Casa del Pingone è il posto perfetto per andare alla scoperta di Torino, la città più francese d’Italia, a piedi e con calma. E proprio i francesi hanno nel loro lessico il giusto termine per indicare questa modalità: flâneur. Il flâneur è chi passeggia senza fretta per le vie della città senza una meta precisa, con il solo scopo di osservare e al contempo lasciarsi ispirare da tutto ciò che vede.
Casa del Pingone: un dialogo tra ieri e oggi

Sposando appieno questa filosofia di vita e di viaggio abbiamo apprezzato moltissimo la posizione di Casa del Pingone, nel cuore dell’antica Augusta Taurinorum, la città fondata dai Romani nel 28 a.C. nel tempo divenuta il cuore del centro medievale e oggi il quartiere più bohémien di Torino: il cosiddetto Quadrilatero Romano dall’anima popolare, ma sempre un po’ snob come solo nella città sabauda accade, e dal fascino irresistibile.

Partendo da qui si ha letteralmente la città a portata di mano. Ma non solo. Soggiornando in una delle sei suites, la numero 10 la nostra, si vive la profonda emozione di abitare in una casa dotata dell’unica torre medievale rimasta a Torino.
Casa del Pingone è in realtà un complesso di più edifici all’incrocio tra via della Basilica e via Porta Palatina, l’unica rimasta delle quattro che si aprivano lungo le mura di cinta. Prende il nome da Emanuele Filiberto Pingone che nel XVI secolo fu lo lo storico di corte di Emanuele Filiberto di Savoia. Originario di Chambéry pare abbia abitato in questa casa che, abbandonata per anni, è stata restaurata nel 2002 dall’architetto Federico De Giuli con l’intento di farne un punto di riferimento per chi viaggia, ma anche per chi vuole trascorrere piacevoli momenti tra colazione, pranzo e cena o semplicemente bevendo, con calma, un cocktail.


Infatti al piano terra ci sono cucina e sala di AB+ Ristorante & Cocktail Bar ed è proprio qui, con un calice fra le mani, che abbiamo conosciuto l’architetto nonché proprietario di Casa del Pingone, colui che ha scommesso sulla rinascita di questo palazzo sviluppato intorno a un cortile che custodisce al suo interno piccoli tesori come il soffitto a cassettoni e decorazioni a “grottesche” sulle pareti.
Nel B&B ci accolgono Paola, ambasciatrice della Casa dal grande garbo e autrice della preziosa guida sugli indirizzi “segreti” della città di cui ci ha fatto dono, e Sara che ci ha accompagnato nella nostra suite.
Ognuno diverso dall’altro, gli ambienti sono distribuiti su più piani e hanno ampie metrature: la suite più piccola misura 43 metri quadrati, la più grande ben 180 metri quadrati. In tutte, elementi scelti con cura, tra tappeti, sedie Superleggera di Gio Ponti, lampade e oggetti di design che risaltano tra travi a vista e pareti con tracce di affreschi. Molto curate le sale da bagno: chiamarli semplicemente bagni sarebbe riduttivo. Anche in queste stanze il segno distintivo è il vintage, ma le comodità sono moderne.
Nella nostra suite i tappeti sono gli unici elementi decorativi messi via a causa della presenza di Otto che però in cambio ha potuto godere di una comoda e morbida cuccia gigante tutta per lui!
E ha potuto accompagnarci anche al ristorante in cui deus ex machina è Lorenzo Cherubini che, se ha lo stesso nome e cognome del famoso cantante cortonese Jovanotti, vanta origini assolutamente piemontesi. Così come piemontese è la sua cucina ispirata alla tradizione e quindi al territorio e ai suoi prodotti, ma allo stesso tempo leggera e attenta a garantire armonia nel piatto. Peccato non aver potuto chiacchierare durante la cena: ci sarebbe piaciuto ascoltare il racconto della sua esperienza e della sua filosofia culinaria e la presentazione dei suoi piatti direttamente da lui. Ma dobbiamo sottolineare che tutto ci è stato proposto in maniera egregia, insieme al vino abbinato alla cena, da Greta, giovane e preparata sommelier che dal natio Lazio si è trasferita a Torino.

E sin da subito risulta piacevole accomodarsi alla tavola semplice ma ricercata sulla quale spiccano come poggia posate sottili foglie in ceramica. Il vino? Basadone 2024 ottenuto da uve Pelaverga Piccolo e prodotto da Castello di Verduno, servito leggermente fresco per esaltare le sue note speziate. Il suo nome deriva dal termine piemontese che indica il papavero selvatico, ma si riferisce in modo scherzoso anche a chi ama baciare. La spiegazione genera sorrisi e ancor più voglia di assaggiare questo nettare per noi sconosciuto derivato da un vitigno autoctono coltivato quasi esclusivamente nella zona di Verduno in provincia di Cuneo.
Dalla cucina in tavola arriva subito una golosità irresistibile: il Pan brioche, burro e acciughe del Cantabrico che in bocca esprime un perfetto equilibrio tra sapidità e dolcezza attraverso il gusto morbido del burro arricchito da quello più intenso delle acciughe che sublimano il pane soffice e appena tostato.

Dopo il delizioso amuse bouche la brigata ha voluto sorprenderci con l’antipasto a base di Cervella fritte, rucola e salsa tartara, una vera esplosione sulle papille gustative in cui nessun ingrediente sovrasta l’altro in un’armonia non scontata dato il tenore dei componenti.
Poi largo ai primi sui quali in Piemonte non si scherza affatto. Per me Bottoni, ricotta affumicata di bufala, limone salato e cipolla, un abbraccio tra varie culture gastronomiche: la pasta ripiena di chiara tradizione settentrionale unita a un richiamo caseario meridionale e al limone sotto sale, una conserva tipica della cucina nordafricana che abbiamo assaggiato per la prima volta in Egitto. Come secondo un Rollé di coniglio, asparagi e moutarde blanc, un piatto che ispira un ossimoro: di grande spessore ma delicato.
Per Michele, gli Agnolotti del plin ai tre arrosti, irrinunciabile classico della cucina piemontese, seguiti da Agnello Sambucano con carciofi, caprino e menta, perfetta espressione della cucina di Cherubini che mira sempre al rispetto della stagionalità, accompagnato da una squisita focaccia, insieme ai pani e ai grissini, espressione del laboratorio interno di panificazione e pasticceria.
Scelta comune sul dessert, il Crumble al cioccolato con sorbetto al mandarino e riduzione di Porto, caldo e freddo al contempo, un vero capolavoro tra le proporzioni degli ingredienti.
A questo punto non ci resta che rivelare l’origine del nome AB+. Durante i lavori di restauro furono ritrovati nel basamento dell’edificio alcuni materiali da costruzione. Su uno di questi, un grosso frammento di mattone romano, è inciso un tabellone del gioco del mulino con la sigla AB+. L’interpretazione è incerta ma è da qui che prende il nome il Bistrot guidato con mano ferma dallo Chef Lorenzo Cherubini.
Casa del Pingone non è solo il punto di partenza per chi vuole godersi la città di Torino a pochi passi da tutto, ma la scelta perfetta per chi vuol sentirsi a casa, ma non in una casa qualsiasi. Una dimora in cui si avverte il respiro dei secoli di storia che l’hanno abitata a cui un restauro non invasivo ha restituito l’anima attraverso una cura estrema per i dettagli contemporanei che dialogano con gli elementi originali.
Casa del Pingone
Via della Basilica, 13 – Torino
Suite +39 375 7702267
Caffetteria +39 011 5692233
www.casadelpingone.it – info@casapingone.it


































