“Il tempio della salute. Dal culto di Minerva all’oro verde di San Leucio“: titolo davvero indovinato per il talk che il Comune e la Pro Loco di Canosa di Puglia, con il supporto dell’Associazione Città dell’Olio, hanno organizzato per la partecipazione della cittadina alla seconda edizione di Evolio Expo presso la Fiera del Levante di Bari, evento che pone al centro l’eccellenza agroalimentare italiana.
Un viaggio sul filo d’olio attraverso i secoli
Ho avuto l’onore di moderare l’incontro che ha visto la partecipazione del vice presidente dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio Giovanni Antonio Sechi, del dottor Alfonso Germinario, agronomo e socio della Fondazione Archeologica Canosina, del presidente della Pro Loco di Canosa Elia Marro e, in rappresentanza del Comune, dell’assessora alla Cultura, Archeologia e Turismo Lucia Mariacristina Saccinto e della consigliera con delega all’Agricoltura Lucia Masciulli.

Al centro dell’attenzione, l’olio, una ricchezza per tutto il bacino del Mediterraneo, come ha avuto modo di sottolineare Sechi che ha portato la testimonianza della produzione della sua terra, la Sardegna, nonché quelle delle Città dell’Olio riunite nell’Associazione nata nel 1994 per promuovere questo prodotto fondamentale nella tradizione agricola, alimentare e culturale italiana, per valorizzare i suoi territori e per divulgare la cultura dell’olivo e dell’olivicoltura. Ma non è un caso che sia stata scelta Bari come sede di Evolio Expo, dato che alla Puglia spetta il primato nazionale nella produzione sia a livello di quantità che di qualità.

Ritornando al titolo del talk, “Il tempio della salute. Dal culto di Minerva all’oro verde di San Leucio”, ha rappresentato la summa degli argomenti che sono emersi durante la piacevole chiacchierata in cui un filo d’olio ha legato storia, archeologia e tradizione della comunità canosina. I presenti sono stati condotti sui luoghi attraverso le slides che il dottor Germinario ha con impeccabile competenza illustrato e descritto.

A Canosa il culto della dea, Minerva per i Greci e Atena per i romani, che secondo la leggenda donò l’ulivo agli uomini per offrir loro cibo, combustibile per le lucerne, farmaci e legno, si intreccia da sempre con la cultura dell’olio passata, presente e futura, in una visione a 360 gradi come hanno sottolineato sia l’assessore Saccinto che il presidente della Pro Loco Marro.
Questo viaggio tra simboli e luoghi, intrapreso durante l’incontro, è partito dal tempio dedicato a Minerva Ilia, uno dei più grandiosi edifici di tipo italico dell’Italia meridionale ellenistica che testimonia l’importanza della città di Canosa nel passato. Quanto al tempio, si racconta che venne fondato da Enea e ciò sarebbe attestato da una dedica su un cippo ora collocato a Canne della Battaglia. Successivamente, distrutto il tempio, sul colle venne edificata la straordinaria basilica a pianta centrale dedicata inizialmente ai Santi Medici Cosma e Damiano e solo in età longobarda a San Leucio. Senza mai rinnegare il legame con l’ulivo, pianta che ancora oggi connota il sito, e l’olio utilizzato per l’alimentazione, per l’illuminazione, come unguento curativo e nei riti sacri. Senza dimenticare, in questi tristi tempi di grandi conflitti, il ruolo dell’ulivo come simbolo di pace.

Approfittando della professionalità del dottor Germinario e del suo ruolo di agronomo abbiamo anche avuto modo, non solo di sottolineare i valori salutistici e le capacità nutrizionali dell’olio d’oliva, che lo rendono nutrimento ideale per prevenire le malattie vascolari, con il potere di ridurre il colesterolo cattivo nel sangue e di rallentare l’invecchiamento, ma di saperne di più su una delle cultivar più diffuse nell’area di Canosa: la Coratina. Da queste olive si produce un olio dai profumi di carciofo e buona fragranza aromatica con gusto lievemente amarognolo e sapore deciso, mentre particolare è il lieve pizzicore nel retrogusto dovuto alla sua bassa acidità che lo fa molto apprezzare dagli intenditori. Attraverso le parole dell’esperto abbiamo scoperto che le prime notizie certe su questa qualità di olive risalgono al 1883, quando il professor Girolamo Caruso la menziona in una sorta di censimento nazionale che all’epoca raccolse tutte le tipologie di ulivo e olio presenti in Italia. E prese il nome di Coratina in quanto si individuò la pianta madre in agro di Corato dove ancora oggi produce le sue olive ed è nota come “il Gigante di Corato”.
Mentre è dallo scorso anno che l’olio extravergine di oliva cultivar coratina di Canosa di Puglia è stato inserito nell’elenco degli undici PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale) che vanta la cittadina.
Prima dei saluti finali, l’invito a visitare le bellezze archeologiche e artistiche di Canosa e ad assaggiare le sue tipicità gastronomiche per godere in toto di un territorio ricco di storia e di sapori che potrebbero presto arricchirsi sfruttando oltre alle olive anche le foglie di ulivo per creare magari un “amaro di Canosa”. Amministratori e presidente della Pro Loco hanno promesso di pensarci.
Il nostro viaggio è finito qui, pronto a ripartire con il supporto di un lavoro di squadra e sinergico – come ha sottolineato spesso durante l’incontro Elia Marro – per raccontare non solo l’olio, ma il territorio in cui viene prodotto e che custodisce le sue straordinarie testimonianze rendendolo unico.













