stanza è dedicata anche alle brigantesse, sottolineando il ruolo che ebbero le donne nel brigantaggio post-unitario.

La sezione più importante è quella che racconta la storia di Carmine Crocco, il celebre capobrigante rionerese e uno dei più conosciuti del periodo risorgimentale. Soldato nell’esercito borbonico, disertò e si unì alle truppe garibaldine per poi divenire temuto Generale dei briganti sulla cui testa pendeva una taglia di 20.000 lire. Catturato, fu condannato a morte mentre poi la sua pena fu commutata in ergastolo e venne rinchiuso nel carcere di Portoferraio dove morì nel 1905. Le sue spoglie sono ancora sepolte in una fossa comune nel carcere di Santo Stefano.

Più recentemente, nel 1943, Rionero ha fatto da proscenio a un altro fatto storico: la brutale rappresaglia nazi-fascista in cui sedici abitanti furono trucidati dall’esercito tedesco e due cittadini morirono nell’assalto ai magazzini dei viveri. Per questo alla città è stata conferita la Medaglia d’Argento al Merito Civile.

I murales nel borgo 

Passeggiando per le vie della parte più moderna e del centro storico si scorgono grandi murales sulle pareti delle case. Tra quelli legati alla storia della cittadina e alle tradizioni locali il ritratto di Carmine Crocco e il dipinto su scene e simboli popolari. Su Via Roma troneggia Yasser Arafat ritratto dall’artista Jorit per il suo progetto Human Tribe con i caratteristici segni rossi sul volto.

Laghi di Monticchio

I Laghi di Monticchio e l’Abbazia di San Michele

Nel comune di Rionero in Vulture rientrano i due specchi d’acqua conosciuti come i Laghi di Monticchio. Riconosciuti come Riserva Regionale sorgono proprio al posto del cratere del Vulture. Sul lago più piccolo si riflette la splendida Abbazia benedettina di San Michele. Oggi in questo complesso risalente alla metà dell’XI secolo si snodano le sale del Museo di Storia Naturale in cui anche i 4 zampe sono ammessi. Carmine Crocco è protagonista anche qui. Infatti la sua storia si intreccia con quella del monastero che i monaci furono costretti ad abbandonare proprio perché dettero ospitalità al famoso brigante.  

Melfi, la capitale del Vulture

La capitale del Vulture è considerata Melfi, città prediletta dall’imperatore Svevo Federico II nato a Jesi nelle Marche. Il centro storico è sormontato dal possente Castello, che si raggiunge dopo aver attraversato il borgo dove sorgono la Cattedrale dal bel campanile normanno e numerosi palazzi. Tra questi la casa di Pier delle Vigne, consigliere di Federico II, che fu accecato dopo essere stato accusato di tradimento. 

Il maniero risale alla fine dell’XI secolo e nelle sue sale è ospitato il Museo Archeologico Nazionale del Melfese “Massimo Palllottino”. Tra i suoi tesori più rilevanti lo splendido Sarcofago di Rapolla, una volta collocato nella piazza principale della cittadina del Vulture.

Rapolla e le sue terme

A proposito di Rapolla, la cittadina è rinomata per le famose risorgive di acqua termale, calda durante tutto l’anno, che alimentano le locali terme che ci ripromettiamo di sperimentare prossimamente.
Le origini del borgo sono attribuite a Diomede, eroe acheo che combatté al fianco di Ulisse. Oggi il paese è sormontato dalla concattedrale di Santa Maria Assunta costruita intorno all’anno mille, ricostruita più volte a causa dei terremoti che hanno interessato l’area nei secoli.

Venosa e l’Incompiuta

Il giro del nostro itinerario sulle strade del Vulture termina a Venosa, la cittadina che diede i natali a uno dei più importanti poeti dell’antichità Quinto Orazio Flacco e al noto compositore Gesualdo. Oltre che per i suoi madrigali è ricordato perché a Napoli nel suo Palazzo di San Severo uccise la moglie adultera Maria d’Avalos e il suo amante il duca d’Andria Fabrizio Carafa. Alla famiglia Gesualdo si deve la trasformazione del Castello, fatto edificare dal duca Pirro del Balzo, in residenza signorile.

Ma il fiore all’occhiello del borgo resta il Parco archeologico con l’Incompiuta e l’Abbazia della Santissima Trinità, visitabile anche insieme ai nostri amici a 4 zampe.

DOVE DORMIRE

Grand Hotel Garden
SS 93 Km. 75, Località Giardino – Barile (PZ)
Info: 0972 761533 – info@grandhotelgarden.com

DOVE MANGIARE

La Villa
Contrada Cavallerizza – Melfi (PZ)
Info: 0972 236008 – agriturismo.lavilla@libero.it

Taverna Paradiso
Via Roma, 180 – Rionero in Vulture (PZ)
Info: 339 1051967

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