Siamo convinti che vedere dove e come si fa il vino, vivere dal di dentro un’azienda e un intero territorio vitivinicolo, visitare una vigna, osservare l’enologo al lavoro, è davvero un’altra cosa perché dà un sapore speciale al piacere del vino.

A Castellana Grotte Terrecarsiche1939

Una visita in cantina è confrontarsi con il produttore e la sua famiglia, per capire la sua personalità, la sua esperienza. Parte nel 1939 la storia dell’azienda Terrecarsiche1939 che da quattro generazioni ha sede a Castellana Grotte.

Terrecarsiche1939

Terrecarsiche1939

Ce la racconta Andrea Insalata, amministratore dell’azienda, mentre insieme all’enologo Tommaso Pinto seguiamo il percorso produttivo del Primitivo Fanova, il fiore all’occhiello della cantina, il cui nome volutamente rimanda a una delle più sentite tradizioni castellanesi, quelle delle Fanove, colossali pire di legna che l’11 gennaio di ogni anno, sin dal 1690-91, ricordano il miracoloso intervento della Madonna della Vetrana che liberò i Castellanesi dalla peste.

Presso la sede di Terrecarsiche1939 viene acceso uno dei più grandi di questi cento falò che illuminano e riscaldano la cittadina nel gelo della serata invernale e viene fatta festa a base di vino e prodotti tipici.

Tornando alla storia dell’azienda, tutto inizia con Anna, affettuosamente definita la nonna della cantina. E’ a lei che viene l’idea di trasformare l’uva delle terre di famiglia in vino e di venderlo poi in cantina promuovendolo con il marketing del tempo: in giro per la cittadina “u bannetòre”, il banditore a cui veniva affidata la comunicazione in quegli anni, proponeva l’assaggio del vino e invitava poi i concittadini a gustarlo.

Oggi sono due le linee seguite in azienda. La prima è quella tutta dedicata alla produzione di Primitivo di Gioia del Colle, Doc dal 1987 e prodotto in una quindicina di comuni della Murgia Barese: oltre a Gioia del Colle, Acquaviva delle Fonti, Adelfia, Casamassima, Cassano Murge, Castellana Grotte, Conversano, Grumo Appula, Noci, Putignano, Rutigliano, Sammichele di Bari, Sannicandro di Bari, Santeramo in Colle, Turi e Altamura con esclusione del territorio della zona di produzione del «Gravina».

Terrecarsiche1939

Gioia del Colle non solo ha dato nome alla denominazione, ma può essere considerata la sua culla, perché è qui che vari secoli fa arrivò questo vitigno, forse dai Balcani. Poi, alla fine del ‘700 un sacerdote, don Francesco Filippo Indellicati ne individuò una varietà robusta, a tarda fioritura e a maturazione precoce e la chiamò Primativo o Primaticcio o con il termine latino Primativus. Solo successivamente, alla fine dell’800, il Primitivo arrivò a Manduria con le barbatelle portate in dote da una nobildonna.

La seconda linea di produzione riguarda i vini bianchi della Valle d’Itria: Bianco D’Alessano conosciuto anche come Acchiappapalmento, Bianco di Lessato e Verdurino, Verdeca e Minutolo.

Per entrambe lo stesso percorso: dal vigneto alla cantina di vinificazione, dalla bottaia alla saletta di degustazione restando fedele al nome Terrecarsiche, quelle del territorio delle Murge. A cui si aggiunge l’affaccio nella zona di Castel del Monte con la produzione di Nero di Troia.

E nonostante la crescita come produttori di vino di qualità, mentre fino a qualche decennio fa la maggior parte della produzione era destinata alla vendita sfusa, questa ancora oggi resiste con richiesta di vino alla spina sia fermo che frizzante.

Quando si mesce uno di questi vini con essi nel calice si versano secoli di storia e di tradizioni che oggi si uniscono a tecniche all’avanguardia che garantiscono uno standard qualitativo elevato.

Ma tra le 600.000 bottiglie prodotte ogni anno, la vera chicca sono le 4000 di Regula Magistri, Primitivo di Gioia del Colle dai profumi e colori intensi, ricavato da vigneti ad alberello risalenti al 1940, gli ultimi a custodire l’antica tradizione della vinificazione di questo nettare deciso.

Andrea Insalata ci spiega che l’alberello porta in sé una qualità intrinseca perché produce poca uva, attorno ai 20/30 quintali per ettaro. Ed è questa sicuramente una delle ragioni che hanno portato molti viticoltori a estirpare i vecchi vigneti ad alberello e a sostituirli con impianti a spalliera che garantiscono una produzione più elevata. Ma l’estirpazione di questi vecchi vigneti è stato un vero disastro in quanto solo in questi si trovano biotipi di Primitivo unici per le caratteristiche del grappolo e dell’acino ma anche per la qualità del gusto e del colore che riescono a portare nei vini.

Per questo l’azienda preserva gelosamente questo piccolo appezzamento ad Acquaviva delle Fonti in grado di produrre un vino nobile ed eccellente come il Primitivo attraverso il tipico alberello pugliese che per natura asseconda senza forzature la disposizione naturale della pianta, riduce il consumo di acqua e comporta una resa di uva ridotta ma di grande pregio.

Tornando alla cantina, abbiamo apprezzato la struttura architettonica moderna e tecnologicamente avanzata con sistema di controllo delle temperature di fermentazione e limitato contatto con l’ossigeno, mentre i vini da invecchiamento riposano nel silenzio della nuova bottaia interrata con annessa saletta di degustazione.

La costruzione dell’attuale sede coincide con l’inizio di una nuova attività vitivinicola e con l’esordio di vini, come il frizzante Agorà bianco e rosè, lo Chardonnay biologico Bianca Petrosa e, soprattutto, il Primitivo Gioia del Colle DOC Fanova lanciato nel 2017 nato per omaggiare la storia di questa terra, e il Cava Bianca, che nasce da due vitigni autoctoni pugliesi, il Fiano e il Bianco d’Alessano, per cui si è pensato a un particolare affinamento in bottiglia affidandolo al microclima interno delle Grotte di Castellana a 70 metri di profondità.

Una sperimentazione per una produzione limitata, circa 3000 bottiglie, che intriga molto, non solo per il fascino del luogo ma anche per i risultati attesi sul vino. Dopo l’affinamento in barrique le bottiglie di Cava Bianca sono state calate nelle grotte dove sono “custodite” dalla Caverna della Fonte, al buio, a una temperatura costante di 15°C e con un’umidità di poco superiore al 90 per cento. L’affinamento in bottiglia continua quindi in questo ambiente inusuale che garantisce attraverso una micro-ossigenazione tramite il tappo in sughero senza capsula uno scambio tra il vino e l’ambiente esterno. Cosa ci si aspetta da questo esperimento? Oltre a una esperienza degustativa unica al mondo anche acquisto di proprietà organolettiche uniche e una maggiore longevità. Non ci resta che attenderne il risultato.

Terrecarsiche1939
via Maestri del Lavoro, 6 – Castellana Grotte (BA)
Info: tel. +39 080 4962309
www.terrecarsiche.itinfo@terrecarsiche.it

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