Siamo stati due volte a Rocchetta Sant’Antonio e in due stagioni diverse, secondo noi le migliori per cogliere le atmosfere più intense dei paesaggi: l’autunno e la primavera. E in entrambi i casi abbiamo subito compreso perché fu battezzata “la poetica” da Francesco De Sanctis nel libro scritto l’anno successivo al suo viaggio elettorale in questa parte d’Italia per poter essere eletto al Parlamento.

Rocchetta Sant’Antonio, la cittadina di Maria Teresa Di Lascia

La nostra visita primaverile è stata effettuata in occasione della XIII edizione del premio nazionale «Maria Teresa Di Lascia», intitolato alla scrittrice originaria di Rocchetta Sant’Antonio, prematuramente scomparsa nel 1994 a 40 anni, figura di donna generosa, impegnata in numerose battaglie in difesa dell’ambiente e dei diritti umani, nonchè autrice per Feltrinelli di Passaggio in ombra, con cui vinse il Premio Strega nel 1995. Il Premio Nazionale, istituito dall’anno 2006, si divide in tre sezioni: Narrativa al femminile, Saggistica su temi sociali e Letteratura per Ragazzi.

Ph. Giuseppe Palladino

E il 30 marzo scorso ha avuto luogo l’evento di assegnazione del Premio all’opera Solo la luna ci ha visti passare di MAXIMA e Francesca Ghirardelli ed. Strade Blu Mondadori per la Sezione Letteratura Ragazzi in presenza della Presidente della Giuria Scientifica Prof.ssa Emma Giammattei, ordinaria di Letteratura Italiana presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, con la partecipazione della Giuria di studenti di varie scuole del territorio.

Nel primo giro del borgo, invece, ci ha accompagnati Mirko Mastrogiacomo che durante la passeggiata ci ha raccontato le tante storie che custodisce questa cittadina al crocevia dei territori di Puglia, Campania e Basilicata e che fino al 1938 faceva parte della provincia di Avellino.

Rocchetta

A cominciare da quelle legate agli spettacolari massi di Preta Longa, Murgia Spaccata e Caca Riavule. Il nome Caca Riavule (caca diavolo) nasce dalla leggenda legata al culto micaelico e alla lunga lotta tra l’Arcangelo e il Diavolo: gli anziani narrano che il diavolo mentre scappava dal Gargano per sfuggire alla spada di San Michele, trovò in questa vallata un luogo ideale per fare i suoi bisogni, che magicamente si trasformarono in roccia.

Un’altra storia interessante è quella della Strada Larga che deve il suo epiteto non al fatto di essere la via più ampia del paese bensì che si potesse percorrerla alla larga dallo scappellamento ai signori, obbligatorio qualora si incontrassero i nobili davanti ai loro palazzi.

Per arrivare in cima alla parte più antica del borgo bisogna affrontare una ripida salita che conduce a uno slargo in cui si fronteggiano il Seggio del sedicesimo secolo e la Cattedrale, mentre ancora più su ci si imbatte nel castello fatto edificare da Ladislao II D’Aquino, proprietario del feudo di Rocchetta dal 1501, forse su progetto del famoso architetto Francesco Di Giorgio Martini.

Il maniero è tra i più belli di Puglia e vanta una imponente torre a mandorla che si staglia alta sulla campagna già in area campana. Nonostante più che un baluardo sia sempre stato un simbolo di potere, il castello riprende le tecniche costruttive e difensive in voga all’epoca per contrastare l’avanzata turca ottomana. Tra queste figurava l’adozione dei torrioni a mandorla che oggi, in Puglia, sono visibili oltre che a Rocchetta Sant’Antonio, al castello di Carovigno Dentice Di Frasso in provincia di Brindisi e al castello di Monte Sant’Angelo nel Parco Nazionale del Gargano.

La rocca più antica, quella a cui si fa risalire il nome del borgo, è quella di Sant’Antimo, edificata nel X secolo. La costruzione, della quale si possono ancora oggi ammirare i resti, era di forma quadrata e contornata da una cinta muraria. La sua storia, insieme a quella della nascita del paese, ce la racconta il professor Alessandro Forlé, appassionato conoscitore del territorio, che ci accompagna insieme a Giuseppe Palladino, giovane fotoamatore e innamorato del suo borgo.

Da sempre conteso, per la sua posizione strategica da Bizantini e Longobardi, successivamente si sviluppò intorno a un forte eretto dai Normanni nel 1083 e distrutto dal terremoto del 1456. Il paese conserva nella parte più alta la sua sezione medievale con casette dai tetti in coppi, viuzze e piccole piazze che si affacciano sulla parte moderna costruita sull’opposta collina in seguito al terremoto del 1930.

Rocchetta
Ph. Giuseppe Palladino

Su tutto, oltre al Castello D’Aquino che è privato e non visitabile, domina la chiesa parrocchiale dedicata in origine a Sant’Antonio Abate e poi all’Assunzione della Beata Vergine Maria, eretta tra il 1754 e il 1768 in stile barocco. Presenta una bella facciata e un alto campanile dalla cupola maiolicata, ora in restauro perché recentemente colpito da un fulmine.

