Calabria oltre il mare, quella dei boschi delle Serre, delle ferriere borboniche, dei fiumi e delle cascate: questa la terra che abbiamo voluto esplorare quest’anno. Partendo da uno dei nostri luoghi del cuore, Torre Sant’Antonio sulla costa di Santa Caterina dello Ionio, con la sua spiaggia bianca lambita da un mare limpido e azzurro. Da qui, sdraiati comodamente sotto l’ombrellone si ha, in un solo colpo d’occhio, l’idea di come nel territorio calabrese colline e montagne siano un tutt’uno con la striscia liquida che confonde acqua e orizzonte, tra villaggi, alture, corsi d’acqua e spiagge.
Mare e monti anche in cucina
La sensazione è la stessa se si cambia prospettiva e si sale su una delle colline guardando giù: sono splendidi i panorami sullo Ionio da Guardavalle, Monasterace, Stilo, Bivongi. Per goderne uno davvero speciale abbiamo prenotato da Aquà, ristorante di Badolato con un terrazzino proteso sulla valle sottostante da dove lo sguardo arriva al mare.
E se lo scorso anno abbiamo voluto approfondire la Calabria archeologica, quest’anno ci siamo dedicati alla natura, con trekking su percorsi fitti d’acqua e di verde. Come quello che sale alle Cascate del Marmarico punteggiato da salti d’acqua tra i massi e tronchi di ontani, castagni e abeti, spesso ricoperti di licheni e muschi, a indirizzare il passo. Le cascate, che si trovano nella Riserva Naturale Regionale delle Serre nel territorio comunale di Bivongi in provincia di Reggio Calabria, sono le più alte della regione e di tutto il Sud Italia superando i 114 metri.
Abbiamo avuto il privilegio di raggiungerle in assoluta solitudine, con il nostro Otto, seguendo l’alto corso della fiumara Stilaro che rasenta il precipizio del vallone Folea, dopo aver percorso un tratto di sterrato a bordo di un fuoristrada. All’arrivo, dopo circa venti minuti di cammino, lo spettacolo è assicurato perché le cascate creano una laguna cristallina, dove al mattino quando il sole riesce a penetrare il fitto bosco intorno, si può fare un bagno rinfrescante.
L’acqua da queste parti non manca: ci sono tante sorgenti termali e acque cristalline, talmente salubri da essere imbottigliate tra le migliori acque minerali della Calabria. E dalla forza motrice dell’acqua venivano alimentati gli impianti di fusione e le fucine delle Reali ferriere e Officine di Mongiana, non lontane dalle zona delle Cascate del Marmarico, ideale anche per i boschi necessari al carbone vegetale. Oggi questa area fa parte di un ecomuseo nel Parco Naturale Regionale delle Serre, dove è possibile osservare i resti degli altiforni e i canali in granito per il trasporto dell’acqua in percorsi di trekking tra natura e storia. Esperienza da provare una prossima volta!

A Bivongi ci siamo tornati per assaggiare il vino Bivongi DOC, una delle eccellenze vinicole calabresi che viene prodotto nella zona. Pare che uno dei segreti della longevità che caratterizza il paese sia, oltre alla genetica, proprio questo nettare degli dei a cui manca solo la certificazione ufficiale per essere riconosciuto vino eroico. Dal centro di impianto bizantino, come quello della vicina e più nota Stilo, siamo partiti insieme a Cosimo Murace, titolare ed enologo dell’omonima azienda agricola, alla volta dei vigneti a coltivazione biologica in cui le viti sembrano aggrappate al terreno che scivola verso la Vallata dello Stilaro.
L’idea della figlia Valentina di accompagnare i turisti in un trekking insolito tra i filari godendo della bellezza dei panorami e dei profumi delle piante spontanee tra salite e discese è stata vincente. Ed è piaciuta molto anche a noi. Così come abbiamo gradito, dopo il giro, la degustazione dei vini e degli oli prodotti dall’Azienda Agricola Cosimo Murace. Non ci sono più tracce, invece, dei gelsi che nell’anno Mille i monaci impiantarono in queste valli introducendo la bachicoltura, tanto che il nome stesso del borgo di Bivongi deriva dal termine greco Bobonghes, che significa “terra dei bachi da seta”.
Il paese è incastonato nel fianco verde e lussureggiante del Monte Consolino e vanta un gioiello di architettura bizantina secondo solo alla Cattolica di Stilo: il Monastero arabo-bizantino-normanno di San Giovanni Theristis, l’unico centro del monachesimo greco-ortodosso dove risiede stabilmente una comunità appartenente alla Diocesi Romena Ortodossa d’Italia. La visita è un’esperienza davvero mistica. Insieme al nostro mentore Cosimo Murace abbiamo anche potuto ammirare gli interni della chiesa con i bellissimi affreschi che ne decorano le pareti.

Ma non è finita qui. Tutt’intorno ci sono alberi di olivo ma di una qualità particolare, l’Olea europea leucocarpa, pianta nota come Olivo della Madonna. Da queste olive che mature sono completamente bianche, si ottiene un olio trasparente, molto chiaro e poco denso che non genera fumo. Questi i motivi per cui veniva usato per alimentare le lampade nelle chiese. Con l’avvento dell’energia elettrica andò in disuso per cui, nonostante la sua presenza sia attestata in ben 90 dei 404 comuni calabresi, è in estinzione ma c’è un progetto per recuperarne la coltura.
Dopo tante passeggiate dove andare a mangiare qualcosa di tipico? Se la Calabria fosse una pizza sarebbe una mare e monti. E a proposito di pizza da non perdere l’assaggio della strazzata, una sorta di focaccia bianca condita con olio e origano, che un tempo serviva per misurare la temperatura del forno prima di infornare il pane. Si chiama così perché strappata dalla massa del pane ma anche perché viene fatta a pezzi prima di essere servita a tavola, richiamando il momento in cui, appena sfornata e gonfia per il calore, si distribuiva ai bambini ma anche alla gente di passaggio. Viene proposta un po’ dappertutto ma la migliore l’abbiamo mangiata a Guardavalle presso il Ristorante Pizzeria Panificio Da Pina, dove si gusta l’autentica cucina di terra della zona ma anche la splendida vista sul canyon formato dal fiume Assi, incastonato tra rocce e terreni coltivati.
Riguardo il mare eccezionali i piatti a base di pesce crudo e cotto proposti a Roccella Jonica presso La Cascina 1899 nel fresco e rigoglioso giardino di un casale ottocentesco. Di rilievo i salumi di pesce e la trippa di pescatrice che già da soli meritano il ritorno. E come non finire la cena con un dolce a base di bergamotto? Roccella Jonica si trova nel cuore della Riviera dei Gelsomini, la stretta fascia costiera che offre il microclima ideale per la coltivazione del celebre “oro verde” della Calabria.

Prima di cena abbiamo raggiunto il medievale Castello Carafa, simbolo della cittadina, per godere di un bellissimo tramonto. Il maniero, che domina l’abitato, ha resistito agli assalti del corsaro turco Dragut Pascià e si erge ancora oggi severo e imponente a guardia di Roccella Jonica. Poi siamo scesi sul litorale di sabbia bianca e fine che si estende per ben otto chilometri, premiato con 4 Vele Legambiente, Bandiera blu e Bandiera Verde, dove nei tratti liberi la sicurezza dei bagnanti in mare è garantita da bagnini a 4 zampe.

































