Alvernia terra di vulcani, formaggi e vini

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Alvernia terra di vulcani, formaggi, vini e tanta storia: così l’abbiamo conosciuta durante la nostra permanenza a Clermont-Ferrand presso l’Hôtel Littéraire Alexandre Vialatte dopo la prima tappa nel fiabesco Château de Codignat.
Per dirla tutta, il poeta Alexandre Vialatte nel suo libro “L’Auvergne absolue” scrisse che “L’Alvernia produce ministri, formaggi e vulcani”. E ogni giorno ce lo ha ricordato con la frase sulla testata del nostro letto presso l’albergo a lui dedicato nel cuore di Clermont-Ferrand con strepitosa vista sulla città. 

Da Clermont-Ferrand all’area dei vulcani

Noi abbiamo voluto ampliare la conoscenza di questo meraviglioso territorio apprezzandone anche i vini. L’hotel è stato il perfetto punto di partenza per andare alla scoperta di questa città “nera” costruita con la pietra lavica di Volvic e dei suoi dintorni, tra vulcani spenti e deliziosi borghi. Dotato di comodissimo garage, dispone anche di un gentilissimo staff che ha coccolato noi e il nostro Otto facendoci trovare piccole golosità con un gradito biglietto di benvenuto. La stanza? Comoda e dotata di tutto, compreso un angolo scrivania con una selezione dei titoli di Vialatte e con un vista strepitosa sullo skyline della città.

Alvernia

Da qui è partita la scoperta di Clermont-Ferrand insieme alla nostra guida italiana Grazia, che ci ha testimoniato personalmente come l’Alvernia è uno dei luoghi che una volta scoperti rimangono per sempre nel cuore. Lei, venuta qui per l’Erasmus, non è andata più via e ne promuove bellezze e storia attraverso le visite guidate per l’Ufficio del Turismo. 

La prima tappa è stata al cospetto del simbolo della città che si scorge sin da lontano: la Cattedrale di Notre Dame de l’Assomption, una delle più belle di Francia, caratterizzata dalle altissime guglie aggiunte nel XIX secolo dall’architetto Viollet-le-Duc e dal colore nero della pietra lavica in cui è stata costruita in sette secoli. Al suo interno le magnifiche vetrate incantano, creando un forte contrasto tra i loro brillanti colori e gli elementi architettonici scuri.

L’altra chiesa da visitare a Clermont-Ferrand è la Basilica di Notre Dame du Port, che si distingue dagli altri edifici della città in quanto è costruita in pietra chiara. Questo gioiello romanico, patrimonio mondiale dell’UNESCO e tappa significativa del Cammino di Santiago de Compostela, cattura l’attenzione per l’impressionante campanile ottagonale e l’uso alternato di colori chiari e scuri.

Alvernia

Durante la passeggiata in città abbiamo fatto conoscenza con i tre personaggi principali della sua storia. Grazia ce li ha mostrati rappresentati sul selciato: anche loro come le civette a Digione segnalano i percorsi da seguire.
Si tratta di Blaise Pascal, matematico, fisico e filosofo nato a Clermont-Ferrand nel XVII secolo, papa Urbano II, promotore della prima Crociata, e Vercingetorige, comandante dei Galli che inflisse una pesante sconfitta a Giulio Cesare e alle sue legioni romane nel 52 avanti Cristo. Nella centrale Place de Jaude una grande statua equestre, opera dello scultore Auguste Bartholdi che creò anche la Statua della Libertà, ricorda questa storica vittoria.

Oltre a visitare i monumenti è bello passeggiare un po’ a caso alla scoperta di fontane dalle forme bizzarre e dei murales che spuntano nel dedalo di viuzze che dal rione del Port salgono fino alla cattedrale.

Alvernia

Nei dintorni, imperdibili le escursioni al Volcan de Lemptègy e al Parc naturel Régional des Volcans d’Auvergne perché – come scriveva Vialatte – l’Alvernia è terra di vulcani! Ben 80 sono quelli della Chaîne des Puys, lunga circa 45 chilometri se si comprende la Faglia di Limagne, il cui punto più alto è la maestosa vetta del Puy de Dôme che con i suoi 1.465 metri di altitudine domina tutto l’orizzonte.

In cima si sale a piedi lungo l’antica via romana Chemin des Muletiers oppure comodamente seduti all’interno dei vagoni del treno a cremagliera Panoramique des Dômes. Questo treno elettrico ha portato su noi, Otto (anche i 4 zampe è previsto il biglietto) e Grazia in quindici minuti: il viaggio è una bella esperienza perché dai finestrini si gode una splendida vista sui crateri ricoperti di verde.

