Tutti sanno cosa è un ritratto. Ma se vi chiedessimo una definizione di ritratto architettonico quanti di voi saprebbero darla? Noi ci facciamo aiutare dall’architetto fotografo Oliviero Godi che proprio su questo tema è stato chiamato a tenere il workshop fotografico e culturale organizzato a Cursi da Apulia Stories di Elisa Mele, che lo ha ospitato presso la sua struttura Trapetum, con la collaborazione di Roberto Campa, ideatore del progetto Casamassella Pop.

Workshop fotografico a Cursi

Oliviero Godi

Oliviero Godi

Nella prima sezione infatti Oliviero Godi ha introdotto l’argomento partendo proprio dalla definizione di “Ritratto architettonico”. Infatti se il ritratto si concentra sulla persona, nel ritratto architettonico molto importante è anche il contesto, che gioca un ruolo fondamentale pari e a volte superiore alla persona ritratta. In lingua inglese questo concetto è molto più immediato perché si traduce come “enviromental portrait”.

Oliviero Godi
Ph. Roberto Campa

Una volta definito il cosa è necessario comprendere il come. Obiettivo del corso – ha spiegato Oliviero – non è tanto realizzare una bella foto ma piuttosto trovare una relazione fra materia e corpo raccontando un’idea ambientata in luoghi “magici” come la cava e il frantoio ipogeo scelti come sedi del workshop.

Oliviero Godi

Oliviero Godi
Ph. Roberto Campa

E non è tanto il mezzo a essere importante: è indifferente l’utilizzo di una macchina fotografica costosa o di un cellulare di ultima generazione, invece fondamentale è la scelta delle lenti o obiettivi, che questi sì devono essere di qualità per garantirla alle foto. Consigliato l’uso di un filtro UV e anche del cavalletto.

Oliviero Godi

Il terzo punto importante affrontato nel corso è il momento dello scatto. Chiunque si avvicina al mondo della fotografia sa che quelli ideali sono due: la golden hour, cioè quella luce che rende tutto color dell’oro mezz’ora prima del tramonto, e la blue hour, al crepuscolo quando il cielo è blu e si accendono le prime luci nelle case.

Oliviero Godi

La conclusione della prima fase teorica del corso prevede l’illustrazione delle tecniche di post produzione a cui nessuno rinuncia per ottenere scatti migliori e più personali.
Il consiglio di Oliviero? Conservare sempre i file raw, quelli originali che mantengono la più alta definizione e che anche successivamente possono essere “lavorati”.

Oliviero Godi

Oliviero Godi

Nel pomeriggio, poi, si è dato il via al “corso sul campo”, quello pratico in cui ognuno dei partecipanti con il proprio mezzo si è cimentato nel ritratto architettonico con la complicità di due splendide modelle salentine, Eleonora e Veronica, e dei sontuosi abiti haute couture di Michele Gaudiomonte. E con l’occhio puntato anche sui “props” come in lingua inglese vengono chiamati gli accessori e gli oggetti trovati sul posto.

La sede della prima prova è la cava nelle campagne di Cursi, che raggiungiamo con il nostro Otto che ha partecipato attivamente anche lui al corso come si vede dalle foto.

Oliviero Godi

Oliviero Godi

Nell’attesa delle modelle, truccate e pettinate dalla brava Mary Noira, nella cava sono apparsi strani “figuri”: si sono aggirati tra le escavatrici e le gialle pareti di tufo due preti vestiti di tutto punto con tanto di classico cappello a falda larghissima bordata con nastro di seta.

Oliviero Godi

Oliviero Godi

Scherzi da prete o da buontemponi? Più che altro un modo per trasmettere l’idea che se si tratta di serissimi corsi di fotografia tenuti da uno dei più quotati fotografi a livello nazionale e internazionale come Oliviero Godi, non bisogna mai dimenticare l’allegria che rende più lieve ogni nozione e stampa sorrisi che nelle foto vengono benissimo!

A fine giornata d’obbligo l’invio a Oliviero di una rosa di cinque scatti per uno che nella giornata conclusiva sono stati sottoposti alla visione di tutti nonché commentati nell’incontro finale che ha contemplato anche la consegna del diploma di partecipazione al corso.

Oliviero Godi

E, naturalmente, prima di darsi appuntamento al giorno dopo, immancabile il momento conviviale a base di pizza e birra.

Oliviero Godi
Ph. Oliviero Godi

Il giorno dopo al mattino l’appuntamento è tra i chiaroscuri del frantoio ipogeo. Sicuramente un test più difficile di quello svoltosi in cava a causa dei forti contrasti di luce dello spazio sotterraneo. Qui il tu per tu dei fotografi con le modelle è più “intimo” e ciò si ripercuote sulle foto di tutti i partecipanti che laggiù dimenticano il tema del workshop tralasciando l’elemento architettonico e concentrandosi quasi completamente sul ritratto.

Questo ciò che emerge dall’analisi post corso tenutasi nel pomeriggio con la proiezione delle foto scelte, ognuna commentata da Oliviero che non ha certo lesinato i suoi complimenti agli aspiranti fotografi. Nel complesso, dunque, sono stati pochi i “fuori tema”, tutti si sono sforzati di creare la foto giusta e inerente al corso, Eleonora e Veronica sono state molto pazienti e hanno assolto benissimo il loro compito di parte integrante del ritratto coadiuvate dal trucco e dalle pettinature che ha realizzato per loro Mary e che hanno esaltato gli splendidi vestiti del couturier Gaudiomonte.

Oliviero Godi

Insomma tutto è bene ciò che finisce bene, tanto che l’esperimento, con un altro tema, sarà ripetuto il 19 e 20 ottobre prossimi: noi ci siamo già prenotati!

Oliviero Godi

Oliviero Godi
Ph. Oliviero Godi

Unico rammarico quello di esser andati via, dopo tre splendidi giorni trascorsi a La Filanda di Casamassella dove ormai ci sentiamo a casa, senza assistere all’epilogo del corso che ha visto aggirarsi in notturna per le strade di Casamasella un gruppo di preti e suore, non meglio identificati ma con un particolare inquietante: tutti indossavano gli stessi occhiali da sole con la montatura arancione! La prossima volta promettiamo di essere anche noi parte della goliardica serata che si arricchirà di un’ulteriore presenza: un Bovaro del Bernese!

Oliviero Godi

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