A #oggiparlapernoi Patrizia di Italia Città d’Arte ci presenta Nicholas Bavani, un pianista e impresario statunitense, alla vigilia del suo felice ritorno in Toscana.
A tu per tu con Nicholas Bavani
Con Nic ho legato in un attimo, è uno dalla chiacchiera affabile. Ci siamo incontrati due anni fa nel palazzo di St. Mark’s, a un certo punto lui si è messo al piano e ha attaccato con un pezzo che ho riconosciuto subito: Stride la Vampa dal Trovatore di Verdi.
Il 26 luglio prossimo tornerà in scena con un nuovo programma musicale. E io non mi sono lasciata scappare l’occasione di riacciuffarlo. Perché uno che mette Stride la Vampa in piano vuol dire che non suona roba per turisti, e questo, sono sicura, ci rincuora tutti non poco, vero?
Ciao Nicholas, benvenuto su Città Meridiane! Nell’ultimo tuo messaggio accennavi a un nuovo tipo di concerto, qualcosa di più teatrale. Di che si tratta?
Dopo la mia ultima esibizione due anni fa a Firenze ho collaborato con Alexander Conte, interprete di teatro musicale e jazz negli USA. Abbiamo creato una nuova serie di concerti educativi e interattivi chiamati “La classica incontra Broadway”, come l’album omonimo di Bonnie Bowden. Dato che in America spesso la musica classica è poco valorizzata, questo tipo di programma permette di avvicinare nuovi ascoltatori, collegando ciò che conoscono a qualcosa che non conoscono. A Firenze forse potrebbe fare un effetto opposto. La musica che suono potrà essere familiare all’orecchio degli italiani, ma alcune musiche teatrali potrebbero suonare del tutto nuove. Il programma di quest’estate sarà perciò “Classical Meets Broadway”, con musica europea proveniente da Italia, Russia, Germania e Francia, collegata a una versione americanizzata attraverso il teatro di Broadway.
Il tuo cognome indica origini italiane… o sbaglio?
Ma sai che è una delle mie domande preferite? Perché la cosa è un po’ complicata… Sono certamente di origine italiana, ma non lo è il mio cognome. Mia madre, Adele, è di origine siciliana e calabrese. Il suo cognome era Palmieri, ma poi è stato cambiato in Palmer perché quando la sua famiglia arrivò negli Stati Uniti gli italiani non erano visti come cittadini di prima classe; il cambio era un modo per sopravvivere all’orribile reputazione che la mafia siciliana aveva lasciato sul popolo italiano. Mio padre invece è di origine iraniana. Il suo cognome, Bavani, è tipico dell’Iran centrale. Arrivò negli Stati Uniti nel 1974. Spesso mi sento in sintonia con gli stranieri perché ho avuto un padre non americano e vedo le differenze. In conclusione, amo le mie origini etniche, sono un orgoglioso italo-americano che ha imparato la lingua per poter suonare meglio l’opera. Sono anche orgoglioso di essere di origine iraniana e prego che un giorno quel Paese possa essere libero come l’Italia.
Tu vivi a Baltimora, negli USA, vicino a Washington D.C. Che aria tira negli ambienti culturali con il nuovo governo?
Rupaul Charles, un artista che considero innovativo, ha detto: “Guarda, ma non fissare”. Non possiamo fare molto e dobbiamo continuare a creare arte nel modo che riteniamo necessario. Nonostante questi siano tempi incerti, io continuerò a eseguire la mia musica e a sostenere gli altri nei loro sforzi artistici. Tutta l’arte dovrebbe essere accettata dalla società. Se non vi piace l’esibizione, semplicemente non andateci. Dovrebbe esserci libertà di espressione artistica, negli Stati Uniti come ovunque. Posso benissimo fare musica classica, è una forma d’arte iconica che ha anche rotto barriere con il desiderio di essere differenti. Basta guardare il balletto “La sagra della primavera” di Stravinsky.
Oltre che insegnante ti definisci un entrepreneur, un impresario. Quali sono le attività che svolgi abitualmente nel tuo studio?
Ho alcuni studenti di pianoforte a cui insegno al di fuori della scuola nel mio studio privato, ma negli ultimi anni la mia carriera di musicista si è ampliata. Suono regolarmente a Philadelphia, con Alexander che fa un combo jazz. Di recente abbiamo realizzato un cabaret in uno dei migliori night club di Philadelphia. Abbiamo proposto musiche di Tchaikovsky, Bizet e Puccini. Pensate: Puccini in un bar! Questo è verismo!!
Inoltre, colgo quasi tutte le opportunità di esibizione che mi si presentano, esibendomi per eventi, cabaret, funzioni religiose e altro ancora!
Due anni fa ho visitato Parma e ne ho approfittato per recarmi anche a Busseto, dove Verdi nacque. Dato che siamo entrambi suoi grandi fan, vorrei portarti un attimo in una mia storia di viaggio. Ti va?
With pleasure!