Una volta in vetta è possibile visitare il museo dedicato al sito del tempio gallo-romano dedicato al dio Mercurio di cui sono visibili le rovine. L’intero altopiano, su cui è collocata anche l’Osservatorio dotato di strumenti all’avanguardia, è stato inserito nella lista del patrimonio mondiale UNESCO come primo e finora unico sito geologico della Francia.

In autonomia con audioguida in italiano abbiamo effettuato la visita al Volcan de Lemptègy, un parco ricavato nel cuore dei crateri di due ex vulcani, trasformati in epoca recente in una grande cava di pozzolana, ma in cui è ancora evidente il fronte della colata lavica. Abbiamo camminato con Otto nei catini di questi vulcani spenti da circa 6.000 anni, i più giovani dell’Alvernia dato che quelli del Cantal, lì dove nasce uno dei celebri formaggi della regione, hanno origini molto più remote, in un periodo compreso fra diversi milioni e circa 100.000 anni fa. Emoziona percorrere i sentieri tra il fondo scuro che spicca tra il verde rigoglioso degli alberi cresciuti sulle creste. Completa l’itinerario della visita la visione del video in 4D che simula un’eruzione dando l’impressione di essere nelle viscere della terra.

Camminare mette fame, ma niente paura a Clermont-Ferrand si mangia bene e non ci siamo fatti mancare una degustazione presso la Fromagerie Las Claies de St Pierre dove Mathilde ci ha spalancato le porte del regno dei formaggi d’Alvernia. Qui abbiamo fatto la conoscenza dei 5 formaggi a Denominazione di Origine Protetta cominciando dal Saint-Nectaire, noto per la sua cremosità e il suo sapore unico già alla corte di Luigi XIV. Particolare la forma cilindrica del Fourme d’Ambert, formaggio erborinato dal sapore aromatico che si distingue dal Blue d’Auvergne che ha un gusto più deciso e presenta intense venature blu-verdi dovute all’azione del Penicillium glaucum.

Il formaggio più antico della regione, vantando quasi 2000 anni di storia, è il Cantal. Il nome deriva dal termine gallo-celtico “cantalo” che significa frontiera e il suo sapore cambia in seguito alla stagionatura, dal dolce di quello giovane che ha meno di due mesi, al più intenso di quello maturo che supera i sei. Il nostro preferito? Il Salers, che è prodotto nel periodo che va da aprile a settembre quando le vacche rosse da cui prende il nome si nutrono nei prati, e poi viene lavorato con latte crudo e stagionato per sette mesi in un contenitore di legno.

A cena l’immancabile Truffade, a base di patate, lardo, cipolle e formaggio, insieme alla Salade Auvergnate, con crostini ai formaggi e prosciutto locale presso Chez Honoré specializzato in cucina regionale, mentre il giorno dopo siamo stati a Le Devant, ristorante tradizionale dove abbiamo assaggiato piatti preparati in modo innovativo, tra cui la Croquettes di patate con cantal e crema di rafano e la Magret de canard, il classico petto d’anatra alla francese ma servito con salsa al mirtillo.

Prima, nel pomeriggio, abbiamo visitato il pittoresco villaggio fortificato di La Sauvetat, risalente al XIII secolo. Caratterizzato da un alto torrione e dalla bella porta Saint- Jean è stato inserito nelle “Petite Cité de Caractère”.

Nel piccolo borgo medievale di Montpeyroux, uno dei più bei villaggi di tutta la Francia, abbiamo incontrato Vanessa Michy, Senior Press officer presso Auvergne-Rhône-Alpes Tourisme, e le sue deliziose cagnoline Naorie e Verveine di cui Otto si è perdutamente innamorato. Il borgo è il luogo ideale da cui partire per escursioni a piedi insieme ai propri amici a 4 zampe nella campagna circostante. Mentre è straniante camminare tra le stradine lastricate e le case in pietra arenaria dalle finestre pastello: sembra infatti di essere in Provenza ma solo fino a quando lo sguardo si sposta sullo spettacolare panorama della catena dei Puys.  

Riguardo i vini, nonostante il territorio sia molto vocato e le produzioni apprezzate nel passato, quelli dell’Alvernia, regione con un paesaggio vulcanico unico, non sono molto conosciuti. La denominazione è la Côtes d’Auvergne AOC in cui rientrano rossi, rosati e bianchi derivati da uve Gamay, Pinot Nero e Chardonnay coltivate su suoli plasmati da antiche eruzioni e ricchi di basalto, argilla, calcare e silice. Elementi che conferiscono caratteristiche distintive che ci sono piaciute molto: sicuramente approfondiremo l’argomento assaggiando altre di queste etichette caratterizzate da mineralità e freschezza uniche. 

In collaborazione con Explore France e Auvergne-Rhône-Alpes Tourisme

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