Prima di leggere il volume sulla Norvegia della collana The Passenger della casa editrice Iperborea ero convinta che il Paese con più contrasti e contraddizioni al mondo fosse il Giappone.

Norvegia, Kuwait d’Europa

Ma questa interessante lettura mi ha spalancato un mondo completamente sconosciuto che mi ha fatto ricredere su ciò che finora pensavo della Norvegia, che ho sempre ritenuto come molti, un paese modello, tanto per il buongoverno quanto per le politiche ecologiche, famoso soprattutto per la straordinaria bellezza dei paesaggi e il sole di mezzanotte.

La realtà che emerge non è così rosea tanto che lo scrittore e giornalista Morten Strøksnes definisce la Norvegia il “Kuwait d’Europa che si crede verde” e ci guida alla scoperta di un paese più che contraddittorio: schizofrenico. Cominciamo dalla prima definizione. La data da tenere a mente è quella del 23 dicembre 1969 quando nelle acque norvegesi del Mare del Nord fu scoperto il petrolio. Da allora i norvegesi sono diventati improvvisamente ricchissimi. Ma dove finiscono questi soldi? Nell’industria del carbone, in aziende che producono sottomarini nucleari e armi: attività che non hanno molto rispetto per l’ambiente.

E ciò ci aiuta a comprendere meglio la seconda parte della definizione di Strøksnes e a porci una domanda: può uno dei maggiori esportatori di greggio professarsi il paese più verde del mondo? Ma rispondere spiegherebbe solo in parte la schizofrenia della Norvegia, un termine che è difficile associare a un intero popolo, perché come spiega lo scrittore “è una malattia mentale che implica una cesura tra pensiero, emozione e comportamento conducendo a percezioni errate, azioni e sentimenti inappropriati fino al distacco dalla realtà”.

Tutto questo in Norvegia si traduce nella profonda dicotomia tra una natura mozzafiato che attira un turismo sempre più in ascesa, ma non sempre rispettata, e nel contrasto tra come si reputano i norvegesi, generalmente superiori agli altri perché più democratici, più onesti, più attenti all’ambiente, e i loro comportamenti che spesso sfociano in condotte intolleranti.

Emerge anche un singolare parallelismo con la società italiana nel mettere in discussione i diritti delle donne con una forte regressione maschilista. Entrambi i paesi hanno varato la legge sull’aborto, che sancisce il diritto della donna a decidere autonomamente se interrompere la gravidanza entro e non oltre la dodicesima settimana, nel 1978 e in entrambi a distanza di più di 40 anni stanno avanzando forze politiche conservatrici.

Un altro lato “conservatore” del popolo norvegese, che sembra stridere fortemente con la corsa alla modernizzazione della capitale Oslo, è quello della curiosa passione per il costume tradizionale, il bunad che è diventato un vero e proprio status symbol.

Ciò non toglie che rimanga un paese modello quando si parla di Pil pro capite e uguaglianza del reddito, del suo primo posto nell’indice di prosperità, nel livello di istruzione e di sanità pubbliche, benessere, qualità della vita e dei servizi sociali, con il tasso più basso di recidiva criminale al mondo e con la capitale più sicura d’Europa. E che i primi, proprio come fa Morten Strøksnes, a smascherarne le ipocrisie e il lato schizofrenico siano proprio i norvegesi stessi. E questo è sicuramente un altro segno positivo a favore di un popolo che non smette mai di mettersi in discussione migliorando continuamente se stesso.

Cosa ha significato leggere questo libro per me? Come ho scritto all’inizio ho modificato la mia idea su questo paese, ma non è mi è passata la voglia di conoscerlo più da vicino, ammirandone i “paesaggi emozionanti” tra fiordi spettacolari, i ghiacciai più vasti d’Europa, i villaggi pittoreschi e le isole rocciose.
Mentre sono diventata una consumatrice più consapevole di salmone d’allevamento dopo aver letto la triste storia di come vengono intensivamente allevati, delle malattie a cui sono soggetti, del loro rifiuto di mangiare fino a farsi morire di depressione.

Nel testo le parti più poetiche, come quella dedicata alla cultura sami, si alternano a racconti crudi quale l’episodio più violento della storia norvegese contemporanea: il massacro da parte di Anders Breivik in cui nel luglio del 2011 persero la vita 77 persone.

Come in tutti i volumi della collana The Passenger, corposa la sezione dedicata alla musica, il black metal norvegese, e alle schede su libri e play list da ascoltare per approfondire l’approccio con il paese.

La chicca? La storia di come è arrivato il baccalà dalla Norvegia in Italia, paese che contende al Portogallo il primato della preparazione dei piatti a base di merluzzo: che si chiama baccalà se salato, stoccafisso se essiccato. Il resto è tutto da scoprire, leggendo!

Le foto di questo volume sono state realizzate da Diambra Mariani.

The Passenger Norvegia
Iperborea
€ 19,50

2 COMMENTS

  1. La Norvegia è un chiodo fisso da quando sono bambina e se non fosse pazzescamente cara me la girerei in lungo ed in largo per il resto della mia vita. Sono a conoscenza di tutte le contraddizioni di cui hai parlato perchè è una nazione di cui ho letto voracemente di tutto di più. Ad esempio che il massacro ( con una connotazione fortemente politica) ad opera di Breivik fosse accaduto in Norvegia non mi ha mai stupito,
    tuttavia ho sempre cercato di discernere tra le bellezze di una nazione e la nazione stessa. Se non lo facessi credo che non viaggerei più. Amo la Turchia ma non chi la comanda per esempio. Detto questo, ho sempre adorato la casa editrice Iperborea e questa collana è un’idea meravigliosa

  2. Simona solo assolutamente d’accordo con te. Ci sono paesi più contraddittori di altri ma questo fa parte del loro fascino: la “schizofrenia” della Norvegia ma anche l’eccezionale capacità dei Norvegesi di fare autocritica e di analizzarsi, che ho scoperto leggendo questo volume di Iperborea, mi hanno fatto crescere ancor di più la voglia di visitare questa terra.
    E anche se non mi sarà mai concesso di indossare il bunad non ti nascondo che mi piacerebbe molto farlo! 😉

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