Cani e gatti nei paesi musulmani

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Cani e gatti nei paesi musulmani non godono dello stesso trattamento. Ce ne siamo resi conto nei nostri recenti viaggi in Marocco e in Egitto. E questo dipende da come vengono considerati nella tradizione, ma te ne accorgi subito anche passeggiando per le Medine delle principali città.

Cani e gatti in Marocco e in Egitto

I gatti sono tantissimi, per lo più curati e nutriti dalle comunità locali, e possono entrare ovunque persino nelle moschee. Diventa divertente fotografarli in pose plastiche nelle vetrine, sui banchi di vendita e comodamente acciambellati tra spezie, tappeti e merci varie. I cani, invece, sono tenuti ai margini e si trovano soprattutto nei pressi di negozi alimentari: attendono sulle porte sperando in un boccone da scarti e avanzi di cibo.

Come mai questa disparità? Nel Corano le regole del profeta Maometto impongono gentilezza e vietano la crudeltà verso tutte le creature di Dio, con la promessa di punizione divina per chi maltratta un animale. Però, nella tradizione il gatto è ṭāhir, ovvero puro, e può frequentare le case e gli ambienti religiosi. Il gatto, dunque, è considerato un animale pulito che non solo può vivere in casa ma, se ti sfiora, non invalida l’abluzione necessaria per la preghiera.
E molti ḥadīth, che sono i detti e fatti attribuiti a Maometto ma non compresi nel Corano, narrano del suo grande amore per i felini, in particolare per il suo gatto di nome Muezza che gli salvò la vita in almeno un paio di occasioni. Pare che un serpente gli si avvicinò e il gatto intervenne prontamente, uccidendo o scacciando il rettile, salvandogli la vita.

Un’altra storia – che ci ha raccontato la nostra guida a Marrakech – racconta che un gatto aiutò il profeta a scoprire che la sua minestra di latte, datteri e miele era avvelenata lappandola prima di lui e morendo all’istante. Dopo queste vicende Maometto in segno di eterna gratitudine donò a Muezza e ai suoi futuri discendenti la possibilità di avere nove vite, la capacità di atterrare sempre, da qualsiasi altezza, sulle quattro zampe e un posto in paradiso.

Nonostante sui cani non ci siano tradizioni orali negative, né tantomeno scritti coranici, sono considerati haram, cioè ritualmente impuri. È soprattutto la saliva di questi animali la fonte dell’impurità e ogni contaminazione va immediatamente rimossa con ripetuti lavaggi: se un cane lecca un contenitore, quello che c’è dentro va buttato, mentre il contenitore va lavato sette volte prima di essere riutilizzato. Inoltre il cane va allontanato dalla stanza in cui ci si ritira a pregare o, addirittura, va fatto uscire di casa durante la preghiera. Se ti tocca, poi, l’abluzione deve essere rifatta prima di dedicarsi alla preghiera. Perché si crede che un cane impedisce agli angeli di entrare in casa e riduce le buone azioni compiute ogni giorno dai fedeli.

Ma da dove deriva questa convinzione? Si racconta che Maometto attendesse la visita dell’Arcangelo Gabriele che però non si presentò. Quando lo incontrò e gliene chiese il motivo Gabriele gli rispose che gli angeli non entrano in una casa in cui c’è un cane o un’immagine. E la sera in cui era previsto l’incontro c’era un cucciolo di cane sotto la brandina del profeta. Da allora i cani furono cacciati dagli interni delle case e venne spruzzata acqua lì dove passavano e si accucciavano. Eccezioni a tali regole che, bisogna sottolinearlo, oggi sono molto meno seguite e tanti cittadini dei paesi musulmani hanno con loro cani da compagnia, sono ammesse per cani da guardia oppure per quelli che aiutano l’uomo a cacciare o a badare agli altri animali.

Conoscere la tradizione musulmana ci ha aiutato a capire le differenze tra cani e gatti in Marocco e in Egitto e perché vengono trattati in modo completamente opposto, ma non ci ha fornito spiegazioni sufficienti per comprendere il motivo per cui né per gli uni né per gli altri è previsto un piano per contenerne le nascite. Abbiamo provato tenerezza per le mamme gatte con i loro cuccioli a cui vengono costruiti rifugi di fortuna con scatole di cartone in cui ci siamo imbattuti sia nei vicoli della Medina di Marrakech che nella Kasbah di Rabat, ma ci siamo anche indignati davanti alle condizioni in cui versa la maggior parte della comunità felina della Medina di Fès in cui molti gatti sono malati e feriti.

E per i tanti cani, per lo più dello stesso colore giallo della sabbia, che quasi scheletrici frequentano i luoghi più iconici de Il Cairo, dalle Piramidi alla Cittadella. A onor del vero ne abbiamo visti anche alcuni che hanno una targhetta applicata alle orecchie: ci hanno spiegato che si tratta di randagi a cui viene apposta dopo che sono stati sottoposti a sterilizzazione a opera di volontari che poi li rilasciano nel punto in cui sono stati catturati. 

La riflessione? Certo un abisso rispetto a come erano considerati i cani nell’Antico Egitto, quando erano venerati come animali sacri, associati al dio Anubi, rappresentato con testa di sciacallo o cane, e considerati protettori e compagni fedeli. Spesso mummificati e sepolti con tutti gli onori insieme ai loro proprietari, proprio come si possono ammirare nella sezione dedicata all’interno del vecchio Museo Egizio del Cairo, in cui si trovano anche uccelli, gatti, scimmie e molti altri animali in ottimo stato di conservazione.
Per concludere e dirla con Gandhi, se “la grandezza e il progresso morale di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali”, cani e gatti nei paesi di tradizione musulmana dovrebbero essere considerati con più rispetto. 

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Rosalia
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This travel blog with the dog is a personal selection of our best experiences, our favorite spots and secrets places around the world curated by Rosalia e Michele.

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