Viaggi reali e viaggi immaginati. Vicoli stretti da percorrere a passo sostenuto che conducono a luoghi precisi nello spazio e nel tempo per impressionare istantanee.
Il teatro Garibaldi di Bisceglie il prossimo 27 dicembre ore 21,00, apre alla musica “canta-narrata” attraverso un particolarissimo omaggio dedicato a Marlene Dietrich.

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Protagonista dell’intenso spettacolo è la musicista Giovanna Carone che, seguendo il filo di una biografia appassionante e appassionata, restituisce al pubblico, in chiave di omaggio, la forza emotiva di Marlene Dietrich, straordinaria figura artistica del ‘900, indimenticata Lola nell’Angelo Azzurro del 1930.

Al teatro Garibaldi di Bisceglie l’omaggio di Giovanna Carone a Marlene Dietrich

Con il prezioso supporto di Jacopo Raffaele al pianoforte e di Giovanni Chiapparino al vibrafono, percussioni e fisarmonica nonché curatore degli arrangiamenti, racconterà il personaggio della “Diva” anticonformista e i compositori che ne rafforzarono il mito. Lo spettacolo si avvale del supporto di immagini composte da Pit Campanella.
Abbiamo intervistato Giovanna Carone e le abbiamo chiesto di raccontarci la sua personale Marlene Dietrich.

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Marlene
“Cherche la rose dans la sable du desert” – “Cerca la rosa nella sabbia del deserto”

Con questo tuo lavoro attraversi letteralmente la storia con la figura di Marlene Dietrich. Come nasce l’incontro con questo personaggio?
Come tante cose della mia vita, dal caso, ma anche dal suggerimento di un caro amico Mike Zonno che quasi 5 anni fa, dopo avermi visto cantare in yiddish, mi ha suggerito di avvicinarmi a lei. Io la conoscevo bene come attrice e questo programma mi ha anche riportato alla passione per il cinema. Il repertorio delle canzoni con l’orchestra di Burt Bacharach l’ho scoperto in seguito. Inutile dire che anche Burt Bacharach è stato ed è per me, un importante riferimento, anche se il suo ruolo in questo caso è solo quello di arrangiatore. Quindi, come in un puzzle si è tutto ricomposto.

Che cosa è Lili Marleen per Giovanna Carone?
Una canzone popolare con due nomi di donne, una canzone che sembra avere una vita propria, quasi indipendente da ciò che altri volevano fare di lei. La Canzone del soldato che diventa Canzone pacifista anche attraverso la provocatoria versione americana di Marlene Dietrich. Ci sono versioni in tutte le lingue, anche in giapponese, improbabili versioni tecno e tanto altro. Insomma una canzone che è ormai parte del nostro immaginario collettivo.
La nostra Lili è intimista e scarna, con il vibrafono che suona come un carillon. Ho trovato una versione in yiddish, una lingua che amo molto e l’ho fusa con quella italiana del ’42.

Marlene è un incontro di storie, di voci e linguaggi che si intersecano tra loro. C’è una dimensione in particolare che coniuga le parole, la musica e il recitare?
Non so, non credo ci sia una vera costruzione, seguo l’istinto e il fluire della musica. Provare anche in piccola parte a descrivere una donna così interessante e contraddittoria fatta di tante donne insieme, non propriamente facile da capire sino in fondo, mi ha portato a descriverne i contrasti, forse anche attraverso linguaggi differenti. Io non recito, racconto qualche cosa della sua vita e qualche ricetta che lei amava…

La canzone “Lili Marlene” è diventa un simbolo contro la guerra, un inno alla pace che ha attraversato tutto il novecento, cantata in tutto il mondo. Al giorno d’oggi esiste una figura artistica che, con la stessa caratura di Marlene Dietrich, sia in grado di incidere con coraggio gli eventi diventando un simbolo?
Domanda difficile, io non credo ci sia una voce così forte oggi. Penso a Joan Baez, Patty Smith, Mercedes Sosa e mi accorgo che non parlo veramente del giorno d’oggi. Noa a suo modo ci prova.

Nello spettacolo tu sei la “voce canta-narrante”, ma non sei sola. Quali strumenti ti accompagnano e perché questa scelta che incide anche nei suoni? Cosa raccontano in più?
Il pianoforte di Jacopo Raffaele racconta con me, il vibrafono mi riporta al gioco e la poliedricità di Giovanni Chiapparino mi permette con la fisarmonica e le percussioni, di ampliare la tavolozza dei colori e passare dal cabaret alla canzone intimista dalle canzoni di Cole Porter a Kurt Weil, spero con leggerezza.

Marlene Dietrich e Berlino. Quanto un luogo, una città, può incidere sulla storia personale e sulla crescita artistica di una persona?
Parliamo di Berlino degli anni 20, gli anni di Brecht, Weil, Gropius, Ernst, Lang e tanti altri. Una rivoluzione culturale! Quella Berlino non poteva che essere un sogno per la vita di un’artista.
Tornando ad un luogo magari meno incantato e stimolante di quello, una città, qualsiasi città può essere noia dalla quale fuggire e amore struggente dal quale non volersi separare. Tutto e niente, incidono in egual misura e forza nella storia e nella crescita artistica di una persona.

“Cerca la rosa nella sabbia del deserto” è il sottotitolo dello spettacolo. Qual è il significato profondo di questa frase?
Cercare il bello ovunque, anche “in fondo al cuore pieno di lividi”, e andare avanti, un po’ come ha fatto Marlene con la sua vita non facile, e come accade nella vita di molti sognatori, in continua trasformazione. Un bel modo di essere al mondo.

Per un appuntamento da condividere come un regalo trovato sotto l’albero, biglietteria aperta dal martedì al venerdì dalle 18.00, alle 20.00 (il venerdì anche dalle 11.00 alle 13.00).
Info: sistemagaribaldi@gmail.com – 3711189956. Prevendita nelle rivendite e sul sito BookingShow.

Alessia Vania

Video promo http://bit.ly/2haHzIV

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