Libri “tosti” sotto l’ombrellone

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Libri sotto l’ombrellone: non ho mai amato le letture leggere che si addicono all’ozio estivo, quelle “adatte” a essere sfogliate al mare semi appisolati su una sdraio. Ma quest’anno i libri scelti come letture per l’estate hanno provocato in me un vero e proprio sconvolgimento, uno tsunami emotivo. Entrambi editi da Terra Somnia Editore raccontano fatti di sangue legati alla cronaca di terre come la Campania e la Calabria.

Leggere d’estate per riflettere

Il primo “C’è ancora tempo. Storie di donne che resistono” di Paolo Miggiano fa emergere le vicende di vittime della cosiddetta criminalità comune, al di fuori delle logiche mafiose, storie dimenticate dallo Stato che non riconosce alcun indennizzo alle famiglie. È un libro, come dice il suo autore, che racconta “storie di vite rubate, di sogni negati”. E, soprattutto, raccoglie quelle di chi rimane, con il suo profondo dolore, la sua terribile perdita: madri, mogli, figlie, sorelle, le donne che continuano a resistere e a lottare.
Tutti dovrebbero leggere queste pagine per mantenere viva la memoria di chi non c’è più, ma anche e soprattutto per non dimenticare chi è rimasto e continuamente prova a ricominciare a vivere.

Il secondo è “Diario della memoria 01” di Luciana De Luca, giornalista del Quotidiano del Sud, che attraverso gli articoli e le foto dei giornali ha ripreso le storie degli imprenditori calabresi uccisi per essersi opposti alle richieste della ‘ndrangheta e di chi rimasto in vita, ha denunciato e vive sotto scorta. Di pagina in pagina vengono svelati i calvari di intere famiglie che non solo hanno perso i loro cari, ma spesso hanno dovuto rinunciare a difendere i loro diritti, i loro possedimenti, il loro lavoro, senza ricevere alcun aiuto dallo Stato che, non solo non li ha protetti e sostenuti, ma ha persino negato loro verità e giustizia.

Ciò che accomuna i due libri è la gravità di un fatto: per la maggior parte di questi crimini non c’è stata giustizia. Di più. Spesso non si è arrivati a individuare un colpevole. Ma ciò che più sconvolge è l’assenza dello Stato, che fa sentire poco tutelato chiunque, anche chi vive lontano da quei territori.
Uno Stato latitante: prima, col mancato intervento a favore di chi ha denunciato le minacce subite; durante, non riuscendo a impedire che chi era minacciato fosse assassinato; dopo, non proteggendo adeguatamente beni e famiglie degli uccisi.

Chi rimane a combattere e a vivere nonostante tutto non vuole essere definito eroe e vorrebbe che la sua terra, che sia in Campania o in Calabria, fosse liberata dalla prepotenza, dalla camorra, dalla ‘ndrangheta, per riuscire a esprimere tutte le sue potenzialità senza nessuno che tarpi le ali a chi vuole lavorare onestamente.
Ciò che impressiona è la scia di sangue che, se si concentra tra gli anni ’70 e ‘90, quelli in cui le cosche avevano deciso di prendersi tutto imponendo un clima di terrore, non si esaurisce ma in modo più discontinuo prosegue anche i periodi più recenti. E piuttosto si trasforma.

Ma ci sono i primi segnali di ribellione e di protesta da parte della Chiesa, dei cittadini e di chi li rappresenta. Nel 2000, durante i funerali dell’imprenditore edile Domenico Gullaci, fatto saltare in aria sotto casa da una carica di tritolo posizionata nella sua Mercedes, venne denunciata con forza l’assenza dello Stato dal vescovo di Locri e quarantadue sindaci della Locride sfilarono in corteo testimoniando in silenzio contro la violenza della criminalità organizzata.

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Il peggio, tuttavia, viene raggiunto nel 2016 quando la violenza efferata comincia a “toccare” anche chi fino a un certo momento veniva risparmiato perché minore o donna. Scompare Maria Chindamo davanti al cancello della sua azienda agricola in località Montalto di Limbadi in provincia di Vibo Valentia. Il suo corpo non è mai stato ritrovato e un pentito, anni dopo, ha rivelato essere stato fatto a pezzi, dato in pasto ai maiali e i resti macinati con un trattore. Al delitto, allo spregio della vita, qui si aggiunge il vilipendio di cadavere a simboleggiare che la ‘ndrangheta non si ferma davanti a nulla e chi si interpone ai suoi interessi e alle mire delle ‘ndrine letteralmente scompare divenendo cibo per maiali, cioè meno di niente.

Un messaggio forte, forse troppo per un territorio che comincia a stancarsi di abbassare la testa e delle connivenze messe in atto per nascondere la verità. È a questo punto che accade un fatto imprevisto. I cittadini cominciano a fidarsi di quegli uomini che devono garantire ordine e giustizia come mai accaduto prima.
Alcuni imprenditori già in precedenza non avevano rinunciato a denunciare, ma i risultati non erano mai stati incoraggianti: minacce di morte per i familiari, incendi dolosi, furti alle aziende, fino alla lupara e all’esplosivo per porre fine a esistenze scomode e per appropriarsi dei beni degli assassinati.
Spesso la malavita ha vinto, altre volte no.

Anche qui voglio fare riferimento a una donna coraggiosa e indomabile nella sua pacatezza e nobiltà d’animo e di stirpe: la baronessa Teresa Cordopatri. Dopo la morte del fratello Antonio è divenuta un’accusatrice implacabile dei mandanti e del killer che aveva visto in faccia mentre ammazzava con quattro proiettili alla testa il barone e che poi aveva puntato la pistola verso di lei, viva per miracolo in quanto l’arma si inceppò. È riuscita a far condannare gli assassini di Antonio Cordopatri. Non solo. Si prende cura facendola fruttare, pur vivendo sotto scorta, della terra di famiglia a Oppido Mamertina in provincia di Reggio Calabria, la stessa che faceva gola al clan Mammoliti e per cui era stato ucciso il fratello.

Non è facile leggere questi libri, soprattutto d’estate mentre la luce del sole luccica sulle onde e sulla sabbia. Non è facile ma bisogna farlo. Per conoscere fatti non lontani dal tempo in cui viviamo e per far onore a chi quelle storie le ha raccolte per non farle dimenticare. Grazie Paolo Miggiano e Luciana De Luca per il vostro impegno, per aver squarciato più di un velo, per averci fatto virtualmente incontrare chi resiste con la vostra “discesa agli inferi” come l’ha definita l’autrice, in cui è comunque possibile intravedere “una luce fioca  che porta comunque alla salvezza”. Chiudo citando ancora Luciana De Luca: “perché nelle storie non ci solo solo morte, violenza, sopraffazione, ma anche forza, tanta, coraggio, impegno… e il tempo scandito da un respiro profondo che segna il passaggio tra un prima e un dopo, tra la vita e la morte, tra la morte e un’altra vita”.

Trovate i libri di Terra Somnia Editore presso _pianodue a Conversano e sul sito della casa editrice.

Paolo Miggiano
C’è ancora tempo. Storie di donne che resistono
Terra Somnia Editore
€ 15

Luciana De Luca
Diario della memoria 01
Terra Somnia Editore
€ 15

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