Pasolini, personalità complessa del panorama culturale del Novecento, visitò spesso Puglia e Basilicata. Non solo alla ricerca delle location ideali e dei personaggi perfetti per i suoi film, ma anche perché ammaliato dai luoghi e dallo stile di vita del meridione d’Italia. Nato a Casarsa in Friuli, lo scrittore e regista, era romano d’adozione, ma fu al sud che cercò e trovò la sua Palestina per il film “Il Vangelo secondo Matteo”. Nel 1964 scelse di girare in quasi tutta l’Italia meridionale e qui individuò i contesti più adatti alle scene che intendeva girare. Infatti quando l’anno prima si recò in Terra Santa per effettuare i sopralluoghi per il film, ne rimase deluso. Trovò i territori profondamente cambiati e modernizzati per essere utilizzati come sfondo della predicazione di Cristo. Sfondo che invece trovò in Sicilia, Calabria, Puglia e soprattutto Basilicata, dove sono stati ambientati i momenti più significativi.
In terra lucana effettuò le riprese a Barile tra le grotte-cantine della collina Sheshë, nel Castello di Lagopesole e a Matera, che divenne la sua Gerusalemme. Pasolini ambientò tra i Sassi il set principale del film. Nella città considerata tra le più antiche del mondo, così simile ai paesaggi della Palestina al tempo di Gesù, girò la maggior parte del suo capolavoro. E lo fece con attori non professionisti e comparse locali, mentre nel ruolo di Cristo recitò il sindacalista catalano Enrique Irazoqui. Il personaggio di Maria fu interpretato da Margherita Caruso, durante l’Annunciazione, la nascita e la giovinezza di Gesù. Maria anziana invece fu impersonata da Susanna Colussi, la madre naturale di Pier Paolo Pasolini.
Tra i Sassi di Matera Pasolini ambientò la passione, la crocifissione e la resurrezione di Gesù. Mentre il borgo di Barile, posto su due colline separate da un burrone, divenne Betlemme. Tra le grotte scavate nel tufo furono girati quattro episodi legati alla prima infanzia di Gesù: la natività, l’adorazione dei Magi, la strage degli innocenti e la fuga in Egitto. Il cortile interno del Castello di Lagopesole ad Avigliano divenne la location del sinedrio che ne decretò la condanna.
Il fotografo di Matera Domenico Notarangelo, ingaggiato anche come comparsa, immortalò tutta la lavorazione del film. Mentre a Barile, un percorso fotografico site-specific con le immagini di Angelo Novi, ripropone i momenti vissuti dalla gente del borgo guidando il visitatore nei luoghi in cui il regista ambientò le scene, che non appaiono molto cambiati rispetto a oggi.

In Puglia il regista scelse nella provincia di Taranto la Gravina di Ginosa, Manduria e gli ambienti rupestri di Massafra. Nella suggestiva Gravina di Ginosa, Pasolini girò la drammatica sequenza della crocifissione e dell’ultimo grido di Cristo. E qui prese una decisione “forte”: per simulare il terremoto della fine del mondo fece esplodere una tipica casa rupestre scavata nella roccia. Che è ancora lì semi diruta nel bel mezzo della gravina a ricordare l’evento. Nelle campagne intorno a Manduria ricreò la Palestina rurale che fece da sfondo alle sequenze legate ai passaggi e agli spostamenti dei protagonisti.


Oltre alla zona di Taranto nelle scene si riconoscono altre “chicche” tutte pugliesi. Nel cortile del Castello di Gioia del Colle, che divenne la reggia di Erode, Pasolini girò la scena della danza di Salomè. A Santeramo in Colle furono girate la scena dell’annunciazione, quella del discorso delle beatitudini e la scena dell’avvicinamento a Gerusalemme. Il regista volle inserire anche Castel del Monte dove fu realizzato il set per la scena del Tempio di Gerusalemme, con la relativa cacciata dei mercanti. Mentre il Castello di Barletta nel film fu trasformato nel sontuoso palazzo di Ponzio Pilato.

Premio speciale della giuria a Venezia
Il film “Il Vangelo secondo Matteo” arrivò nelle sale il 2 ottobre 1964. Con questo lungometraggio Pier Paolo Pasolini volle proporre la riproduzione fedele delle Scritture sulla vita di Gesù: dall’Annunciazione alla Vergine alla nascita a Betlemme, dalla fuga in Egitto per sfuggire alla strage degli innocenti alle prove del deserto, dalle predicazioni con i discepoli ai miracoli, dal processo di Ponzio Pilato alla morte sulla croce fino alla Resurrezione.
Alla Mostra del Cinema di Venezia dello stesso anno vinse il Premio speciale della giuria e nel 1967 ricevette tre candidature agli Oscar per sceneggiatura, costumi e colonna sonora. Ma ciò che è più importante è che questo capolavoro rappresenta ancora oggi la memoria di questi luoghi. Immaginandoli in bianco e nero sono ancora oggi identici a quelli immortalati nel film di Pier Paolo Pasolini.

















