In tempi come questi in cui viaggiare è semplice e spesso low cost, assume ancora più importanza il concetto di viaggio interiore. Un viaggio che non comporta spostamenti e preparazione di bagagli, ma che spesso richiede coraggio. Perché se viaggiare è un modo eccellente di aprirsi al mondo e di conoscere altre culture, qualche volta andrebbe bene praticare anche un altro tipo di viaggio: quello alla ricerca di se stessi, di chi siamo e di come lo siamo diventati.

Per il mio viaggio interiore alla conoscenza di me stessa ho utilizzato come mappa il cinema: i film che hanno segnato la mia vita sin da piccola e che hanno contribuito alla mia “educazione sentimentale”.

La ricerca del sé attraverso i ricordi e il cinema

I primi sono quelli a cui ho assistito la domenica pomeriggio con il mio papà: per tutta la settimana lo vedevamo poche ore al giorno ma la domenica la dedicava a noi e ci accompagnava volentieri al cinema per assistere alla proiezione dei cult dell’epoca. Ricordo ancora i pianti di angoscia prima e di felicità dopo seguendo le avventure di Zanna Bianca.

zanna bianca

E poi le saghe che tanto gli piacevano, quelle dove i protagonisti erano Bud Spencer e Terence Hill. E ancora gli spaghetti western con il bel tenebroso Giuliano Gemma. Avevo poco più di sei anni e il pomeriggio al cinema rappresentava una vera avventura!

sandokan

Poi, a nove anni, il primo film da sola con le amichette per ammirare l’idolo dell’epoca, Sandokan con la sua Perla di Labuan.

Grease

Pochi anni dopo esplode il fenomeno Grease e c’è il passaggio dalla scuola media al ginnasio con i primi innamoramenti reali e platonici. Al fidanzatino di turno si sovrappone l’immagine del volto di Matt Dillon e delle sue interpretazioni in Rusty il selvaggio e in Ragazzi della 56a strada.

9 settimane e mezzo

Al liceo comincia per me un’altra era: quella del cinema fuori paese, in città a Bari, in compagnia degli amici più grandi con la patente e l’auto: il film simbolo diventa 9 settimane e ½, con i conturbanti Mickey Rourke e Kim Basinger.
Sono anche i tempi di Rocky Balboa e John Rambo, i personaggi interpretati da Sylvester Stallone, dei quali non sono mai stata una fan ma di cui andavo a vedere i film in quanto in genere piacevano ai ragazzi del gruppo.

pulp fiction

Non mi piaceva e non mi piace Quentin Tarantino e ho detestato Pulp Fiction: ricordo ancora che non vedevo l’ora finisse per poter uscire dal cinema!
Ho, al contrario, sempre adorato Bertolucci: indimenticabili Il te nel deserto, Io ballo da sola, The Dreamers. Da “grande” ho visto anche Ultimo tango a Parigi nella versione integrale riproposta dopo quasi vent’anni e sempre esplosiva!

il paziente inglese

Poi è cominciata la lunga serie di film visti insieme con Michele, prima fidanzato e poi marito. Tra quelli che ricordo Trainspotting, Un pesce di nome Wanda, Il paziente inglese, L’uomo che sussurrava ai cavalli, American Beauty, Il favoloso mondo di Amélie.

il pianista

E, insieme, non ci siamo persi un solo lungometraggio di Roman Polanski, un regista che amiamo entrambi, da Luna di fiele a Il pianista, da L’uomo nell’ombra a Carnage.

Ancora, il cinema con le amiche in compagnia di Woody Allen, Pedro Almodovar, Ferzan Ozpetek. Nel tempo sono cambiati anche i gusti in fatto di sale cinematografiche: da quelle maxi delle grandi città alle arene all’aperto in luoghi magnifici come i chiostri delle chiese di San Benedetto a Conversano e Santa Maria Amalfitana a Monopoli, a quelle più intime e raccolte dei piccoli centri dove vedere il film in pochi “eletti”.

la-migliore-offerta

Con un certo dispiacere scrivo che oggi al cinema non ci andiamo quasi più, preferendo guardare i film comodamente seduti sul divano di casa. Poche le eccezioni fatte per assistere agli ultimi lavori di Tornatore e Bertolucci: rispettivamente La migliore offerta e Io e te.

Mi mancano però il buio della sala, la concentrazione, lo schermo gigante, il suono amplificato e le emozioni che solo la proiezione di un film al cinema sa dare… Quelle emozioni che mi hanno fatto crescere, riflettere e guardarmi dentro. Ogni volta un viaggio diverso senza spostarsi dal posto in platea.

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