L’interno è a tre navate a croce latina. Guidati dal professore e dal parroco don Antonio Aghilar ne abbiamo ammirato gli stucchi policromi, i maestosi altari del Cimafonte, il luminoso coro ligneo alle spalle dell’altare maggiore e le diverse tele e opere d’arte tra cui la bellissima tavola cinquecentesca della Madonna del Cardellino del Giaquinto e l’Ecce Homo del Brudaglio conservato in uno degli armadi in noce della Sacrestia.

Rocchetta
Ph. Giuseppe Palladino

Altra chiesa interessante è quella di San Giuseppe che sorge nella Cittadella, la parte più antica del paese e che attualmente conserva le statue di San Giuseppe, Santa Lucia, Santa Maria Incoronata e della Madonna di Costantinopoli, mentre alle pareti sono affisse le foto dell’archivio storico che rimandano agli anni post terremoto del 1930 e alla rapida ricostruzione del paese che ne seguì.

Rocchetta
Ph. Giuseppe Palladino
Rocchetta
Ph. Giuseppe Palladino

Spostandosi nelle campagne di Rocchetta Sant’Antonio ci si imbatte nello splendido santuario mariano di Santa Maria in Giuncarico, conosciuto come “l’Annunziata”: un antico monastero dalla storia travagliata.

Questo complesso, in origine molto più ampio e confinante con il Monastero di Santo Stefano di cui oggi restano solo ruderi nel bosco, faceva parte dei beni della potente Abbazia di Cava de’ Tirreni e subì una fase di profonda decadenza sotto gli Angioini fino a essere venduto dopo il 1807 alla famiglia di don Michelangelo D’Errico.

Rocchetta
Ph. Giuseppe Palladino

Uno dei luoghi più importanti per gli abitanti di Rocchetta è la chiesa della Madonna del Pozzo, Patrona del paese, che si trova a tre chilometri dal centro abitato. Purtroppo quella originale, considerata una delle più belle del borgo, non esiste più oggi sostituita da una costruzione moderna non troppo attraente, ma resta molto viva la devozione. Il 15 agosto i rocchettani vanno in pellegrinaggio al santuario e in processione portano la splendida scultura lignea dalla cappella di campagna al paese dove l’attende San Rocco. Il 24 e 25 agosto la Madonna insieme a San Rocco viene portata in processione per le vie del paese e il 26 mattina viene riaccompagnata in campagna nel suo Santuario.

Dopo la visita di Rocchetta ci teniamo a conoscere le origini del borgo che come già detto partono da molto lontano. La sua importanza è soprattutto definita dalla presenza delle arterie più strategiche dell’antichità: la via Egnazia, che diramandosi dall’Appia seguiva fino a Ordona il vecchio tracciato della via Herdonitana e la via Traiana che incrociava la Erculia e conduceva verso le coste adriatiche. A testimoniarne i tracciati, ormai spariti, ci sono vari ponti ancora in piedi nelle campagne del paese.

Ph. Giuseppe Palladino

E la sua rilevanza di snodo cruciale è stata nel tempo rimarcata dalla presenza della stazione della tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio che fino a poco tempo fa, quando è stata dismessa, faceva da collegamento ai quattro terminali di Foggia, Potenza, Avellino e Gioia del Colle, mettendo in comunicazione territori con enormi risorse. Proprio per sfruttare in senso turistico tali risorse si sta ora operando per riaprire il tracciato che rimetterebbe in comunicazione centri di grande attrazione: da Venosa e il suo patrimonio storico, a Gravina in Puglia fino ad Altamura e Gioia del Colle attraversando paesaggi mozzafiato.

La foto di copertina è di Giuseppe Palladino.

In collaborazione con il Comune di Rocchetta Sant’Antonio

Col sostegno della Banca di Credito Cooperativo di Conversano 

2 COMMENTS

  1. Adoro particolarmente i paesi che si trovano quasi al confine con la Campania perchè sono immersi in scenari naturali pazzeschi. Non sapevo che Rocchetta Sant’Antonio fosse passata solo in “epoca recente” sotto lo stemma pugliese. Con voi non si finisce mai di scoprire il nostro territorio!
    Leggendo di come sarebbe nato il masso di Caca Riavule non ho potuto non sorridere pensando alla saggezza degli anziani ed a come il culto michaelico sia particolarmente sentito nel foggiano. Non stento a credere che il castello sia consideratto tra i più belli di Puglia così arroccato e soprattutto con una vista che si perde sulla campagna campana. Un borgo che davvero non conoscevo. Grazie per avermici portato attraverso il vostro articolo!

  2. Anche per noi una emozionante scoperta! La parte settentrionale della Puglia ci sta regalando paesaggi straordinari e bellissime storie da raccontare che siamo felici di condividere 😊

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