Busseto è un centro piccolo, e d’inverno quando cala la sera viene invaso dalla nebbia. Ricordo che ero sotto i portici e sono passata davanti un’osteria. Tanta la gente, e in mezzo ho scorto una foto incorniciata del grande compositore. Come se in mezzo a tutta quella ressa che si godeva qualcosa di caldo, ci fosse stato anche lui, magari seduto in tranquilla solitudine. Tu che immagine ne avresti? Che cosa gli diresti?
Se dovessi incontrare Verdi cercherei innanzitutto di parlargli in italiano, ho studiato la lingua per alcuni anni, raggiungendo un livello medio di conversazione, non accademico. Che cosa vorrei dirgli… senz’altro grazie per essere stato onesto attraverso la sua musica. “La Traviata”, un caposaldo dell’opera, è nata dalla tragedia di una morte. Essere così autentici musicalmente è cosa rara.
Proprio a Busseto ha sede il Museo Nazionale a lui dedicato, che dal Covid non ha ancora riaperto. Non per mancanza di fondi ma per un contenzioso relativo alla proprietà, che speriamo si risolva ma potrebbero volerci anni. Se non riaprisse sarebbe un’occasione mancata per le nuove generazioni. Tu come educatore capisci bene il valore di un’istituzione del genere. Secondo te come sarebbe stata l’Italia, e di riflesso il mondo, senza Giuseppe Verdi?
Un mondo senza Verdi sarebbe stato molto diverso. In particolare, le opere “La Traviata”, “Il Trovatore” e “Rigoletto” hanno plasmato il periodo romantico. Queste opere erano oneste, tragiche e rispecchiavano l’umanità. L’opera senza Verdi è come il balletto senza Tchaikovsky: non potrebbe neppure pensare di esistere.
Il centro di Busseto ha una sola grande piazza con il monumento e una sorta di parata di stelle, un po’ come a Hollywood. C’è anche un piccolo teatro decorato in cartapesta con 300 posti appena, così se prendi posto in ultima fila, hai il tenore a pochi metri. Se commissionassero a te un’opera da allestire lì, che cosa proporresti?
Un’opera breve. Sarebbe l’ideale per attrarre un pubblico più giovane. Dato che siamo in Italia, un classico come “La Traviata” sarebbe fantastico; ma è pur vero che gli italiani sono aperti a culture diverse, il che si apprezza. E allora penserei a “Il pipistrello” di Strauss, che porterebbe un clima di festa in uno spazio così intimo. Anche “Cendrillon” di Pauline Viradot, opera di appena un’ora e mezza e purtroppo poco valorizzata, potrebbe essere molto accessibile alle nuove generazioni.
Bisogna anche tener conto che l’Italia non è come gli Stati Uniti. Da voi l’opera è il cuore della cultura, e ho notato che l’apprezzamento da parte dei giovani è più profondo per via del forte legame delle tematiche con la società. Le possibilità perciò sarebbero infinite, ma la mia scelta cadrebbe sulle tre che ho citato.
Ora raccontaci di te: che tipo di musicista ti consideri? Che cosa ti ispira? Suoni a tutte le ore o ti piace dedicarti anche ad altro?
Mi considero prima di tutto un musicista classico. È la mia passione, e vado matto per la classica russa. Potrei suonare la musica di Tchaikovsky, Prokof’ev e altri ancora per tutto il giorno. I russi hanno avuto un periodo così difficile nella loro società e la loro musica è drammatica e bellissima. Non ho origini russe, ma mi sento estremamente legato a quei musicisti. Come l’Iran, spero che un giorno la Russia possa essere abbastanza sicura da poterci andare. Sarei felice di suonare a San Pietroburgo.
La musica classica è un tesoro da conoscere meglio. Che consiglio ti senti di dare a chi vuole avvicinarsi ad essa? E tu invece che cosa fai per la causa?
La musica classica è musica. Richiede tempo, richiede energia. Lo stile musicale europeo pone l’accento sulla melodia e sull’armonia… approfittatene!! Se questo stile musicale è durato centinaia di anni, ci sarà pure un motivo, no? E continuerà ad esserci. Non abbiate paura di comporre. Penso davvero che stiamo vivendo in un periodo post romantico, ricco di opportunità incredibili.
Progetti per il futuro? C’è qualcosa che non hai ancora mai fatto e che sogni prima o poi di realizzare?
Con Alexander sono stato ingaggiato per la direzione musicale dell’opera “Hansel e Gretel” lo scorso inverno. Abbiamo intenzione di riproporla. È un programma meraviglioso, perché cantanti d’opera professionisti lavorano con gli studenti della nostra scuola, alcuni dei quali non hanno mai calcato il palcoscenico in questa veste. Questa esperienza permette agli stessi di acquisire conoscenze pratiche su ciò che serve per essere un professionista del settore, rafforzando al contempo il loro curriculum artistico e ispirandoli a intraprendere una carriera nel mondo dell’arte. Si tratta di un lavoro aggiuntivo che si svolge al di fuori del nostro lavoro di insegnanti, ma che permette ai nostri studenti di toccare con mano ciò che accade nella comunità artistica di Baltimora.
