Marche, un mare di morbide colline

Fuori confineMarche, un mare di morbide colline
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Marche: il nome più giusto per questa regione che conserva nella pluralità della sua definizione le diverse realtà delle sue origini. Le Marche, infatti, sono una terra di molti popoli, di duchi e signorie, ricca di un’arte che connota tutta l’area tra le colline e il mare, con castelli, rocche, borghi murati e abbazie. Ed è una regione plurale che abbiamo finora visitato a “macchia di leopardo”, ma che ci attira da sempre per l’arte, il paesaggio e la cultura del buon vivere.

I borghi nell’entroterra di Senigallia

Marche

A dicembre dello scorso anno con Otto siamo stati ad Ascoli Piceno e sui rilievi intorno, precisamente a Montemonaco nel piacevole ambiente del ristorante stellato Il Tiglio dello chef Enrico Mazzaroni, avevamo festeggiato il mio compleanno. Questa volta invece abbiamo voluto approfondire quella zona che, dalla costa sabbiosa sale verso l’ondulata serie delle dolci colline nell’entroterra di Senigallia, immergendoci nel mare sconfinato di girasoli che connota le campagne della provincia di Ancona.

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Così abbiamo raggiunto il Bed and Breakfast Il Grano e le Stelle, la nostra meta, una tipica casa colonica marchigiana del XVIII secolo costruita in mattoni rossi immersa in un grande oliveto in quelle che una volta erano le terre dell’Azienda Agraria Opera Pia Mastai Ferretti, con oltre 1.000 ettari di terreno coltivati a grano, mais, girasoli, barbabietole e viti, fondata nel 1857 da papa Pio IX, al secolo Giovanni Maria Mastai Ferretti.

Il luogo perfetto per staccare la spina e riposare nel silenzio di una campagna ordinata in cui di sera brillano solo le stelle e dove al mattino godere dell’abbondante colazione a base di torte preparate in casa dalla signora Veronica che insieme al marito Antonio sono eccezionali ambasciatori del territorio pur non essendone originari.

E se lungo la costa ci sono i ristoranti di spicco, da Moreno Cedroni a Uliassi, anche all’interno, in zone turisticamente meno battute, sono molte le piacevoli soste gastronomiche dove sulle tavole sono protagonisti il coniglio in porchetta e il pollo in potacchio, ma anche i prodotti del mare che si gode all’orizzonte. Come lumachine e raguse in porchetta, tra le specialità più autentiche delle Marche: preparazioni semplici ma ricche di carattere che insieme a una ricca frittura mista di mare si possono gustare al Ristorante Freccia Azzurra sulle colline di Senigallia con vista sul golfo di Ancona, un locale di famiglia che si chiama così in onore a quel treno che riportava a casa il papà che lavorava in Svizzera.

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Si cena in terrazza con un tramonto meraviglioso, un buon bicchiere di fresco Verdicchio e, da una certa ora in poi, musica da ballo.
Siamo tra Jesi, patria di uno dei vini bianchi più famosi d’Italia, e la zona del Lacrima di Morro d’Alba. Il suggestivo nome di questo vino deriva dall’omonimo vitigno autoctono dalle antichissime origini e ancora coltivato solamente nel comune di Morro d’Alba e nei territori limitrofi.

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Basta poi inoltrarsi tra le scenografiche piazzette e strade di borghi come Ostra e Morro d’Alba per essere catapultati in una intrigante avventura nel tempo. Questi borghi delle Marche costruiti sulle sommità di morbide colline hanno mantenuto l’autentico carattere medievale e una ricercata eleganza architettonica visibile nei palazzi patrizi.

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Ostra sprigiona un’indole rilassata ed è proprio quel senso di tranquillità diffusa a invogliare una visita a passo lento godendosi un drink al tramonto sotto la loggia del Palazzo Municipale con vista sull’alta e snella Torre civica ricostruita nel 1950 dopo i bombardamenti che interessarono la zona durante la Seconda Guerra Mondiale. Poi, a cena, raccomandata la Trattoria Fuori Porta con i tavoli posti proprio sul camminamento delle mura del borgo che consentono una vista mozzafiato sulla campagna circostante.

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Da visitare Morro d’Alba che ha una struttura di eccezionale interesse così com’è racchiuso dentro una struttura muraria della seconda metà del 1400, formata da alte cortine a scarpate entro le quali si snoda la cosiddetta strada della Scarpa, comunicante con belvederi posti sulle sei torri pentagonali.

Destinazione obbligata Recanati, per un affascinante tuffo nel passato che consente incontri straordinari con due figli illustri di questa terra: Giacomo Leopardi con la sua casa natale e il giardino nell’orto dove compose le sue poesie più belle come L’Infinito e A Silvia.

La casa paterna è aperta al pubblico e si visita di stanza in stanza, tra arredi antichi e i libri della famosa biblioteca. L’altro è il notissimo cantante lirico Beniamino Gigli a cui è dedicato il museo che raccoglie cimeli, ricordi, costumi, oggetti di scena, decorazioni, diplomi, fotografie e ritratti del famoso tenore.

La cittadina è in posizione panoramica su un colle tra le valli del Musone e del Potenza e la visita insieme al nostro Otto è cominciata dalla centrale piazza Leopardi dove prospettano il grande Palazzo Comunale e la Torre del Borgo, mentre al centro svetta il monumento a Giacomo Leopardi. Dalla piazza partono i due percorsi, quasi due ali che avvolgono il borgo: da un lato verso corso Persiani sul quale si affacciano alcuni notevoli palazzi e la Cattedrale intitolata a San Flaviano e dall’altro verso via Cavour dove s’incontrano il Teatro Persiani e le chiese di Sant’Agostino, dove spicca alta nel chiostro la Torre del passero solitario, resa celebre dalla poesia leopardiana, e di San Vito, dalla facciata semplice disegnata dal Vanvitelli.

La via sbocca nella piazza del Sabato del Villaggio e subito dopo il Palazzo Leopardi, grande edificio settecentesco ancora abitato dai discendenti della famiglia. Sull’altro lato della piazza che fronteggia il palazzo c’è la casa di Silvia, il cui vero nome era Teresa Fattorini, la figlia del cocchiere di Leopardi.

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Il Colle dell’Infinito è la sommità del monte Tabor da cui si domina un panorama vastissimo, ispiratore dell’omonima poesia composta da Leopardi a ventuno anni. Si rivivono composizione e atmosfere attraverso il percorso virtuale proposto dal FAI al quale si accede attraverso un moderno edificio sede del Centro nazionale di Studi Leopardiani a pochi passi dalla casa natale di Giacomo Leopardi, nell’orto dell’antico Monastero di Santo Stefano. Abbiamo dovuto fare l’esperienza a turni perché i cani di grossa taglia non sono ammessi nel palazzo e nel giardino ma ne è valsa la pena perché si rivivono, attraverso le voci narranti, la filosofia di vita e l’ispirazione alla base di una delle liriche più famose della poesia italiana.

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