Anche chi non ha mai visto il film conosce questa battuta, una delle più note di tutti i tempi: «È la stampa, bellezza!». La dice uno straordinario Humphrey Bogart che interpreta il giornalista duro e puro Ed Hutcheson nel film girato nel 1952 da Richard Brooks Deadline, in italiano L’ultima minaccia.

L’informazione oggi

La frase completa recita così: «È la stampa, bellezza! E tu non puoi farci niente! Niente!» e viene pronunciata al telefono alla fine del film, sul rumore delle rotative, da un Bogart fiero di aver salvato il giornale che dirige da, appunto, L’ultima minaccia.

Oggi invece non è più la stampa. E quell’ultima minaccia è come se si fosse avverata. L’editoria è profondamente cambiata in più di 60 anni e il web ha preso il sopravvento sulla carta stampata, la luce blu degli schermi di computer e smartphone sovrasta ormai ogni cosa e il rumore delle rotative, delle presse, dell’inchiostro che stampiglia le lettere nere sul bianco della pagina è cosa per pochi.

Per tanti di noi, giornalisti che si sono formati prima sulla macchina da scrivere e poi sulle tastiere dei computer, che hanno usato i fax, che hanno corretto le bozze prima di farle andare in stampa per evitare errori che una volta su carta erano indelebili e che hanno fatto le loro ricerche tra montagne di libri e giornali, il passaggio non è stato indolore.

In quanto al sollievo iniziale dello smaltimento di una certa mole di lavoro grazie alla rapidità del nuovo mezzo si è aggiunta poi l’amara constatazione che per il lavoro stesso c’era bisogno di meno persone e alcune figure sparivano del tutto: i correttori di bozze, per esempio.

Ma non solo. Perché subito dopo ci si è accorti che tutti adesso possono fare informazione. Un’informazione non più limitata a una professione che ancora lega a un Albo, ma fondata su notizie che alla velocità della luce girano vorticosamente sul web. E che, spesso e volentieri, solo dopo finiscono sui giornali e alla televisione. News e scoop senza controllo, senza verifica delle fonti e che a volte, troppe volte, si rivelano bufale o come è di moda chiamarle adesso fake news. Ma questa è un’altra storia…

Diversa da quella che vi voglio raccontare oggi, che parla di una disillusione un po’ amara verso questo mestiere che fin da piccola dicevo di voler fare. E che ho svolto per diversi anni in una redazione e con un editore. Poi, quando il giornale ha chiuso bottega ho caparbiamente continuato a voler esercitare la mia professione rivestendo il doppio ruolo di direttore responsabile di una testata ed editore della stessa. Una situazione davvero difficile da reggere a lungo!

Da qui la scelta di aprire un blog mettendo insieme le mie due passioni: viaggi e animali. Questa in sintesi la mia storia che per amore della scrittura è rimasta ancorata a penna e taccuino. Ma citando Tiziano Terzani: quella del giornalista è ancora una missione?

Vi confido che sono molto confusa su questo perché se è vero che ci sono i “guardiani della libertà” come li ha definiti lo scorso anno il Time, per altre situazioni la risposta non è così scontata. E mi rifaccio a un richiamo che lo scorso anno il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia ha effettuato nei confronti di un noto editore riguardo la necessità di una netta distinzione tra marketing, pubblicità e attività giornalistica. Perché c’è il preciso obbligo di assegnare ruoli giornalistici a giornalisti iscritti all’Albo. Non, come avviene sempre più spesso, a blogger, influencer o ad altre figure non giornalistiche del tutto prive di formazione professionale sui temi fondamentali della separazione tra pubblicità e informazione e della deontologia. Non da ultimo il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia ha ricordato che affidare compiti redazionali con attività giornalistica a blogger e influencer non iscritti all’Albo profila un’ipotesi di esercizio abusivo della professione (art 45 Legge 69/63 istitutiva dell’Ordine e art. 348 del codice penale).

La soluzione? Molti miei colleghi come me l’hanno trovata proprio unendo le due attività, ma è necessaria una specializzazione in entrambi i settori, che rimangono comunque diversi sia pure non poi così distanti.

Insomma, non è più la stampa di una volta, bellezza!

(Foto dal web)

4 COMMENTS

  1. No, non lo è più. Ma resta il desiderio di continuare a leggere buon giornalismo in tutti i settori. La qualità vince sempre Rosalia…nel tempo, forse non per tutti ma vince. Chi legge sa scegliere.

  2. La penso come te Benedetta. Però è sempre più difficile emergere in questo mare magnum. Ma noi continuiamo a crederci!

  3. Ah Rosalia, ci sarebbe davvero tanto da dire! Negli ultimi anni i numeri contano molto di più della qualità! ma il lettore ha bisogno più di influencer o di vera informazione? Per me la risposta è scontata ma evidentemente non è così per tutti. Eppure la professionalità fa bene a tutti!

  4. Mi auguro che in un prossimo futuro le cose cambino in meglio. E spero anche venga riconosciuto un valore a una professione che ha ancora tanto da dire. Avanti tutta!

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