Alexander è in grado di modernizzare le opere teatrali classiche; tutto questo per attirare un pubblico più giovane e diversificato. Le sue visioni sono all’avanguardia, elettrizzanti. Per questo chiamerei Alexander uno Zeffirelli americano, un visionario del teatro. Questo è il tipo di lavoro di cui ho bisogno per continuare a espandermi come artista e insegnante. Vorremmo ampliare questo progetto, lasciando che continui a crescere. Il nostro piano è di riproporlo l’anno prossimo per dare maggiori opportunità alle opere classiche in America. Per quanto riguarda le esibizioni, spero di andare presto a New York (non posso credere che non sia ancora successo!!!).
Infine, vorrei continuare a tornare a Firenze, la scorsa estate ho dovuto saltare ed è stato difficile. Mi mancavano le estati, il suono delle cicale sugli alberi, i caldi pomeriggi estivi in cui bevevo ancora un caffè, mai ghiacciato. Momenti italiani, non americani. Voglio che Firenze continui a essere la mia seconda casa.
Grazie per essere stato con noi. Sono tanti gli americani che si innamorano di Firenze, e penso tu non faccia eccezione. C’è però qualche altro luogo d’Italia che vorresti visitare, o che ti è rimasto in cuore?
Firenze mi ha fatto sentire subito a casa. Ho sentito vive le mie origini nel momento stesso in cui sono entrato in Italia. Ho avvertito subito qualcosa di familiare. I miei nonni sarebbero felici di sapere che, oltre a fare visita, ho anche suonato e interagito con le comunità. Poi vorrei tanto vedere il Sud. La famiglia di mia nonna ha dovuto affrontare grosse difficoltà in Calabria, eppure io ne sento forte il richiamo. Vorrei andare anche a Palermo. Me la immagino molto diversa per cultura da Firenze, ma… è da lì che sono nato io.
E che ne dici di Conversano, la città d’arte di Città Meridiane?
Mi piacerebbe molto visitarla! E aggiungo che se ci fossero chiese o sale da concerto, sarei onorato di portarvi la mia musica, tanto a Conversano come nel resto del Sud. Tutta l’Italia ha il mio cuore; amo questo Paese e sono sempre grato quando posso esibirmi e visitarlo.
Avete domande per Nicholas? Lasciateci un commento oppure cercatelo su
















Come promesso ecco un riassunto del concerto: grande performance di Nicholas che si è cimentato in una tarantella e poi anche un valzer russo, provate un po’ ad immaginarveli pezzi così al piano! Ricorda il Novecento di Tornatore che comincia con le note “normali” e poi si lancia in quelle “pazze” da far ballare la platea. In questo modo Nic si è alternato con i cantanti (i 3 della locandina + una soprano che si è aggiunta all’ultimo momento). Peccato che Brenda abbia cantato solo Vissi d’Arte, un po’ pochino perché in fondo è brava e desiderosa di farsi strada.
Primavoce assoluta Alexander Conte, che ha cantato diversi pezzi più una meravigliosa Ave Maria di Caccini, che non avevo mai sentito. Mentre la cantava, cantavo anch’io con lui… Alex e Nic da quello che ho capito lavorano insieme da 3 anni, e si capiscono al volo. Faranno grandi cose. Fra l’altro giorni prima Nic ha accennato in una conversazione che lavorano anche per tirare fuori i ragazzini dalle gang… Il concerto dovrebbe già essere su YouTube.
Nel complesso la serata è stata positiva, ma bisogna essere onesti anche sulle criticità. Per esempio il fatto che lo spettacolo sia stato presentato come un susseguirsi di pezzi uno dietro l’altro senza però un filo conduttore che ne valorizzasse i punti d’incontro. In fondo il titolo era La classica incontra Broadway, quindi io avrei impostato un dialogo fra le parti, per evidenziare i punti in comune e accompagnare il pubblico in una storia. Credo che il punto sia la mentalità americana, più pragmatica della nostra. L’altro problema è Firenze, una città che ospita molte realtà straniere senza però preoccuparsi di “fare gli onori di casa” e costruire conversazione 🤔 Errore grave: perché questi sono talenti che invece promettono molto e allora vanno aiutati 😎
Sono molto contenta che questa “strana unione” tra classica e musical alla Broadway funzioni e sia apprezzata: mi sarebbe piaciuto esserci! Per quanto riguarda la comunicazione all’esterno è fondamentale farla bene in quanto oggi si è sommersi di messaggi e notizie che provengono da tutte le parti e setacciarle è importante. Una buona comunicazione fa anche da setaccio…
Riguardo il filo conduttore bisogna capire alla base quali scelte ci sono. Non è facile giudicare da lontano.