Hell in the Cave porta da nove anni l’inferno dantesco nelle Grotte di Castellana. E ad ascoltare sorpresi il noto monito “Lasciate ogni speranza o voi che entrate” sono gli spettatori che di anno in anno, anche in questo particolare che è il 2020, assistono al più grande spettacolo aereo sotterraneo del mondo Hell in the Cave, libera rappresentazione del primo canto della Divina Commedia di Dante Alighieri a 70 metri di profondità.
Nella Grave di Castellana Grotte
l’Inferno di Dante

Per noi è stata la seconda volta, ma tranne l’effetto sorpresa legato al discendere gradino dopo gradino negli inferi allestiti in modo mirabile nelle viscere della terra nella grande caverna delle Grotte di Castellana, lo spettacolo sensoriale con la regia di Enrico Romita e la drammaturgia di Giusy Frallonardo, ci ha lasciato di nuovo a bocca aperta, anche se coperta dalla obbligatoria mascherina.

Infatti, anche se con qualche variazione e alcune regole in più da seguire per il contenimento del contagio da Covid-19, le danze, le voci, i suoni e le luci, coinvolgono completamente chi vi assiste che rilegge visivamente le terzine dantesche attraverso le parole e i drammi dei protagonisti.

Quest’anno lo spettacolo non è itinerante ma più statico e si svolge al centro della più grande delle grotte tra la scenografia naturale offerta dalle concrezioni stalattitiche e stalagmitiche dalle forme più diverse. Ma nulla perdono le scene che, emergendo tra il rosso delle luci che emulano le fiamme dell’inferno e il verde dei muschi e dei licheni che ricoprono stalattiti e stalagmiti e che rendono spesso scivoloso questo magnifico set naturale, rendono parte anche gli spettatori di questa bolgia infernale.

Spesso gli occhi si rivolgono verso l’alto, quasi a cercare una via di uscita in quella bocca che guarda il cielo, la grande fenditura che si apre sul soffitto della Grave. Fedele alla prima cantica della Divina Commedia di Dante Alighieri il racconto, pur modificando la struttura dell’Inferno, che non si presenta come il classico imbuto con i gironi, ma come un unico ambiente spaventoso e incandescente in cui i dannati sono tutti insieme.

Tra i tanti si riconoscono i più noti: Pier delle Vigne, Ciacco, Paolo e Francesca, il Conte Ugolino, Ulisse a rappresentare l’amore, il tradimento, l’invidia, l’avarizia, la lussuria.
Paradossalmente Lucifero, il temuto re di questo regno infernale, è l’unica figura in vesti umane. Si penetra in questo mondo parallelo scendendo la lunga scala, accolti dai primi dannati che tra urla e silenzio accolgono la carovana di gente che si appresta a seguire le vicende nella grande cavea naturale.

Si incontra Minosse, il re cretese che distribuisce i dannati nei vari settori dell’Inferno. Poi comincia il racconto che si snoda attraverso la strategica illuminazione della scena catturando l’attenzione degli astanti sul protagonista. Il primo dei dannati a raccontare la sua storia è Pier delle Vigne seguito da Ciacco, collocato da Dante tra i golosi.
Si librano nell’aria eterei e separati, girando perennemente in senso opposto, Francesca da Rimini e il suo Paolo Malatesta, fratello del marito Gianciotto, mentre la voce narrante recita “Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria…”.

Ancora in alto si volge lo sguardo per scorgere le evoluzioni di Ulisse che legato a lunghissimi nastri rossi volteggia sulle parole che rimbombano potenti tra le magnifiche concrezioni: “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. E poi sfilano i Simoniaci, papa Niccolò III, il Conte Ugolino, Brunetto Latini, gli Ipocriti: non tutti vengono riconosciuti dal pubblico che sussurra le sue supposizioni mentre lo spettacolo va avanti, ma rimane un grande senso di coinvolgimento come se i prossimi dannati a essere illuminati per poter narrare le loro colpe fossero proprio tra gli spettatori che sono parte integrante dello spettacolo e che sono continuamente attorniati dalle anime in pena che si aggirano tra i vari gruppi.

Invece si accende una grande sfera bianca che viene calata lentamente verso gli spettatori e i dannati mentre dal fondo della grotta si solleva Beatrice vestita di un immenso abito bianco, simbolo di salvezza e guida di Dante nel “chiaro mondo”: “E quindi uscimmo a riveder le stelle”.
Si risale a piccoli gruppi negli ascensori e si esce nel buio rischiarato dalle stelle ancora straniti da Hell in the Cave, uno spettacolo che dopo tanti anni riesce a conquistare il pubblico tanto che alle date già previste per agosto ne sono state aggiunte delle altre: il 21, il 24 e 28 agosto e il 5 settembre.
Per info e prenotazioni: https://www.grottedicastellana.it/eventi/










Ero curiosa di sapere ma non avevo immaginato che si trattasse dell’immortale Dante! Qui a Firenze ho conosciuto Donato Massaro, dantista oltre che membro di varie istituzioni, che mi ha regalato l’ultimo suo libro, una Commedia che riguarda tutti – commento al Paradiso, e Anita Norcini Tosi, professoressa e teologa che tratta argomenti medievali e all’inizio dell’anno aveva dato delle conferenze sull’Amore nelle tre cantiche. Uno spettacolo così andrebbe a completare tutto questo gran mondo, e penso che non sia affatto facile dargli forma, bisogna essere dei professionisti.
Sono 9 anni che lo spettacolo va avanti incantando il pubblico: realizzato e interpretato da professionisti trae un gran vantaggio anche dalle straordinarie scenografie naturali.
Per noi la seconda volta ma sempre con grandi emozioni!